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Ceneri del defunto: procedura per la dispersione o conservazione in casa

8 Giugno 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Giugno 2019



Mio figlio è deceduto prematuramente due mesi fa. La mattina stessa del decesso, presso l’Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Firenze, è stata formalizzata l’Autorizzazione alla Cremazione e alla Dispersione delle Ceneri. La scelta ha ricevuto poi il “nulla osta” dell’Ufficiale di Stato Civile del Comune di Piombino, che è località stabilita per la dispersione. Quale procedimento posso seguire per modificare la scelta della dispersione ed optare per la conservazione delle ceneri in casa? 

Premesso che ogni Comune adotta un proprio regolamento in merito e che la legge (n. 130/2001) fornisce solamente un quadro generale, rinviando alle leggi regionali per le opportune specificazioni, in linea di massima per revocare la scelta di disperdere le ceneri del defunto occorre avanzare istanza scritta presso l’Ufficiale dello Stato Civile ove è stata fatta richiesta di dispersione, chiedendo che le ceneri vengano conservate in apposita urna da custodire in casa. Nel caso specifico, l’istanza andrà presentata ad entrambi i Comuni, correndandola della documentazione che ha già utilizzato per la prima richiesta. 

Il problema è che, secondo la normativa, la revoca alla dispersione è ammessa solamente in caso di dubbi relativi all’effettiva manifestazione di volontà del defunto, dubbi sorti nei richiedenti per aver assunto successive testimonianze relative alla volontà del de cuius o per aver rinvenuto dichiarazioni scritte in vita dello stesso. 

La dispersione delle ceneri deve emergere dalle volontà del defunto attraverso i seguenti documenti: 

– disposizione testamentaria;

 – dichiarazione autografa (da pubblicarsi come testamento olografo ex art. 620 c.c.);

– dichiarazione resa e sottoscritta nell’ambito dell’iscrizione ad associazione legalmente riconosciuta per la cremazione; 

– dichiarazione ritualmente resa di fronte a pubblici ufficiali; 

– semplice dichiarazione verbale resa in vita dal defunto. In questo caso, i congiunti (coniuge e parenti di primo grado come figli e genitori) possono esprimere la volontà del defunto di dispersione delle proprie ceneri nonché del luogo della dispersione mediante dichiarazione ritualmente resa di fronte a pubblico ufficiale. 

Pertanto, non è detto che la revoca della dispersione a favore della conservazione venga concessa: occorre, come detto, che ci siano elementi idonei a smentire la prima scelta, cioè elementi (come una dichiarazione scritta, ad esempio) che facciano pensare che la dispersione non fosse effettivamente la volontà del defunto. 

Se, pertanto, la scelta della dispersione è stata motivata dai congiunti che hanno ricevuto la mera dichiarazione verbale resa in vita dal defunto, gli stessi dovranno poi giustificare il ripensamento, magari provando che esiste un atto scritto del defunto successivo alla dichiarazione verbale a cui hanno assistito i parenti. 

Ad ogni modo, la revoca, se concessa, segue al controllo dell’integrità dell’urna quando questa è già entrata in possesso dei titolari dell’autorizzazione alla dispersione. Il controllo viene effettuato dal Comune e dell’esito si dà atto in un verbale da trasmettere agli uffici competenti. 

Il richiedente deve altresì fornire prova della futura destinazione dell’urna che potrà essere tumulata in un cimitero o affidata: nel caso specifico, quindi, dovrà anche assicurare che sussistano le condizioni per l’affidamento delle ceneri. 

In sintesi, quindi, il consiglio al lettore è quello di presentare istanza ad entrambi i Comuni, motivando la richiesta di revoca della dispersione sulla scorta di ragioni valide, riconducibili ad una volontà (implicita o esplicita) del defunto, successiva o comunque prevalente rispetto a quella che aveva determinato la scelta della dispersione. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva 


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