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Stralcio mini cartelle e cause in corso: spese legali

16 Maggio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Maggio 2019



Cessata materia del contendere per condono delle cartelle: chi paga le spese legali?

Tra le misure di pace fiscale, la legge ha previsto il cosiddetto stralcio delle mini cartelle: si tratta di un condono con annullamento automatico di tutte le cartelle dal 2000 al 2010 inferiori a mille euro [1]. Tali cartelle sono già state annullate, senza necessità di domanda, entro il 31 dicembre 2018; difatti esse non sono più comprese nei ruoli a carico dei contribuenti. L’annullamento di queste cartelle ha creato una questione non poco rilevante e non regolata dalla legge: cosa succede nell’ipotesi in cui le cartelle annullate automaticamente erano oggetto di causa perché impugnate dal contribuente? Qual è la sorte delle spese legali nelle cause in corso se è intervenuto lo stralcio delle mini cartelle?

Ovviamente, i giudizi in corso devono essere dichiarati estinti per cessata materia del contendere: se viene meno l’atto impugnato perché annullato grazie ad un condono, non c’è ragione di proseguire nella trattazione della controversia. Fin qui, nessun problema interpretativo. Tuttavia, c’è da chiedersi: come si disciplina l’aspetto delle spese processuali in ipotesi di cessata materia del contendere? Si consideri, infatti, che il contribuente che ha impugnato le cartelle e affrontato un giudizio, ha sostenuto costi non indifferenti (spese legali e compenso del difensore), ragion per cui non è giusto che, se quelle cartelle erano effettivamente illegittime, egli debba subìre il peso di tali costi a favore dell’Agente della riscossione o dei creditori che uscirebbero dal giudizio “indenni”. Ebbene, tale aspetto è stato risolto da alcuni giudici di merito, applicando il principio di soccombenza virtuale. Vediamo che significa.

Principio di soccombenza virtuale

La giurisprudenza ha spesso affermato il principio della soccombenza virtuale, un principio generale da applicare in sede di decisione sulle spese di lite in ipotesi di cessata materia del contendere.

Il giudice che dichiara cessata la materia dei contendere deve, comunque, pronunciarsi sulle spese secondo il cosiddetto principio della soccombenza virtuale, laddove tale soccombenza dovrà essere individuata “in base ad una ricognizione della “normale” probabilità di accoglimento della pretesa della parte su criteri di verosimiglianza o su indagine sommaria di delibazione dei merito” [2].

Ciò significa che il giudice deve accertare, con una valutazione di probabilità in base agli atti del giudizio fino a quel momento svolto, quale sarebbe stata la parte soccombente in ipotesi di prosecuzione della causa e condannarla alle spese.

Stralcio mini cartelle: condanna Agenzia delle Entrate Riscossione

Proprio con specifico riguardo all’ipotesi di stralcio delle mini cartelle inferiori a mille euro, la prima sentenza pronunciatasi sul punto è quella del giudice di pace di Afragola [3] che, facendo corretta applicazione dei principi espressi dalla Cassazione, ha dichiarato cessata la materia del contendere, condannando l’agente della riscossione e l’ente creditore al pagamento delle spese di lite, verificando nel merito la prescrizione delle cartelle esattoriali.

Si segnala, inoltre, una pronuncia del giudice di pace di Milano [4] che, in accoglimento della domanda dell’attore, ha condannato l’Agenzia delle Entrate Riscossione al pagamento delle spese di lite nonostante gran parte delle cartelle impugnate fossero state annullate in corso di causa per effetto dello stralcio.

Nella pronuncia si legge: “le spese di lite seguono il cosiddetto criterio di soccombenza virtuale delle parti convenute, in considerazione del fatto che l’attività diretta alla dichiarazione di cessazione della materia del contendere è stata posta in essere solo in via successiva alla notifica dell’atto di citazione”.

Dunque, a fronte della cessata materia del contendere dovuta al condono delle cartelle oggetto di causa, il giudice, dovendo obbligatoriamente pronunciarsi sulle spese di lite, può:

  • condannare l’agente della riscossione al pagamento delle spese di lite se accerta che le cartelle erano illegittime, per esempio perché non notificate o prescritte;
  • condannare il contribuente, se la sua azione era comunque inammissibile o improcedibile (per esempio perché tardiva) oppure palesemente infondata;
  • compensare le spese di lite in caso di soccombenza reciproca tra le parti o di impossibilità di accertamento, neppure sommario, nel merito della controversia (si pensi, per esempio, al caso in cui il condono sia avvenuto in un momento iniziale del processo, non ancora maturo per consentire un’analisi nel merito delle produzioni documentali delle parti).

note

[1] D.L. 23 ottobre 2018 n. 119.

[2] Cass. sent. n. 23620/2017.

[3] Giudice di pace di Afragola, dott.ssa Margherita Morelli, sent. del 11.11.2018.

[4] Giudice di pace di Milano, sent. del 29.01.2019.


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