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Assegni familiari: in caso di separazione a chi sono dovuti?

14 Giugno 2019
Assegni familiari: in caso di separazione a chi sono dovuti?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Giugno 2019



Separazione: quando il coniuge ha diritto a ottenere gli assegni familiari?

Hai intenzione di separarti da tuo marito? Allora ti starai sicuramente chiedendo se, oltre al mantenimento, avrai diritto anche gli assegni familiari. Chiariamo subito che mantenimento e assegni familiari sono due strumenti separati e distinti e non possono essere considerati parte del mantenimento dovuto. Tuttavia, i coniugi possono accordarsi chiedendo al giudice che, nel determinare la misura del mantenimento, tenga conto di quanto già percepito a titolo di assegni familiari. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire: gli assegni familiari in caso di separazione a chi sono dovuti? Per avere maggiori informazioni, continua a leggere questo articolo.

Cosa sono gli assegni familiari?

Gli assegni familiari sono un contributo economico che lo Stato offre alle famiglie, residenti nel territorio nazionale, con un reddito inferiore ad una certa soglia.

Attenzione: gli assegni familiari non devono essere confusi con gli assegni al nucleo familiare (anche detti Anf). In entrambi i casi, si tratta di un sostegno economico erogato a favore delle famiglie con redditi al di sotto di determinati limiti. Tuttavia, gli Anf vengono corrisposti dai datori di lavoro ai lavoratori dipendenti e dall’Inps ai pensionati da lavoro dipendente; mentre gli assegni familiari vengono erogati direttamente dall’Inps solo ad alcune categorie di lavoratori.

Gli assegni familiari infatti possono essere richiesti da:

  • piccoli coltivatori diretti per le giornate di lavoro autonomo con le quali integrano quelle di lavoro agricolo dipendente;
  • coltivatori diretti, coloni e mezzadri;
  • titolari di pensioni a carico di gestioni speciali dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri).

Mentre, i soggetti che possono presentare domanda per ottenere gli Anf sono:

  • i lavoratori dipendenti agricoli;
  • i lavoratori domestici (colf o badanti);
  • i lavoratori iscritti alla gestione separata dell’Inps, come ad esempio i liberi professionisti che non sono iscritti a una cassa previdenziale privata o i lavoratori parasubordinati, intendendo per tali i collaboratori occasionali, cioè quelli che lavorano per almeno 30 giorni in un anno in maniera continuativa per lo stesso datore e i lavoratori a progetto;
  • i titolari di pensione a carico del fondo pensioni lavoratori dipendenti, dei fondi speciali ed ex Enpals (come i lavoratori dello spettacolo o gli sportivi professionisti);
  • i titolari di prestazioni previdenziali (come ad esempio i titolari dell’assegno ordinario di invalidità o della pensione di inabilità);
  • i lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto (ad esempio i lavoratori in regime di cassa integrazione oppure quelli disoccupati ma che percepiscono un’indennità o ancora i lavoratori assenti per malattia o in maternità).

Chiarito questo punto, vediamo quali sono i presupposti per ottenere gli assegni familiari.

Familiare a carico e limiti di reddito

Gli assegni familiari vengono erogati per ogni familiare vivente a carico. È considerato tale il familiare non economicamente autosufficiente o che comunque abbia redditi personali mensili non superiori ad un determinato importo (rivalutato annualmente).

I familiari per i quali possono essere richiesti gli assegni sono:

  • il coniuge/partner di unione civile anche se legalmente separato purché a carico, limitatamente ai casi in cui il richiedente la prestazione sia un pensionato a carico delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi;
    i figli o equiparati, cioè quelli naturali legalmente riconosciuti, i figli adottivi, quelli nati da un precedente matrimonio o i minori in affidamento. Non è necessario ai fini della concessione degli assegni familiari che i figli siano conviventi con il richiedente, tuttavia questi devono avere meno di 18 anni di età, ovvero devono essere apprendisti o studenti di scuola media inferiore fino a 21 anni, o ancora devono essere studenti universitari con un’età non superiore ai 26 anni e nei limiti di corso legale di laurea, oppure devono essere inabili al lavoro e avere una qualsiasi età;
  • i fratelli, le sorelle e i nipoti conviventi, per i quali sono richieste le stesse condizioni previste per i figli;
  • gli ascendenti (genitori, nonni ecc.) ed equiparati (i suoceri, ecc.), solo nel caso in cui il richiedente l’assegno sia un piccolo coltivatore diretto;
  • i familiari di cittadini stranieri, a patto che risiedano in uno di quei paesi con i quali sono state sottoscritte convenzioni in materia di maltrattamenti di famiglia.

Ad esempio, Sempronio ha 2 figli minorenni a carico. In tal caso potrà percepire un assegno familiare per ciascun figlio dato che non hanno né una propria indipendenza economica né un reddito personale.

Per beneficiare della prestazione occorre anche che il nucleo familiare non superi determinati limiti di reddito stabiliti dalla normativa Inps; per il 2019 tali limiti sono stati fissati in:

  • 722,49 euro per il coniuge, per un genitore, per ciascun figlio o equiparato;
  • 1.264,36 euro per due genitori ed equiparati.

I redditi presi in considerazione sono quelli assoggettabili all’ Irpef al lordo delle detrazioni d’imposta, degli oneri deducibili e delle ritenute erariali, e quelli esenti da imposta o soggetti alla ritenuta alla fonte a titolo di imposta o imposta sostitutiva, se superiori complessivamente a 1.032,91 euro, prodotti nell’anno solare precedente il 1° luglio di ogni anno e hanno valore fino al 30 giugno dell’anno successivo.

Questo significa in pratica che se la richiesta di assegni familiari riguarda il periodo compreso da gennaio a giugno, i redditi da dichiarare sono quelli conseguiti due anni prima; mentre per il periodo compreso da luglio a dicembre, i redditi da dichiarare sono quelli conseguiti nell’anno immediatamente precedente.

A quanto ammontano gli assegni familiari?

L’importo degli assegni familiari è pari a:

  • 8,18 euro mensili per i coltivatori diretti, coloni, mezzadri, per i figli e gli equiparati;
  • 10,21 euro mensili per i pensionati delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi e per i piccoli coltivatori diretti, per il coniuge, i figli e gli equiparati;
  • 1,21 euro mensili per i piccoli coltivatori diretti, per i genitori e gli equiparati.

Superata la prima fascia di reddito indicata dalla circolare emanata annualmente dall’Inps, l’importo degli assegni familiari si riduce. Superata la seconda fascia di reddito, indicata dalle circolari annuali dell’Inps, cessa l’erogazione degli assegni familiari.

Come presentare la domanda?

Gli assegni familiari possono essere richiesti all’Inps attraverso tre differenti modalità:

  • in via telematica collegandosi al sito dell’Inps e dopo avere ottenuto il codice pin che gli consente l’accesso diretto ai servizi telematici dell’Ente di previdenza;
  • tramite patronati, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi;
  • chiamando il contact center dell’Inps, che fornisce un servizio multilingue, al numero 803.164 da rete fissa o al numero 06.164164 da rete mobile a pagamento.

Come avrai notato, non è più consentita la trasmissione della domanda cartacea. La domanda di assegno per il nucleo familiare (Anf) dei dipendenti privati di aziende non agricole deve essere invece presentata direttamente all’Inps esclusivamente in modalità telematica.

L’interessato che intende chiedere gli assegni familiari deve compilare un modulo indicando:

  • i suoi dati anagrafici;
  • la composizione del nucleo familiare;
  • la dichiarazione dei redditi posseduti dai componenti del nucleo familiare nel periodo di riferimento;
  • l’indicazioni sullo stato civile;
  • le condizioni particolari dei componenti il nucleo che possono determinare l’aumento dei limiti di reddito.

Se successivamente alla presentazione della domanda dovesse verificarsi una variazione del reddito del richiedente o di un suo familiare a carico, occorre comunicarlo all’Inps e presentare nuovi modelli reddituali.

Assegni familiari: in caso di separazione a chi sono dovuti?

In caso di separazione, gli assegni familiari percepiti per i figli sono dovuti solo al genitore collocatario, ossia a quello con il quale convivono prevalentemente (e con cui condividono la residenza). Sul punto è intervenuta la Corte di Cassazione, la quale ha precisato che tale diritto spetta al genitore collocatario a prescindere dalla circostanza che gli assegni familiari siano percepiti in forza del proprio rapporto di lavoro, oppure in forza del rapporto di lavoro dell’altro coniuge [1]. Questo vuol dire che gli assegni familiari per i figli vanno versati interamente al coniuge con cui essi convivono, anche quando a percepirli in prima battuta è l’ex coniuge lavoratore.

Facciamo un esempio per chiarire meglio il concetto: ti sei separata da tuo marito e il giudice ha stabilito la collocazione dei figli presso di te. In questo caso, tuo marito dovrà corrisponderti gli assegni familiari percepiti proprio perché convivi con i figli.

Se, invece, gli assegni sono percepiti direttamente dal coniuge a cui sono affidati i figli, allora il giudice potrà detrarre tale somma dal mantenimento. Ad esempio, ipotizziamo che tuo marito ti debba corrispondere un assegno di mantenimento di 350 euro. Ipotizziamo anche che ti sono stati affidati i figli e che tu percepisca già gli assegni familiari pari a 120 euro. In questo caso, tuo marito dovrà versare per il mantenimento dei figli un importo di 230 euro e non di 350.

Per quanto riguarda invece gli assegni familiari corrisposti per l’ex coniuge, questi devono essere  versati al coniuge lavoratore che paga il mantenimento, proprio per consentirgli di far fronte a tale contributo mensile che grava su di lui.

Nulla toglie ovviamente che i coniugi, in sede di separazione consensuale, possano accordarsi in modo diverso e stabilire, ad esempio, un assegno di mantenimento che tenga conto anche degli importi percepiti dal coniuge collocatario a titolo di assegni familiari. In pratica, tu e tuo marito potete trovare un’intesa sull’ammontare del mantenimento e ridurlo proporzionalmente agli assegni familiari.

In conclusione, salvo diverse intese in sede di separazione consensuale, il genitore non collocatario che percepisce gli assegni familiari è tenuto a corrisponderli all’altro genitore collocatario; e ciò in aggiunta all’assegno di mantenimento e a prescindere dal suo importo.

Tuttavia, i coniugi possono prevedere, tra le clausole degli accordi per la separazione consensuale, che la somma che un coniuge è tenuto a versare all’altro per il mantenimento dei figli sia comprensiva degli assegni familiari, il cui ammontare andrà detratto da quanto dovuto nel caso in cui essi siano percepiti direttamente dal coniuge cui sia affidata la prole.

Quando non pagare l’assegno all’ex moglie? GUARDA IL VIDEO

note

[1] Cass. sent. n. 12770 del 2013


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