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Acquisto di impianto difettoso: come tutelarsi

8 Giugno 2019
Acquisto di impianto difettoso: come tutelarsi

Tizio acquista un impianto fotovoltaico dalla società Alfa al costa di € 18.000 e ne paga 10.000 in fase di montaggio. L’impianto non funziona. L’acquirente oppone al venditore i vizi che rendono l’impianto inidoneo con raccomandata a firma legale. Alfa cede il credito residuo alla società Beta. Beta aziona una procedura monitoria nei confronti dell’acquirente per il pagamento del residuo. L’acquirente si oppone istaurando una causa civile. Testi e CTU confermano l’inidoneità dell’impianto, in fase di montaggio e progetto. Beta afferma che non le si possono opporre i vizi dipendenti dal montaggio e dal progetto della società Alfa (che nel frattempo è fallita). Ha ragione Beta a voler incassare il residuo? Ex art. 1260 sono opponibili a Beta i vizi che ho sollevato ad Alfa?

In base al’articolo 1264 del codice civile e secondo quello che la giurisprudenza ha puntualizzato: “Il debitore ceduto può opporre al cessionario tutte le eccezioni opponibili al cedente, sia quelle attinenti alla validità del titolo costitutivo del credito e le eccezioni riguardanti l’esatto adempimento del negozio, sia quelle relative ai fatti modificativi ed estintivi del rapporto anteriori alla cessione od anche posteriori al trasferimento, ma anteriori all’accettazione della cessione o alla sua notifica o alla sua conoscenza di fatto” (Corte di Cassazione, ordinanza n. 14.729 del 7 giungo 2018; nello stesso senso anche Corte di Cassazione, sentenze n. 8.485 del 6 agosto 1999 e n. 575 del 17 gennaio 2001).

E tra i fatti modificativi o estintivi del diritto del venditore a conseguire il prezzo di una cosa oggetto di un contratto di compravendita vi può essere senz’altro anche il vizio o il difetto di cui la cosa sia affetta.

Quindi, in sostanza, Beta può senz’altro agire (nella qualità di cessionaria del credito) per conseguire il prezzo della cosa venduta, ma allo stesso modo Tizio può opporre a Beta l’eccezione relativa all’esistenza di vizi della cosa venduta se (come la sentenza sopra evidenziata ha stabilito) i vizi siano anteriori alla cessione od anche posteriori al trasferimento, ma anteriori all’accettazione della cessione o alla sua notifica o alla sua conoscenza di fatto.

In altra sentenza, che merita di essere citata perché relativa ad un caso simile a quello oggetto del quesito in esame (sentenza n. 2.869 del 13 febbraio 2015), la Corte di Cassazione precisò che nel caso in cui sia stato ceduto un credito che derivi dalla compravendita di un bene mobile:

– al cessionario del credito (Beta nel nostro caso), che citi in giudizio il debitore ceduto (Tizio) per ottenere il pagamento del debito, possono essere opposte dallo stesso debitore ceduto le eccezioni già opponibili al cedente (Alfa nel caso specifico) e, quindi, anche quelle relative ai vizi della coda venduta;

– il debitore ceduto (cioè Tizio nel caso specifico), però, non può agire direttamente contro il cessionario del credito (Beta) con azioni finalizzate ad ottenere la risoluzione o la modifica di un contratto al quale il cessionario è rimasto estraneo considerato che risulta ceduto il credito e non anche il contratto.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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