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Commercialista, consulente del lavoro e gestione clientela con collaboratori

8 Giugno 2019
Commercialista, consulente del lavoro e gestione clientela con collaboratori

Lavoro come consulente del lavoro in collaborazione di un commercialista che non sempre è presente in studio. Con me lavora un CED, per cui è stata fatta comunicazione che provvediamo all’assistenza sia io che il commercialista. Quest’ultimo detiene la clientela paghe; sono state predisposte deleghe INPS, INAIL, tenuta LUL ecc verso di lui. È possibile utilizzare le credenziali del collega e agire per suo conto in qualità di collaboratore, ancorché Cdl con partita iva, premettendo che si provvederà alla stesura di un contratto di collaborazione, conformandosi anche verso la normativa privacy? Il dubbio sorge dall’art. 2 comma 4 della L. 12/79: “Ferma restando la responsabilità personale del consulente, questi può avvalersi esclusivamente dell’opera di propri dipendenti per l’effettuazione dei compiti esecutivi inerenti all’attività professionale”. Posso gestire la clientela paghe per conto del collega?

Come già specificato in una precedente consulenza richiesta dal lettore, l’articolo 2, comma 4, della legge n. 12 del 1979, cioè la norma che consente di avvalersi soltanto di dipendenti, e non anche di collaboratori, per lo svolgimento dei compiti inerenti l’attività professionale è una norma applicabile soltanto ed esclusivamente ai consulenti del lavoro.

Questo perché la legge n. 12 del 1979 è la legge che disciplina la professione del consulente del lavoro e le sue norme non possono disciplinare lo svolgimento di altre e diverse attività professionali.

All’attività del dottore commercialista si applica invece:

– sia l’articolo 2232 del Codice civile in base al quale il professionista deve eseguire personalmente l’incarico ricevuto ma può avvalersi, sotto la propria direzione e

responsabilità, dei sostituti ed ausiliari, se la collaborazione di altri è consentita dal contratto o dagli usi e non è incompatibile con l’oggetto della prestazione;

– sia, ovviamente, il Codice deontologico dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili che, nel testo approvato il 17 dicembre 2015, diverse volte dà per scontata la possibilità di avvalersi di collaboratori tanto è vero che il dottore commercialista:

a) può, previa informazione al cliente, “avvalersi, nell’erogazione della prestazione professionale, della collaborazione di altro professionista avente specifica competenza in ragione della sua specializzazione, in aspetti professionali attinenti all’incarico affidatogli, nel quale egli non abbia adeguata competenza” (articolo 8,

comma 4, del Codice deontologico);

b) deve “far sì che i propri dipendenti e collaboratori operino con la competenza e la diligenza richiesta dalla natura dell’attività da essi svolta” (articolo 8, comma 7, del Codice deontologico);

c) deve vigilare “affinchè il dovere di riservatezza sia rispettato anche dai suoi tirocinanti, dipendenti e collaboratori” (articolo 10, comma 3, e 33 del Codice deontologico);

d) “che eserciti la professione o che eroghi, ance occasionalmente, prestazioni professionali in collaborazione con soggetti non appartenenti alla professione, siano essi iscritti o meno ad altri Albi o elenchi professionali, dovrà accertarsi che questi adottino comportamenti improntati al reciproco rispetto” (articolo 13 del Codice deontologico);

e) può intrattenere rapporti di collaborazione con iscritti all’Albo dei commercialisti e con non iscritti all’Albo dei commercialisti tenendo presente che il rapporto di collaborazione non determina alcun rapporto di lavoro subordinato (così si evince dall’articolo 31 del Codice deontologico).

Risulta pertanto chiaro che chi svolge la professione di dottore commercialista può sicuramente avvalersi di collaboratori (anche se non siano dipendenti) per l’esecuzione delle attività professionali.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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