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Atti sessuali abuso: ultime sentenze

16 Maggio 2019
Atti sessuali abuso: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 16 Maggio 2019



Atti sessuali; abuso di potere di sacerdoti e autorità; sfruttamento e abuso sessuale di minori; condotta persuasiva; stato d’inferiorità psichica o fisica della vittima.

Quando si configura il reato di violenza sessuale? La condotta di coloro che inducono la vittima che versa in condizioni di inferiorità psichica o fisica, a subire atti sessuali, abusando del loro stato, integra il reato di violenza sessuale di gruppo. La violenza sessuale con l’abuso delle condizioni di inferiorità sussiste anche quando la persona offesa ha volontariamente assunto alcol o droghe.

Protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale

In tema di pornografia minorile, in virtù della modifica introdotta dall’art. 4, comma 1, lett. l), della legge n. 172 del 2012 (Ratifica della Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale) – che ha sostituito il primo comma dell’art. 600-ter cod. pen. – costituisce materiale pedopornografico la rappresentazione, con qualsiasi mezzo atto alla conservazione, di atti sessuali espliciti coinvolgenti soggetti minori di età, oppure degli organi sessuali di minori con modalità tali da rendere manifesto il fine di causare concupiscenza od ogni altra pulsione di natura sessuale.

Cassazione penale sez. V, 08/06/2018, n.33862

Violenza sessuale ai danni di infraquattordicenne

Il delitto di violenza sessuale commessa ai danni di persona infraquattordicenne di cui agli artt. 609-bis, comma secondo, n. 1 e 609-ter, comma primo, n. 1, cod. pen., si distingue dalla fattispecie a forma libera di atti sessuali con minorenne per la presenza di una condotta di induzione, ossia per l’attività di persuasione del minore succube e passivamente tollerante, che manca nel reato disciplinato dall’art. 609-quater cod. pen., nel quale il consenso del minore è viziato dalla condizione di inferiorità dovuta all’età.

Cassazione penale sez. III, 17/05/2018, n.44530

Violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica

Integra il reato di violenza sessuale di gruppo, con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica, la condotta di coloro che inducano la persona offesa a subire atti sessuali in uno stato di infermità psichica determinato dall’assunzione di bevande alcoliche, essendo l’aggressione all’altrui sfera sessuale connotata da modalità insidiose e subdole, anche se la parte offesa ha volontariamente assunto alcol e droghe, rilevando solo la sua condizione di inferiorità psichica o fisica seguente all’assunzione delle dette sostanze.

Cassazione penale sez. III, 19/01/2018, n.32462

Violenza sessuale e abuso di autorità

In tema di violenza sessuale, si parla di abuso di autorità ogniqualvolta un qualsiasi soggetto dotato di autorità pubblica o privata, abusi della propria posizione per costringere il soggetto passivo a compiere o a subire atti sessuali, specificando come rientrano in tale categoria non solo i soggetti pubblici ufficiali che svolgono funzioni pubbliche ma anche soggetti che svolgono funzioni aventi natura privatistica, come ad esempio coloro che compiono funzioni d’ufficio, prestazioni d’opera, di coabitazione o di ospitalità (nella specie, la Corte ha ritenuto integrato l’abuso di autorità in capo ad un parroco accusato di atti sessuali su minori).

Cassazione penale sez. III, 15/12/2017, n.40301

Psichiatra e abuso dello stato d’inferiorità della vittima

In tema di reati sessuali ai fini della configurabilità del reato di violenza sessuale mediante abuso di persona che si trovi in uno stato d’inferiorità psichica o fisica, nel caso in cui le condotte siano compiute nell’ambito di una relazione stabile, non è sufficiente valorizzare il carattere sessuale della relazione, ma è necessaria la prova della persistenza della dolosa strumentalizzazione dell’inferiorità della vittima da parte dell’agente, dovendo altresì essere il giudizio circa la sussistenza del reato scevro da considerazioni di carattere morale.

(Nella specie la S.C. ha escluso la configurabilità della condotta di abuso nel “ricatto morale” posto in essere da uno psichiatra nei confronti della propria paziente di porre fine alla loro relazione sentimentale, non costituendo di per sé una strumentalizzazione dell’inferiorità della vittima).

Cassazione penale sez. III, 20/09/2017, n.15412

Atti sessuali con minorenne: la relazione di convivenza

In tema di atti sessuali con minorenne, la relazione di convivenza richiesta per l’integrazione del reato di cui all’art. 609-quater, comma primo n. 2) cod. pen., rileva a prescindere dall’abuso di una posizione dominante o autorevole sul convivente minore di anni sedici, elemento, quest’ultimo, previsto invece nell’ipotesi di soggetto passivo ultrasedicenne, di cui al comma secondo del medesimo articolo.

Cassazione penale sez. III, 31/05/2017, n.53135

Infermità psichica per assunzione di bevande alcoliche

Integra il reato di violenza sessuale di gruppo (art. 609 octies c.p.), con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica, la condotta di coloro che inducano la persona offesa a subire atti sessuali in uno stato di infermità psichica determinato dall’assunzione di bevande alcooliche, essendo l’aggressione all’altrui sfera sessuale connotata da modalità insidiose e subdole.

Cassazione penale sez. III, 11/01/2017, n.45589

Sacerdote: abuso di potere

È configurabile l’aggravante dell’abuso dei poteri o della violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro di un culto, non solo quando il reato sia commesso nella sfera tipica e ristretta delle funzioni e dei servizi propri del ministero, ma anche quando la posizione ricoperta abbia facilitato il reato stesso, essendo l’incarico religioso non limitato alle funzioni strettamente connesse al culto, ma comprensivo di tutte le attività prestate al servizio della comunità comunque riconducibili al mandato.

(In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto corretta la configurazione dell’aggravante in un caso di violenze sessuali perpetrate, in occasione di momenti ludici, nei confronti di giovani parrocchiani da parte di sacerdote, approfittando del suo ministero e della fiducia risposta dalle vittime nella sua funzione di guida spirituale ed animatore della comunità religiosa).

Cassazione penale sez. III, 28/09/2016, n.1949

Esercizio abusivo della professione medica e violenza sessuale

Il rapporto di connessione anche meramente investigativa tra esercizio abusivo della professione medica e violenza sessuale mediante abuso delle condizioni di inferiorità psichica, rileva anzitutto anche sul piano della procedibilità d’ufficio di tutti i reati così connessi; inoltre la commissione di condotte sessuali nell’ambito di un rapporto di totale affidamento tra operatore/specialista medico e paziente, indipendentemente dalla metodologia seguita dal curante ed, a maggior ragione, se il curante è andato anche oltre le competenze della propria professione, proprio in virtù del rapporto di totale fiducia ingenerato nelle vittime, esclude ogni tipo di consenso idoneo a legittimare l’invasione della sfera sessuale della vittima e configura di per sé una violenza sessuale compiuta mediante induzione e abuso delle condizioni di inferiorità psichica.

Cassazione penale sez. III, 18/05/2016, n.37166

Costrizione della vittima

Non è configurabile il concorso del reato di violenza sessuale commesso mediante costrizione della vittima, previsto dal comma primo dell’art. 609-bis c.p., con quello di induzione indebita, previsto dall’art. 319-quater c.p., essendo logicamente incompatibile la condotta di “costrizione”, di cui alla prima fattispecie, con quella di “induzione”, prevista nella seconda.

(Fattispecie di atti sessuali commessi dal cappellano del carcere con costrizione consistita in condotte repentine di toccamenti dei genitali e sfregamento del pene sul corpo dei detenuti e con abuso di autorità derivante dalla sua posizione).

Cassazione penale sez. III, 17/05/2016, n.33049

Concorso di reati: violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia

Il delitto di violenza sessuale concorre con quello di maltrattamenti in famiglia qualora, attesa la diversità dei beni giuridici offesi, le reiterate condotte di abuso sessuale, oltre a cagionare sofferenze psichiche alla vittima, ledano anche la sua libertà di autodeterminazione in materia sessuale, potendosi configurare l’assorbimento esclusivamente nel caso in cui vi sia piena coincidenza tra le due condotte, ovvero quando il delitto di maltrattamenti sia consistito nella mera reiterazione degli atti di violenza sessuale.

Cassazione penale sez. III, 23/09/2015, n.40663


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