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Conviene comunicare al Fisco i finanziamenti soci alle società?

11 Novembre 2013
Conviene comunicare al Fisco i finanziamenti soci alle società?

Scade a breve l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati dei contribuenti che hanno apportato, nel 2012, somme o finanziamenti alle loro società o imprese; la legge, in realtà, non prevede quest’obbligo (è l’Agenzia che, con una sua interpretazione, richiede questi dati) per cui potrebbe essere più conveniente non inviarli, anche perché non c’è una sanzione specifica e i dati trasmessi servono per avviare controlli fiscali.

I nuovi sistemi di accertamento fiscale si basano, sempre di più, non tanto sull’accertamento del guadagno del contribuente, ma sulla spesa che questi sostiene, in base al principio secondo cui più spendi, più devi guadagnare e più tasse paghi.

Questa nuova impostazione consente al Fisco di avviare una massiccia azione di controllo nei confronti dei contribuenti che hanno aziende o società.

Vi è una sostanziale differenza tra il vecchio sistema di accertamento (basato sulle “entrate” del contribuente) e il nuovo (basato anche sulle “uscite” e, quindi, sulle spese): se prima il reddito veniva “spontaneamente” dichiarato dal contribuente – che in realtà (salvo effettivi quanto difficili controlli) poteva dichiarare “quello che voleva” – oggi il fisco acquisisce i dati del contribuente non direttamente da questi, ma da altri soggetti che hanno rapporti con lui. Tutte queste informazioni sono acquisite dal “cervellone informatico” dell’anagrafe tributaria e utilizzati per effettuare controlli fiscali mirati.

Mentre, però, in passato gli unici dati sulla spesa che l’Agenzia possedeva erano quelli relativi ad atti rilevanti, come l’acquisto di una casa, di un’auto, di una barca, ecc., negli ultimi tempi le fonti che l’Agenzia ha a disposizione per controllare la spesa dei contribuenti sono notevolmente superiori in numero.

L’ultima informazione che era sfuggita al Fisco erano le somme che ogni persona fisica aveva versato nella propria società o azienda. Queste somme, infatti, a eccezione di quelle dichiarate in sede di costituzione, risultavano completamente nascoste al Fisco, che non poteva conoscerle, se non a seguito di verifica in azienda.

Ebbene, anche questa carenza informativa verrà superata a breve: entro il 12 dicembre 2013 tutti i soggetti che esercitano attività d’impresa, in forma individuale o collettiva (società), dovranno comunicare all’Anagrafe tributaria i dati, con i relativi importi, delle persone fisiche, soci o familiari dell’imprenditore che, nel corso dell’anno 2012, hanno concesso finanziamenti all’impresa. L’obbligo sarà poi previsto a regime con cadenza annuale.

I dati acquisiti saranno utilizzati dall’Amministrazione Finanziaria per il controllo sistematico delle persone fisiche che effettuano i finanziamenti, anche ai fini della ricostruzione del loro reddito, confrontando con quanto hanno versato.

È obbligatoria la comunicazione ?

Una legge  del 2011 [1] ha introdotto un obbligo di comunicazione di dati. Tuttavia la norma non brilla di chiarezza, poiché si riferisce, nello specifico, ai beni (materiali) delle società utilizzati dai soci (come le auto, le barche, etc.) e non al “denaro” affluito nell’azienda. È stata l’Agenzia delle Entrate che, con una propria circolare [2], ha interpretato diversamente la norma, ampliandone la portata.

La norma ha introdotto l’obbligo di una comunicazione per la concessione in uso di beni aziendali, per contrastare l’interposizione fittizia nell’utilizzo degli stessi da parte dei soci o dei loro familiari. Tale norma nulla diceva in merito ai finanziamenti, se non che i dati raccolti potevano essere utilizzati dall’Amministrazione per il controllo sistematico delle persone fisiche, che utilizzavano i beni aziendali e che effettuavano finanziamenti o capitalizzazioni, anche ai fini della ricostruzione sintetica del loro reddito.

È l’Amministrazione Finanziaria che, mettendosi “i panni” del legislatore, andando oltre il proprio ruolo, ha esteso l’obbligo di comunicazione oltre che ai beni in godimento ai soci, anche ai finanziamenti e alle capitalizzazioni effettuate dai soci familiari alla società.

Non rispettare una circolare dell’Agenzia dell’Entrate non costituisce alcuna violazione se il contenuto della circolare non è conforme alla legge.

Poiché la circolare dell’Agenzia delle Entrate non è “legge”, ma solo un’interpretazione (di parte) della legge, qualche contribuente potrebbe essere tentato a non trasmettere alcuna comunicazione, giustificandosi poi, in caso di controllo, sulla base di una diversa interpretazione della legge.

Quali sono le sanzioni nel caso di omessa comunicazione o nel caso in cui siano stati dati inesatti ?

Il legislatore ha previsto delle sanzioni ma le stesse sembrano destinate solo all’ipotesi relativa alla comunicazione dei beni aziendali concessi in godimento ai soci e non al caso dei finanziamenti effettuati dai soci. Non esiste una sanzione per tale ultima ipotesi, anche perché in realtà, come già detto, la legge non contemplata una specifica comunicazione dei finanziamenti dei soci.

Anche lo stesso Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, con una circolare [2], ha evidenziato come non sembra applicabile alcuna sanzione in  caso  di  violazione dell’obbligo di comunicazione dei finanziamenti  o  delle  capitalizzazioni, essendo in tali ipotesi “irrilevante la differenza tra il corrispettivo ed il valore di mercato nonché l’eventuale adeguamento  alle  relative  previsioni normative”.


Se la comunicazione dei dati relativi ai finanziamenti dei soci alle imprese e alle società può comportare l’avvio di una verifica del contribuente è opportuno valutare se più conveniente omettere la comunicazione, anche perché non sembra essere prevista una sanzione specifica.

note

[1] Art. 2, commi da 36-terdecies a 36-duodevicies D.L. 138/2011, conv. con mod. L. 148/2011.

[2] Circ. Agenzia delle Entrate n. 24/E, del 15.06.2012.

[3] Circ. CNDCEC n. 27/IR del 2.2.2012.


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