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Datore di lavoro: come scoprire se il lavoratore ha un secondo lavoro?

8 Giugno 2019
Datore di lavoro: come scoprire se il lavoratore ha un secondo lavoro?

Sono un bancario. Il mio datore di lavoro mi nega la possibilità di eseguire una seconda attività, anche se non in concorrenza, e fuori dall’orario di lavoro. Se io volessi svolgere lo stesso questa attività (con ritenuta d’acconto 20%) quali strumenti possiederebbe il mio datore di lavoro per conoscere la mia seconda attività?

Tutti i soggetti che dimostrino di avere un interesse giuridicamente rilevante, concreto, diretto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata possono accedere agli atti conservati presso l’Agenzia delle Entrate, o presso il Centro per l’Impiego e verificare quale sia l’occupazione di un determinato soggetto.

Tuttavia, una volta ricevuta la richiesta, l’ente in questione dovrà valutare e controbilanciare l’interesse del richiedente con il titolare di quelle informazioni.

Inoltre, in mancanza di un provvedimento autorizzativo da parte del Tribunale competente, sia l’Agenzia delle Entrate che gli altri istituti (INPS, INAIL, centro per l’impiego) hanno l’obbligo di trasmettere la richiesta al diretto interessato e chiedere a quest’ultimo se sia concorde nella richiesta di trasmissione. 

Se il lavoratore non dovesse prestare il consenso, bloccherebbe l’istante e la sua richiesta di accesso.

Tanto premesso, si può dire che in astratto il datore di lavoro del lettore ha la possibilità – tramite istanza da presentare al Presidente del Tribunale – di ottenere l’accesso agli atti depositati presso l’ente competente a gestire le informazioni lavorative, ma deve dimostrare l’interesse concreto ad ottenere tali informazioni.

In mancanza, l’accesso privo di autorizzazione giudiziaria dovrà per forza passare da una preventiva autorizzazione del lettore.

Ciò non toglie che il datore di lavoro potrebbe – per via di una fuga di notizie – conoscere l’attività secondaria del lettore (si pensi, ad esempio, ad un rapporto di amicizia all’interno dell’INPS, dell’Agenzia delle Entrate o del centro per l’impiego).

Il rischio aumenta più rilevante diventa l’attività secondaria.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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