Diritto e Fisco | Articoli

Cambio del nome e cognome: procedura e motivi validi

8 Giugno 2019
Cambio del nome e cognome: procedura e motivi validi

Voglio cambiare nome perché ormai mi sono abituato a quello col quale quasi tutti mi chiamano, anche al lavoro. Dal momento che però questo nome non é presente nei miei documenti, spesso ho problemi. Vorrei tenere il mio vero nome come secondo nome e correggerlo. Conosco già la procedura per poter effettuare la modifica. Per evitare che la Prefettura si rifiuti di accettare la mia richiesta, come posso motivarla al meglio? Considerando che vivo da solo, quanto é necessario il documento attestante l’assenso dei cointeressati al caso? Se viene accettata la domanda, cosa succede, oltre all’affissione della richiesta all’albo pretorio del Comune di nascita e di residenza? Trascorsi i 30 giorni di affissione della richiesta, come bisogna procedere? 

La procedura di cambiamento del nome e del cognome è disciplinata dal Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile (DPR n. 396/2000), dagli artt. 89-94. 

Il cambiamento del nome/cognome ha carattere eccezionale e, secondo la giurisprudenza, è ammissibile soltanto in presenza di particolari situazioni collegate ad interessi meritevoli di tutela dei soggetti istanti. Più precisamente, la legge individua ipotesi specifiche in cui è possibile modificare il nome/cognome: “chiunque può cambiare il nome o aggiungere al proprio un altro nome ovvero cambiare il cognome, anche perché ridicolo o vergognoso o perché rivela l’origine naturale”. 

Secondo la giurisprudenza formatasi sul tema, la domanda di mutamento, oltre che per le cause tassative indicate dalla legge, può essere motivata anche da intenti soggettivi ed atipici, purché meritevoli di tutela e non contrastanti con il pubblico interesse alla stabilità e certezza degli elementi identificativi della persona e del suo status giuridico e sociale. In altri termini, non è possibile modificare il nome o cognome in qualsiasi momento e a proprio piacimento, ma servono presupposti specifici, che rivelino interessi meritevoli di tutela e che comunque non creino problemi in ordine all’identificazione della persona. 

Il cittadino non ha infatti un vero e proprio diritto soggettivo al cambiamento del nome/cognome, ma un interesse legittimo sottoposto al vaglio della Pubblica Amministrazione (Prefettura territorialmente competente). 

I motivi per i quali si chiede il cambiamento del nome/cognome devono essere espressamente indicati nella domanda da presentare alla Prefettura. Nel caso specifico, non ricorre nessuna delle ipotesi tassative indicate dalla legge (nome/cognome ridicolo, vergognoso o rivelatore dell’origine naturale –per esempio riconducibile a famiglia nota per vicende di cronaca). Per tale ragione, la domanda dovrebbe indicare, in modo chiaro e approfondito, l’esistenza di un interesse concreto e meritevole che non contrasti con l’interesse pubblico. Il lettore potrebbe dunque indicare la necessità di cambiare nome perché è quello  il nome con il quale questi viene identificato e riconosciuto nella società, anche in ambito lavorativo e che sarebbe interessato a formalizzare il cambiamento anche per una maggiore certezza di identificazione. Potrebbe anche affermare, con riferimento al cognome, che la modifica si rende necessaria per ragioni di semplificazione e per evitare problemi di identificazione ed errori che condizionano la sua vita quotidiana. 

Quanto alla procedura, la dichiarazione dei cointeressati è solo eventuale e non obbligatoria: viene richiesta solo qualora vi siano familiari che condividano con l’istante l’interesse al cambiamento del nome/cognome. 

Se il Prefetto ritiene che la domanda sia meritevole di essere presa in considerazione, autorizza il lettore, con decreto, a fare affiggere all’albo pretorio del suo comune di nascita e di attuale residenza un avviso contenente il sunto della domanda. L’affissione deve avere la durata di giorni trenta consecutivi e deve risultare dalla relazione fatta dal responsabile in calce all’avviso. 

Il decreto di autorizzazione della pubblicazione può stabilire che il richiedente notifichi a determinate persone il sunto della domanda. 

Chiunque ne abbia interesse può fare opposizione alla domanda entro il termine di trenta giorni dalla data dell’ultima affissione ovvero dalla data dell’ultima notificazione alle persone interessate. 

Decorso il termine di 30 giorni, il lettore deve presentare al prefetto un esemplare dell’avviso con la relazione attestante l’eseguita affissione e la sua durata nonché la documentazione comprovante le avvenute notificazioni, ove prescritte. Il prefetto, accertata la regolarità delle affissioni e delle notificazioni e vagliate le eventuali opposizioni, provvede sulla domanda con decreto. 

Se, all’esito del procedimento sopra descritto, il prefetto autorizza il cambiamento o la modificazione del nome o del cognome, emette apposito decreto di autorizzazione. Tale decreto deve essere annotato, su richiesta del lettore, nell’atto di nascita del richiedente, nell’eventuale atto di matrimonio e negli atti di nascita di coloro che ne hanno derivato il cognome. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone 


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA