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Quando un figlio viene affidato al padre

14 Maggio 2019 | Autore:
Quando un figlio viene affidato al padre

Spieghiamo i casi in cui, quando una coppia si separa, l’uomo può ottenere dal giudice l’affidamento esclusivo dei figli.

Stai per separarti da tua moglie che da tempo ormai ha una relazione con un altro uomo. Avete un bambino di cinque anni molto legato a te. Infatti, la madre svolge un lavoro che la costringe a trascorrere fuori di casa gran parte della giornata; come se non bastasse, dedica molto del suo tempo libero all’uomo di cui è innamorata. Sei dunque tu ad occuparti di vostro figlio, ed era inevitabile che tra di voi nascesse un legame particolarmente forte. Quello che desideri è ottenerne l’affidamento, perché temi che tua moglie, dopo la separazione, gli dedichi poco tempo e che a prendersene cura siano persone estranee. Ma quando un figlio viene affidato al padre? Vorresti saperlo per agire nel modo più utile al raggiungimento del tuo obiettivo. In questo articolo ti spiegherò tutto.

L’aspetto più delicato da gestire, in una separazione o in un divorzio (ma anche quando a separarsi è una coppia non regolarmente sposata), è quello dell’affidamento dei figli nati dall’unione. La soluzione più frequente è quella che i bambini, o ragazzi, restino a vivere con la madre, ma vi sono anche dei casi in cui il padre ha la possibilità di ottenerne l’affidamento esclusivo. Procediamo con ordine e vediamo cosa prevede la legge.

Affidamento dei figli minori di età

In caso di separazione o divorzio, le soluzioni che possono essere adottate riguardo ai figli nati dall’unione sono due: l’affidamento condiviso e l’affidamento esclusivo a un solo genitore.

L’affidamento condiviso costituisce la regola [1]. Il principio è che, quando un matrimonio fallisce, bisogna avere riguardo innanzitutto agli interessi dei figli minori di età nati dall’unione. Essi hanno il diritto di mantenere rapporti sereni e continui con entrambi i genitori; di essere da loro mantenuti, curati, assistiti ed educati; di continuare a frequentare le famiglie di origine di entrambi (nonni, zii, cugini).

Per raggiungere questo obiettivo, il giudice affida il minore ad entrambi i genitori. Naturalmente, non sarà possibile che il bambino, o il ragazzo, abiti con tutti e due: sarà necessario stabilire se egli debba vivere con la madre o con il padre. Di solito si propende per una coabitazione con la madre, con la quale si ritiene che i figli abbiano un legame particolare e che è di solito più portata ad accudirli e curarli. Vengono date tutte le disposizioni più opportune perché il minore possa frequentare in maniera continuativa anche l’altro genitore.

Saranno entrambi i genitori ad esercitare la potestà sul figlio, vale a dire a prendere le decisioni relative alla sua cura e alla sua educazione. Quando vi è da decidere qualcosa di particolarmente importante che riguarda l’istruzione, la salute o l’educazione del figlio i genitori lo fanno di comune accordo.

Marito e moglie contribuiranno al mantenimento del figlio in maniera proporzionata al proprio reddito.

Il giudice dispone l’affidamento esclusivo [2] ad un solo genitore se ritiene che l’affidamento condiviso possa nuocere all’interesse del minore. Questo ad esempio può avvenire se uno dei genitori:

  • si è comportato in modo violento in presenza del figlio;
  • cerca di impedire al figlio di vedere l’altro genitore;
  • è stato condannato per reati gravi;
  • è dipendente da alcol o sostanze stupefacenti;
  • frequenta abitualmente persone che, per la loro condotta, possono nuocere alla serenità, all’equilibrio, all’educazione del minore;
  • si è spontaneamente allontanato dal figlio per un periodo prolungato e risiede in un comune diverso.

In caso di affidamento esclusivo il giudice stabilisce le modalità e i tempi di frequentazione del genitore non affidatario con il figlio. In questo caso egli valuterà anche se imporre al genitore, cui il minore non è stato affidato, di versare un assegno mensile come contributo al suo mantenimento.

L’affidamento esclusivo dei figli minori al padre

Ti ho già detto che l’affidamento condiviso costituisce la regola, e che tuttavia vi sono situazioni in cui i giudici dispongono che il figlio minore di una coppia venga affidato, in via esclusiva, ad uno solo dei genitori. Consideriamo ora, in modo più specifico, in quali casi viene disposto l’affidamento esclusivo al padre.

Ciò si verifica quando la madre tiene comportamenti che possono nuocere all’equilibrio psicofisico del figlio. Vediamone alcuni:

  • maltrattamenti familiari. E’ il caso della madre che pone in essere, nei confronti del figlio, violenze fisiche o anche solo verbali, ingiurie, minacce, umiliazioni. Subire tali comportamenti da parte di un genitore può provocare nel minore gravi ripercussioni psicologiche, comportando mancanza di autostima e stress e determinando, con la crescita, gravi conseguenze (come difficoltà nella vita di relazione, ansia, depressione, sviluppo di comportamenti violenti);
  • alienazione parentale. Con questo termine si intende una manipolazione psicologica posta in essere da uno dei genitori (in questo caso la madre) per allontanare affettivamente il figlio dall’altro genitore. Questo si verifica, in particolare, quando la coppia è già separata e il figlio vive con la madre. Può essere che quest’ultima cerchi di allontanare il bambino o il ragazzo dal padre, mettendolo continuamente in cattiva luce, parlandone male, facendo risaltare i suoi difetti e i suoi errori, riferendo al figlio fatti e situazioni tali da fargli perdere la stima del genitore. Può anche verificarsi che la madre, alla quale il minore è affidato, ostacoli gli incontri dello stesso con il padre: ciò può avvenire non facendosi trovare in casa quando l’ex marito deve incontrare il figlio, accampando delle scuse per rinviare gli appuntamenti e in tanti altri modi. Il padre, a questo punto, può chiedere l’affidamento esclusivo del figlio: infatti il comportamento della madre nuoce all’equilibrio e alla corretta crescita del minore, che ha il diritto di mantenere rapporti sereni e continuativi con entrambi i genitori [3]. Se già vi è separazione legale, egli può chiedere al tribunale di modificarne le condizioni, disponendo che il minore sia affidato a lui in via esclusiva, oppure può fare questa richiesta al momento del divorzio. Anche in questo caso egli dovrà dare prova delle circostanze sopra descritte;
  • relazione patologica tra madre e figlio [4]. Si tratta di casi in cui la madre, per le sue particolari condizioni psichiche, tiene nei confronti del figlio comportamenti non equilibrati. Ne sono esempi la gelosia, la possessività, il non lasciare al bambino o al ragazzo spazi di autonomia. E’ patologico anche il volere imporre al figlio gusti, preferenze, indirizzo degli studi, passioni che egli non sente di avere;
  • inidoneità educativa della madre. E’ il caso della madre troppo “distratta”, che non si occupa di ciò che necessita all’educazione e alla cura del figlio [5]. Può essere che la stessa sia anaffettiva, cioè in una particolare situazione psicologica che rende incapaci di provare sentimenti ed emozioni nei confronti di altre persone (inclusi i figli); oppure che sia semplicemente troppo impegnata, riempiendo le sue giornate con il lavoro, le attività associative, le relazioni sociali, le amicizie, il volontariato. In quest’ultimo caso la donna, nello stabilire le priorità, considera meno importante il tempo da trascorrere con il figlio, ritenendo che sia sufficiente che quest’ultimo sia accudito da parenti o da persone estranee (domestici, baby sitter). Non è però sufficiente che la madre sia troppo impegnata lavorativamente (può verificarsi e non è una colpa): ciò che importa è che la donna si comporti in modo tale da mostrare che considera il proprio rapporto col figlio poco importante;
  • fanatismo religioso. Ciò si verifica quando la madre professa una religione con modalità tali da impedire un equilibrato sviluppo psicologico del minore [6]. Si pensi al caso in cui al bambino o al ragazzo venga impedito di frequentare amici appartenenti a confessioni religiose differenti, o a quello in cui ogni comportamento del figlio venga etichettato come peccaminoso e meritevole di punizione;
  • quando lo stesso minore insiste per essere affidato al padre.

Come ottenere l’affidamento esclusivo del figlio

Come può un padre ottenere l’affidamento esclusivo del figlio? Se sussiste una delle situazioni sopra descritte, o comunque circostanze tali da far ritenere che vivere con la madre sia nocivo per l’equilibrio, la serenità, il corretto sviluppo psicologico del minore, il padre può rivolgersi al Tribunale in qualsiasi momento.

Se vi è in corso una causa di separazione o di divorzio, la domanda di affidamento esclusivo deve essere presentata in questo procedimento. Il tribunale, nel pronunciare la separazione o lo scioglimento del matrimonio, deciderà anche se la richiesta del padre deve essere accolta.

Può essere, invece, che la separazione o il divorzio siano già avvenuti, e che il figlio sia affidato alla coppia in modo condiviso. In questo caso il padre potrà rivolgersi al tribunale, chiedendo una modifica delle condizioni già stabilite, con l’affidamento esclusivo del figlio.

Naturalmente, il padre che avanza tale richiesta deve provare le situazioni che, a suo avviso, impedirebbero alla madre di occuparsi del bambino o del ragazzo. A tal fine potrà utilizzare prove testimoniali (ad esempio, persone che hanno assistito a violenze, insegnanti che hanno rilevato comportamenti inusuali del minore) o documenti (ad esempio certificati medici). Egli potrà inoltre chiedere la nomina di un consulente psicologo che parli con il minore in modo professionale, per comprendere quale sia la reale situazione in cui vive. Il bambino o il ragazzo può inoltre essere sentito dal giudice.

La domanda di affidamento esclusivo deve essere fondata: essa non può nascere da finalità di vendetta nei confronti dell’ex coniuge, o basarsi su semplici supposizioni che non si è in grado di dimostrare. A questo bisogna stare bene attenti, perché se l’istanza viene considerata dal Tribunale “manifestamente infondata” il padre corre un duplice rischio: che il figlio venga affidato esclusivamente all’ex moglie, e di essere condannato a un risarcimento nei confronti di quest’ultima [7].

Anche le coppie non sposate che si separano possono avere problemi riguardo alla gestione dei rapporti con i figli nati dalla loro unione. In questo caso i due, per separarsi, non hanno bisogno di nessun giudice; ma il padre che vuole l’affidamento esclusivo dei figli deve presentare un’apposita istanza al Tribunale. Quest’ultimo deciderà con gli stessi criteri e modalità sopra descritti.

Come limitare il diritto di visita della madre

Il genitore al quale il figlio non è affidato (in questo caso la madre) ha comunque diritto di incontrarlo e di tenerlo con sé nei modi e nei tempi stabiliti dal tribunale. In certe situazioni, però, il giudice può limitare il diritto di visita della madre, se ritiene che la sua frequentazione possa nuocere all’educazione, alla serenità e all’equilibrio del minore. Si tratta di casi particolarmente gravi, se si considera l’importanza che la figura materna riveste per un bambino o per un ragazzo.

La limitazione del diritto di visita può consistere:

  • in una semplice riduzione dei giorni e del numero delle ora in cui la madre può incontrare il figlio;
  • nel disporre che gli incontri avvengano presso l’abitazione di persone di fiducia (ad esempio i nonni);
  • nel disporre che gli incontri si svolgano alla presenza di persone che possano effettuare una forma di controllo su di essi (ad esempio i servizi sociali).

In situazioni di estrema gravità il tribunale può anche escludere del tutto il diritto di visita della madre. Ciò può avvenire quando quest’ultima sia dipendente da alcool o da sostanze stupefacenti; oppure quando abbia posto in essere violenze fisiche, verbali o psicologiche nei confronti del figlio, per cui quest’ultimo non è in grado di incontrarla con serenità.

Ti ho spiegato quando un figlio viene affidato al padre. Saperlo ti aiuterà a valutare se vi sono le condizioni perché tu chieda l’affidamento esclusivo del tuo bambino o del tuo ragazzo. Avere queste conoscenze può essere inoltre utile alle madri che temono di essere private ingiustamente del proprio importante ruolo nella crescita di un figlio.

note

[1] Art. 337 – ter cod. civ.

[2] Art. 337 – quater cod. civ.

[3] Trib. Bergamo sent. n. 3101/2016.

[4] Trib. Min. L’Aquila del 15.06.2007.

[5] Cass.  sent.  n. 977/2017.

[6] Trib. Prato ord. del 13.02.2009.

[7] Art. 337 – quater co. 2 cod. civ.


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