Diritto e Fisco | Articoli

Fumo e odori molesti dal vicino di casa: cosa fare?

14 Maggio 2019
Fumo e odori molesti dal vicino di casa: cosa fare?

Cattivi odori, gas e vapori: come dimostrare le molestie del vicino o della fabbrica vicino casa?

Fumi, odori, calori, esalazioni, scuotimenti stanno al condominio al pari dei rumori: un solo articolo del Codice civile [1] spiega cosa fare se il vicino di casa ti molesta con uno di tali eventi; puoi impedirglielo solo se oltrepassa la soglia della tollerabilità. Ma come fare a stabilire quando si supera il limite della sopportazione e soprattutto come fare a dimostrarlo? Una recente sentenza della Cassazione [2] spiega cosa fare in caso di fumo e odori molesti dal vicino di casa e indica anche quando è possibile sporgere una denuncia per «getto pericoloso di cose» [3]. 

La vicenda si riferisce a un’impresa metallurgica le cui emissioni di gas e fumi maleodoranti costituivano una molestia continua per le abitazioni limitrofe, ma il caso può ben essere esteso anche alla puzza di fritto e di cucina, ai detersivi utilizzati dal dirimpettaio, alle fonti di calore come le valvole di scarico di un condotto di areazione o di un impianto di riscaldamento e così via. Insomma, per qualsiasi tipo di immissione – sia essa acustica (i rumori del condomino del piano di sopra), olfattiva (la puzza proveniente dal ristorante sotto casa) o di qualsiasi altro genere – c’è sempre una tutela legale. Ma vediamo come funziona la legge in casi come questi, dove i primi ad essere danneggiati sono i vicini di casa.

La normale tollerabilità di cattivi odori e fumi

Abbiamo pubblicato, su questo stesso giornale, numerosi articoli che si occupano dei rumori in condominio. Abbiamo chiarito anche quando il rumore è reato e quando, invece, è solo un illecito civile. Premesso che la distinzione tra le due ipotesi non si fonda sulla potenza del suono, ma sul numero di soggetti lesi.

Solo quando il numero di soggetti lesi è indeterminato si sconfina nel penale, mentre quando è limitato alle abitazioni strettamente vicine si rimane nell’ambito del civile; in entrambi i casi, affinché un rumore possa essere considerato “illegale”, è necessario che superi la “normale tollerabilità”. Leggi anche Rumore consentito: quali limiti e Diritto al sonno notturno in condominio. 

A valutare se un rumore rientra nei limiti o meno è il giudice e lo fa analizzando il singolo caso e tenendo in considerazione una serie di parametri come:

  • l’entità del rumore: il primo elemento da tenere in considerazione è la potenza del rumore prodotto. Il volume di una televisione può raggiungere un certo livello ma, se amplificato da un impianto con quattro casse e un subwoofer, di certo è molto più forte;
  • l’orario in cui il rumore viene prodotto: un’aspirapolvere è di certo molesta alle due di notte e non anche alle due del pomeriggio;
  • l’insistenza del rumore: sbattere i tappeti nel cuore della giornata è normale, ma non si può consentire che le “percussioni” si protraggano per troppo tempo e magari tutti i giorni;
  • il luogo ove si verifica il rumore: tanto più l’appartamento si trova in una zona caratterizzata da rumori di fondo (traffico, vociare dei pedoni, ecc.) tanto più forte deve essere il rumore del vicino per arrivare all’orecchio degli altri e dare fastidio. In una zona di campagna, anche un semplice fischio si ripercuote su tutto il vicinato.

Le stesse regole valgono per fumi, cattivi odori, immissioni di calore, ecc. Anche qui è il giudice a dover valutare se gli stessi superano o meno la normale tollerabilità.

Esiste dunque una soglia legale della puzza, la stessa prevista per i rumori: la normale tollerabilità da valutare caso per caso. È intollerabile, ad esempio, essere costretti a chiudere le finestre perché un motorino viene lasciato spesso nel cortile sottostante con il motore acceso, esalando verso l’alto l’odore di combustibile. È intollerabile la puzza di candeggina dal balcone del vicino che impedisce di respirare.

Sono state pubblicate numerose sentenze che si sono già occupate di questo tema. Ad esempio, in passato la Cassazione [4] ha detto che la puzza di frittura rientra a tutti gli effetti in tali emissioni olfattive vietate dalla legge, ma solo a condizione che riesca a «molestare le persone». Leggi Odore di fritto, sugo e arrosto: è reato. Lo stesso dicasi quando i rumori nauseabondi, anziché provenire dalla finestra del vicino di pianerottolo, provengono da un locale sotto casa: se ti chiedi cosa fare in caso di puzza del ristorante, sappi che puoi ricorrere al giudice per farlo smettere o imporgli un nuovo impianto di areazione che salvaguardi i tuoi diritti [5].  

Fumo e odori: quando sono reato?

Oltre all’azione civile, volta a ottenere l’interdizione dal comportamento molesto, la vittima di fumo e odori molesti può anche sporgere denuncia. Difatti, da questi comportamenti può scattare il reato di «getto pericoloso di cose» [3]. In particolare, il Codice penale stabilisce che chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato, ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a euro 206. Scopo del reato è la salvaguardia dell’incolumità pubblica.

Ma qual è la soglia oltre la quale, puzza e fumi diventano reato? Anche in questo caso dobbiamo riferirci alla normale tollerabilità stabilita dal Codice civile e, in definitiva, alla valutazione casistica fatta dal giudice. Tanto per capirci, quando si è costretti a tenere chiuse le finestre per non far entrare gli odori molesti in casa. Il reato consiste nella semplice molestia, che prescinde dal superamento di eventuali valori soglia previsti dalla legge, essendo sufficiente quello del limite della stretta tollerabilità.

L’incriminazione scatta inoltre solo se il comportamento vietato è ripetuto nel tempo. Per dimostrare ciò, il proprietario molestato dovrà quantomeno diffidare il vicino, il gestore del locale o il titolare dell’azienda prima di avviare un’azione legale. In questo modo gli dà il tempo per “ravvedersi” e venire a più miti consigli.  

Per la giurisprudenza, il reato scatta anche se un danno effettivo non è stato ancora arrecato, ma per il semplice fatto che la condotta costituisce un pericolo potenziale per l’incolumità pubblica (il danno invece rileva ai fini dell’ottenimento di un risarcimento). Non c’è alcun pericolo in caso di «sbattimento di qualche tappeto e lo scuotimento di qualche tovaglia», condotte queste che – secondo la Cassazione [6] – non integrano il reato in commento per impossibilità di causare imbrattamenti e molestie alle persone. 

Nonostante la condotta tipica del reato in questione consista nel lancio di cose (vi rientrerebbero anche le uova sode o la verdura a un comiziante), l’illecito penale scatta anche in caso di «molestie olfattive», con l’immissione nell’atmosfera di cattivi odori. Secondo la Cassazione, si ha «getto pericoloso di cose» anche in presenza di puzza o altri odori molesti provenienti dal ristorante. Non rileva il fatto che l’impianto di areazione del locale sia munito di autorizzazione per le emissioni in atmosfera e sia rispettoso dei relativi limiti visto che non esiste una normativa statale che preveda disposizioni specifiche – e, quindi, valori soglia – in materia di odori.

Come dimostrare l’odore molesto?

Con la sentenza citata in apertura di questo articolo [2], la Cassazione ha ricordato che per le emissioni olfattive non esistono specifici valori; per il limite, occorre fare riferimento al criterio della normale tollerabilità richiamato dal Codice civile. 

Per accertare l’intensità delle immissioni si può ricorrere ad appositi strumenti tecnici, ma se questi mancano o l’impiego è impossibile (ad esempio, per fatti ormai consumati e irripetibili), il giudice si può basare sulle dichiarazioni dei testimoni. Tali dichiarazioni devono essere fornite con una certa oggettività e certezza, non potendo mai risolversi in valutazioni soggettive o in giudizi tecnici non qualificati. 

Per far scattare il reato è, quindi, necessario che le dichiarazioni testimoniali provengano direttamente dalle vittime della molestia e che riferiscano quanto dagli stessi percepito.

GUARDA IL VIDEO

note

[1] Art. 844 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 18592/2019.

[3] Art. 674 cod. pen.

[4] Cass. sent. n. 14467/17 del 24.03.2017. 

[5] Cass. ord. n.  44257/17 del 26.09.2017.

[6] Cass. sent. n. 27625/2012.

[7] Cass. sent. n. 15956/2014.

Autore immagine: 123rf com


6 Commenti

  1. Quando si hanno come vicini di casa che fanno barbecue in un piccolissimo giardino dove ai piani superiori ci sono le camere da letto e quando cucinano piatti pesanti ( lo fanno quelli del sud Italia e quelli dell’est europeo o asiatico) si devono tenere tutte le finestre chiuse e specialmente d’estate non è piacevole. In compenso fanno affari i venditori di condizionatori. Io sono costretta ad alzarmi molto presto per far prendere aria alla casa èerchè oltretutto dormono fino a tardi ma poi finestre chiuse fino alla mattina successiva.

    1. Gent. Sig.ra,
      lo strumento per difendersi è quello di fare causa per violazione dell’art. 844 del codice civile. Prima di giungere a ciò, provveda a diffidare formalmente i responsabili mediante lettera redatta da un avvocato.

      1. Se cominciamo a finire nelle mani dell’avvocato per queste “quisquilie” – naturalmente è ironico, in casi del genere potrebbe finire a coltellate, come è già successooooo…, GUAI SUBIREEEEE… – NON CI SALVIAMO PIù… Poveri tribunali e… le nostre tasche!!!

  2. Siamo nel paese dell’inciviltà.
    Invasi da africani e cinesi che fanno lo schifo piu totale e dovere pagare un avvocato se si vuole provare a richiamare queste inciviltà senza avere nemmeno lontanamente la certezza che giustizia verrà fatta.

    1. Totalmente d’accordo con Laura (24/07/2019) e Mariano Acquaviva (15/05/2019): ho una coppia di inquilini vicini con cittadinanza bulgara che mi hanno dato perfino del “frocio” perchè mi lamentavo dei rumori molesti e la puzza di cucina, dato che vivo da solo; tre clan di tunisini (peraltro risultarono narcotrafficanti dopo aver subito rumori molesti e odori pazzeschi anche di marihuana e altre porcherie per oltre 12 anni senza che gli inefficienti magistrati di parte -fomentando il malcostume- facessero valere i miei diritti civili di cittadino UE). Tutto questo mi ha portato a una sindrome di ansia e depressione, insonnia. Ho perso un lavoro perchè non dormivo per i rumori. Gente agitata e cattivissima super protetta, inquilina di avvocati a Trento che sono addirittura consulenti del comune!!!…Non guido dal novembre 2008, quando ebbi un colpo di sonno dopo che non riuscivo a dormire più di 45 minuti di seguito per tre giorni; distrussi la mia macchina e io mi pigliai il terrore che ancora mi si presenta davanti la caduta nel canalone in Val Venosta.
      Eppure, fino adesso non ho visto un soldo di risarcimento e questi sono liberi, sono scappati, non ritirano le notifiche abche se vivono ancora in zona.
      A Trento c’è altro che mafia! un regime di stile stalinista/fascista. Tanta schizofrenia anche ad alti livelli.
      Istituzioni politicizzate pagate dagli italiani onesti e anche dall’UE!
      Vergogna essere così vicini, regione di confine con le civilissime Austria, Baviera e due cantoni svizzeri.
      Non avevamo vinto il referendum per la responsabilità civile dei magistrati/pm/giudici???
      Qualche anno fa c’era scritto sulle prime pagine dei tre giornali locali: “Emergenza avvocati cocainomani a Trento”…già, forse anche loro sono complici dei narcos.
      Ah! ho visto varie volte crti giudici del Tribunale di rento che giocanoa tennis o cenano con gli avvocati.
      Fate qualcosa, vi prego!
      Dario J.

  3. DARIOOOOO… CONDIVIDO IN TOTO, ma…
    C’è un MA: per quel che riguarda la civilissima Austria, Baviera & co., ho delle riserve: i ricorrenti rigurgiti nazifascisti di una parte di costoro m’impongono, da questo lato, di prendere le dovute distanze, sic!

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA