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Motivi di nullità delle cartelle esattoriali

14 Maggio 2019


Motivi di nullità delle cartelle esattoriali

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Maggio 2019



Vizi di forma e di sostanza delle cartelle di pagamento di Agenzia Entrate Riscossione e di tutti gli altri agenti della riscossione locale: dalla mancata indicazione degli interessi alla prescrizione, dal difetto di notifica alla decadenza.

Quando arriva a casa la cartella esattoriale è ormai troppo tardi per contestarne il merito ossia le ragioni che ne sono alla base e l’importo: non ci si può cioè opporre alla richiesta di pagamento inviata dall’amministrazione a monte del procedimento di riscossione. Questo perché, contro l’accertamento fiscale, ci sono solo sessanta giorni di tempo dalla notifica per l’opposizione. Ma allora perché si parla spesso dei motivi di nullità delle cartelle esattoriali e quali sono questi motivi? In altri termini, quando è possibile presentare un ricorso contro la cartella?

Quando si fa riferimento ai motivi di nullità delle cartelle esattoriali, in realtà, non ci si riferisce ai vizi dell’originario atto amministrativo, ma a quelli della cartella stessa ossia agli errori commessi dopo la formazione del cosiddetto “ruolo”. Il ruolo non è altro che un documento che l’ente titolare del credito forma non appena rileva il mancato pagamento degli importi dovuti dal contribuente. Una volta creato il ruolo, l’ente lo comunica all’Agenzia Entrate Riscossione affinché provveda a riscuotere le somme attraverso il pignoramento e gli altri mezzi di coercizione che la legge gli consente di attuare. Ebbene, in questo procedimento – dalla formazione della cartella, alla notifica ai successivi atti di riscossione esattoriale – l’Esattore può compiere qualche sbaglio. Ed è proprio su tale vizio che si fonda l’opposizione del contribuente.

Anche se esistono diverse possibilità per contestare una cartella, queste non sono poi così tante. Di solito, si suole distinguere i motivi di nullità delle cartelle esattoriali in due categorie:

  • vizi formali: sono quelli che coinvolgono la forma della cartella, ossia la sua creazione, gli elementi essenziali per consentire al contribuente di comprendere la pretesa impositiva ed opporsi ad essa, la notifica e il rispetto della procedura successiva;
  • vizi sostanziali: sono quelli che coinvolgono invece il diritto dell’Esattore ad avviare al riscossione.

Ad esempio, rientra tra i vizi formali di una cartella la mancata indicazione del responsabile del procedimento. È al contrario un vizio sostanziale l’intervenuta prescrizione della cartella o la decadenza.

La giurisprudenza ha collezionato una serie di sentenze in cui offre indirettamente al contribuente la possibilità di sapere in anticipo come impugnare una cartella di esattoriale e, in definitiva, non pagarla. L’insieme di tutte queste pronunce costituisce una sorta di guida sui possibili motivi di nullità della cartella. Motivi che, qui di seguito, cercheremo di ricordare sinteticamente.

Cartella nulla senza il calcolo degli interessi

Non è una novità che, quando non si paga un’imposta o una sanzione (come la multa stradale), oltre al capitale non versato bisogna anche corrispondere gli interessi maturati successivamente. Tali interessi vengono conteggiati nel ruolo e poi comunicati all’esattore.

Poiché prima della formazione della cartella possono trascorrere diversi anni, gli interessi si accumulano e si sommano. Ma qui entra in gioco un possibile vizio formale della cartella: l’atto deve necessariamente tenere distinto il capitale dagli interessi. Queste due voci cioè non possono essere unite tra loro nel prospetto riepilogativo delle somme dovute; se così non fosse il contribuente non potrebbe sapere come sono stati conteggiati gli interessi e a quale tasso.

Tale aspetto è stato più volte rimarcato dalla Cassazione [1] che, peraltro, in tali occasioni ha precisato che il vizio si ripercuote su tutta la cartella. In pratica, il contribuente non deve più nulla (non solo quindi gli interessi non quantificati).

A ribadire questo indirizzo interpretativo è stata una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale dell’Abruzzo [2].

Spiegano i giudici che nella cartella è obbligatorio riportare le modalità di calcolo degli interessi con la data a partire dalla quale è stato eseguito il conteggio e quali tassi siano stati applicati anno dopo anno (ossia la cosiddetta “aliquota”). La mancata indicazione di tali informazioni integra un difetto di motivazione con effetti consequenziali sull’intera cartella di pagamento che non è più dovuta.

Anche la Cassazione è ormai sempre più propensa a sostenere tale orientamento: la cartella priva del calcolo degli interessi maturati è nulla, in quanto non consente al contribuente che l’ha ricevuta di verificare la correttezza della pretesa dell’amministrazione e quindi di difendersi adeguatamente. Del resto è il principio di trasparenza degli atti amministrativi [3] e lo Statuto del contribuente [4] a stabilire che il cittadino deve essere messo in grado di difendersi dalle pretese della P.A.

L’obbligo di motivazione della cartella di pagamento deve intendersi esteso quindi anche all’indicazione delle modalità di calcolo degli interessi e dei compensi di riscossione di cui viene intimato il pagamento.

Cartella nulla se non motivata

L’Esattore non può chiedere somme al contribuente senza indicare a quale titolo sono dovute. È vero che prima della cartella il cittadino ha già ricevuto l’accertamento ma deve essere messo nella condizione di collegare lo specifico debito con la cartella stessa, anche al fine di verificare se, nel frattempo, è intervenuta la prescrizione. Questo significa che la cartella deve essere motivata: la motivazione è l’indicazione ad esempio del tipo di tributo e dell’anno in cui esso è dovuto o dell’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate e della relativa data di notifica, del verbale della polizia municipale con cui è stata notificata una contravvenzione, della sentenza della Commissione Tributaria che rigetta un ricorso, ecc.

La motivazione della cartella può limitarsi anche a richiamare un precedente atto già notificato al contribuente ma non può mai essere assente. Diversamente tutta la cartella è nulla per un vizio di sostanza e non è dovuto alcun importo.

Cartella nulla perché prescritta 

Il vizio più lamentato delle cartelle di pagamento è sicuramente la prescrizione. E non a torto visto che, molto spesso, l’Esattore lascia trascorrere molto tempo prima di intraprendere un pignoramento contro il debitore.

Sebbene, a lungo, l’orientamento predominante sia stato quello secondo cui la prescrizione della cartella è la stessa di quella del tributo riscosso (ad es. 10 anni per Irpef, Iva e tutte le altre imposte dovute allo Stato; 5 anni per le multe, i contributi previdenziali e le imposte dovute al Comune, 3 anni per il bollo auto), di recente è intervenuta la Cassazione a sostenere una tesi innovativa: tutte le cartelle si prescrivono in cinque anni. Leggi sul punto Cartella esattoriale: prescrizione sempre di cinque anni.

Errori di notifica della cartella

Non si può chiedere il pagamento di una cartella se il contribuente non ha mai ricevuto l’avviso di accertamento per un difetto di notifica, né si può fare un pignoramento se prima non è arrivata correttamente la cartella. Anche l’errore della notifica può consentire il ricorso, ma solo contro l’atto successivo a quello che si assume non essere stato notificato correttamente. Difatti, se si impugnasse l’atto non notificato si dimostrerebbe invece che esso è arrivato a destinazione e il vizio verrebbe sanato.

Cartella nulla se incompleta

La cartella non deve riportare la firma del funzionario che l’ha formata ma deve necessariamente indicare il nome del responsabile del procedimento. Senza tale elemento è nulla. Non è nulla la cartella che non indica entro quanto tempo può essere impugnata e a quale giudice rivolgersi: tuttavia, in tali ipotesi, l’eventuale errore commesso dal contribuente (ad esempio un ricorso fuori termine o al giudice incompetente) può essere sanato su disposizione del giudice.

Estinzione del pagamento

Un altro difetto di sostanza attiene all’eventuale pagamento del debito da parte del contribuente, evidentemente non contabilizzato dall’amministrazione che, ciò nonostante, ha iscritto a ruolo il tributo e richiesto la riscossione all’esattore. In tali casi, di solito, basta una istanza in autotutela per far sgravare la cartella illegittima.

Altri vizi di forma e di sostanza che rendono nulla la cartella

Ti abbiamo appena indicato quali sono i principali motivi di nullità della cartella esattoriale. Tuttavia, ve ne sono ancora altri, tutti scaturiti dalla fantasia degli avvocati difensori e dalle tesi dei giudici. Li troverai indicati nell’articolo-guida Cartella esattoriale: vizi di forma e di sostanza.

note

[1] Cass. sent. n. 10481/18.

[2] Ctr Abruzzo sent. n. 258/7/19.

[3] Art. 3 legge 241/90.

[4] Art. 7 legge 212/00.

Autore immagine: 123rf com


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