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Revocazione della sentenza: impugnazione e onere della prova

15 Giugno 2019
Revocazione della sentenza: impugnazione e onere della prova

Revocazione di sentenza passata in giudicato ai sensi dell’articolo 395 n.3, dichiarata inammissibile dal giudice a norma degli articoli 325 e 326 cpc, entro trenta giorni dalla scoperta del documento e l’onere della prova della prova dell’osservanza del termine e quindi della tempestività dell’impugnazione incombe sulla parte che abbia proposto l’azione specificare data del ritrovamento del documento (cassazione 2287/2005). Il documento è rogito mutuo fondiario dal quale risulta che il terreno era in possesso del proprietario dell’epoca. Cosa è possibile fare?

La Corte di Cassazione, nelle diverse sentenze che saranno di seguito citate, ha chiarito, con riferimento  all’impugnazione per revocazione a norma dell’articolo 395, n. 3, del Codice di procedura civile, che:

– essa deve essere proposta a pena di inammissibilità entro trenta giorni dall’avvenuta scoperta del documento decisivo che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario (sentenza n. 2.211 del 1993);

– l’onere della prova dell’osservanza del termine di trenta giorni e, quindi, della tempestività e dell’ammissibilità dell’impugnazione incombe alla parte che ha proposto la revocazione per cui, se questa prova non viene fornita, l’impugnazione deve essere d’ufficio dichiarata inammissibile (sentenza n. 2.211 del 1993);

– il termine di trenta giorni decorre dal giorno in cui la parte che intende proporre la revocazione ha avuto notizia dell’esistenza del documento ritenuto decisivo (nel caso specifico dell’esistenza del rogito del mutuo fondiario) e non dalla data in cui la parte ha materialmente avuto la disponibilità del documento stesso (sentenza n. 4.062 del 1995);

– la parte che intende proporla è tenuta ad indicare le prove attraverso le quali intende dimostrare la data in cui ha avuto notizia dell’esistenza del documento ritenuto decisivo e tali prove devono essere particolarmente rigorose se si tratta di un documento esistente presso la Pubblica amministrazione, come potrebbe essere nel caso specifico (sentenza n. 11.947 del 1999).

Fatte queste premesse, una volta che il giudice dinanzi al quale è stata proposta impugnazione per revocazione ai sensi dell’articolo 395, n. 3, del Codice di procedura civile, la dichiari con sentenza inammissibile per assenza delle prove circa l’osservanza del termine perentorio di giorni trenta e della data in cui il documento sia stato ritrovato (o se ne sia avuta notizia), il rimedio possibile è l’impugnazione della sentenza di revocazione (rimedio previsto dall’articolo 403 del Codice di procedura civile) se la sentenza impugnata per revocazione era una sentenza pronunciata in primo grado o in appello.

L’impugnazione della sentenza che si è pronunciata sulla richiesta revocazione va fatta utilizzando gli stessi mezzi di impugnazione che era possibile utilizzare contro la sentenza impugnata per revocazione: questo vuol dire che se la sentenza che fu impugnata per revocazione era una sentenza di primo grado, contro la sentenza che ha dichiarato inammissibile la revocazione è possibile proporre appello nei termini di trenta giorni dalla sua notificazione (se vi è stata) o, se non vi è stata notificazione, entro sei mesi dal suo deposito in cancelleria.

Occorre però precisare che:

a) nel giudizio di revocazione, ai sensi dell’articolo 400 del Codice di procedura civile, si applicano le norme stabilite per il procedimento davanti al giudice adìto e, quindi, l’eventuale appello contro la sentenza che ha dichiarato inammissibile la domanda di revocazione di una sentenza pronunciata in primo grado sarà disciplinato dalle norme che disciplinano in generale le cause di appello;

b) pertanto, in base a quello che si è appena detto al punto a), nell’eventuale giudizio di appello contro la sentenza che ha dichiarato inammissibile la revocazione della sentenza di primo grado, bisognerà tenere conto che l’articolo 345, 3° comma, del Codice di procedura civile stabilisce che non sono ammessi nuovi mezzi di prova e non possono essere ammessi nuovi documenti, salvo che la parte dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile; ciò vuol dire che risulterà molto difficile poter chiedere prove o produrre documenti (non proposte e non prodotti in primo grado) che siano utili a dimostrare il rispetto del termine di trenta giorni perché per poterli proporre e produrre bisognerà anche dimostrare che non si è potuto proporli e produrli in primo grado per un motivo non imputabile alla responsabilità della parte.

In sostanza, sarebbe inutile fare appello contro la sentenza che ha dichiarato inammissibile la domanda di revocazione, se poi (in base alla regola processuale stabilita dall’articolo 345, 3 comma del Codice di procedura civile) non si è in grado di dimostrare (essendo vietati in appello nuovi mezzi di prova e nuovi documenti) che è stato sbagliato il giudizio che ha ritenuto non provato il rispetto e l’osservanza del termine dei trenta giorni per proporre la revocazione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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