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Insulti dal vicino di casa

12 Maggio 2019
Insulti dal vicino di casa

Ingiuria e diffamazione: come difendersi dalle offese di uno dei condomini e quali azioni (civili o penali) si hanno a disposizione. La necessità di un testimone. 

Dicevamo nell’articolo Disturbo al sonno notturno in condominio che, negli edifici con più appartamenti, i vari proprietari dovrebbero essere animati da uno spirito collaborativo e rispettoso. E ciò per via della condivisione della proprietà sugli stessi spazi. Invece proprio questo elemento di vicinanza finisce per allontanare le persone portandole, il più delle volte, a farsi causa reciprocamente. È più difficile andare d’accordo con chi ti sta accanto o che vive sopra o sotto di te che con chi è lontano dai tuoi spazi. Sono le contraddizioni del genere umano. E di questa scarsa lungimiranza paghiamo le conseguenze: i condomini diventano infatti terreno di scontro e di battaglia quotidiana. La giustizia entra così nei rapporti tra vicini di casa. Ma anche la giustizia, come l’uomo, ha le sue contraddizioni. Una di queste riguarda gli insulti dal vicino di casa. Forse ancora non lo sai ma, contro queste forme di aggressioni verbali, non esiste tutela. Ciò non significa che sia legale mandare a quel paese chiunque abiti nel tuo stesso condominio, ma non c’è legge che possa punire il responsabile. Vuoi sapere il perché e come tutelarti nel caso in cui il tuo dirimpettaio ti abbia rivolto parolacce e falsità di ogni genere? Questo approfondimento fa proprio al caso tuo.

Insulti del vicino di casa: sono illegali?

Prima di spiegare come difendersi dagli insulti dal vicino di casa, voglio fare una piccola digressione che, tuttavia, ti sarà necessaria per capire tutto il resto del discorso. Il linguaggio si evolve con il popolo: questo significa che alcune espressioni, entrate nel vocabolario quotidiano, sebbene forti e sprezzanti, non sono più considerate come insulti. 

In passato, ci sono state numerose sentenze della Cassazione che si sono espresse sulla valenza da attribuire all’espressione “vaffan…” e non poche volte i giudici hanno ritenuto che, sebbene inurbana e maleducata, questa parola non ha più un carattere offensivo e ingiurioso. 

Dire “sei un cogli…” è sicuramente da scostumati ma, sempre secondo la Suprema Corte, può significare “sei un ingenuo” e, quindi, non avere un’accezione negativa. 

Insomma, tutto dipende dal contesto e dai rapporti tra le parti: è indubbio che, nei confronti di un professore o comunque di uno sconosciuto, il rispetto debba essere maggiore per via della lontananza che sussiste tra i due soggetti. Completamente diverso è il lessico tra persone che si conoscono e si incontrano con frequenza, dove è normale potersi sfogare in libertà (pensa a due colleghi che lavorano nella stessa stanza). 

Il condominio si pone proprio a metà tra le due strade: da un lato c’è l’informalità che contraddistingue i rapporti tra persone abituate a vedersi quasi tutti i giorni; dall’altro però c’è anche un’esigenza di rispetto – cui si faceva cenno all’inizio dell’articolo – tipica di chi amministra la stessa “cosa”. Tale esigenza impone un atteggiamento amicale e non aggressivo, tanto più se si vuol evitare che le riunioni dell’assemblea possano diventare un luogo di battaglia ingestibile.

La Cassazione ha sposato un atteggiamento rigoroso: in caso di insulti dal vicino di casa o nei confronti dell’amministratore di condominio i giudici hanno usato la penna rossa per condannare tutte le espressioni ingiuriose. 

Qualcosa però è cambiato nel 2016. L’ingiuria è stata depenalizzata [1] ed ora difendersi dalle offese [2] è diventato molto più difficile. Vediamo perché.

Ingiuria: come difendersi

Immagina questa scena: il tuo vicino di casa fa spesso rumore durante la notte, così decidi di bussare alla sua porta per chiedergli di fare maggiore attenzione. In cambio ricevi solo insulti e imprecazioni. A gran voce ti dice che sei uno scostumato, che non devi permetterti di dirgli cosa deve fare a casa sua e che, anche di sera, è libero di alzare il volume della televisione quanto vuole visto che non c’è alcun divieto nel regolamento di condominio. Il tutto termina con alcune parolacce. Alzi i tacchi e, convinto di essere dalla parte della ragione, chiami il tuo avvocato per denunciarlo. Ma questi ti informa che le ingiurie – ossia le offese pronunciate in faccia alla vittima – non sono più reato da qualche anno. Ora, per difenderti, puoi solo intraprendere una causa civile e chiedere il risarcimento del danno. Acconsenti all’avvio del processo e gli dai il mandato. 

A quel punto, l’avvocato ti chiede quali prove hai per dimostrare il fatto. Gli dici che eravate solo tu e lui e che, se anche qualche condomino ha sentito le urla, non è disposto a testimoniare. Insomma, non hai chi possa confermare la tua versione. Il legale ti chiede se hai almeno una registrazione del fatto, magari fatta con il tuo smartphone. Chiaramente, non disponi neanche di ciò visto che non potevi sospettare il degenerare della discussione. Insomma, sei completamente sprovvisto di prove. Gli chiedi se le tue dichiarazioni possono contare qualcosa, ma il professionista spegne ogni tua speranza: ciò poteva valere solo se l’ingiuria fosse stata ancora un reato, ma non oggi che è un illecito civile. Nel processo penale, infatti, le dichiarazioni della vittima assumono valore testimoniale, ma nel processo civile non è così e il testimone è solo un soggetto terzo e imparziale. Paradossalmente, se il tuo vicino ti avesse minacciato di morte l’avresti spuntata più facilmente: il reato di minaccia appartiene ancora al diritto penale e quindi, in quanto vittima, la tua parola vale più di quella del colpevole. 

Insomma, dopo questa interessante discussione, l’avvocato rifiuta il mandato: «si tratta di una causa persa» ti dice. Ed ha ragione! Ora che l’ingiuria non è più reato, se non hai le prove del fatto non puoi difenderti. 

Per cui tutte le volte in cui il vicino di casa ti offende e non ci sono testimoni nelle vicinanze le opzioni sono due: o registri la conversazione oppure non puoi più fargliela pagare in tribunale. 

Addirittura, l’ingiuria potrà essere utilizzata al semplice scopo di “provocare” l’altrui risposta e costringere l’offeso a reagire fisicamente, per esempio con un pugno sul volto, comportamento quest’ultimo che invece resta punibile. Sarà facile, allora, passare dalla parte della ragione a quella del torto. Con buona pace di chi scrive le leggi, ma non frequenta le aule di tribunali.

Se il vicino di casa ti insulta quando tu non sei presente 

Potrebbe succedere che il vicino di casa ti offenda “alle spalle”, ossia quando tu non ci sei. Immagina, ad esempio, una riunione di condominio alla quale hai deciso di non partecipare perché non sei in regola con le quote e non vuoi sentirti dire che devi pagare. In tua assenza, uno dei condomini dice che sei un “delinquente”. In questo caso, l’insulto è reato; difatti, scatta la diffamazione quando la vittima non è presente e questa, a differenza dell’ingiuria, è ancora reato. È chiaro, però, che anche in questo caso è necessaria una prova e, poiché tu non c’eri al momento del fatto, non potrai neanche dichiararlo. Dovrai trovare ancora una volta un testimone e nel clima di omertà in cui spesso sono avvolti i condomini è cosa tutt’altro che semplice. 


note

[1] D. lgs. n. 7 del 15.01.2016.

[2] Art. 594 cod. pen. (abrogato).


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