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Venditore a domicilio: partita iva, iscrizione all’Inps e imposte da pagare

15 Giugno 2019
Venditore a domicilio: partita iva, iscrizione all’Inps e imposte da pagare

Siamo dei consulenti. Un nostro cliente vorrebbe aprire partita iva come porta a porta. Qual è la normativa a riguardo? Quali sono le modalità di apertura della partita iva e dell’iscrizione all’Inps? Quali modelli di dichiarazione vi sono da redigere? Quali imposte si devono versare (Iva, Irpef ecc)?

Le norme di legge prevedono un particolare regime fiscale e previdenziale per l’attività dei venditori a domicilio a condizione che non venga superato un limite di reddito prodotto, al di là del quale dette attività sono assoggettate alla disciplina ordinaria.

1) Provvigioni sino ad euro 6.426,10

In base all’articolo 3 della L. 173/2005, qualora le provvigioni annuali lorde non superino l’importo sopra indicato, ai venditori a domicilio si applica la disciplina del

lavoro occasionale che consente l’accesso ad un regime fiscale agevolato.

Le provvigioni indicate sono infatti sottoposte a tassazione nella misura forfetaria del 78%, cioè per euro 5.000,00 netti (6.426,10 x 78%) – limite massimo per accedere all’inquadramento del lavoro occasionale.

Alle provvigioni nette di cui sopra si applica una ritenuta a titolo di imposta del 23%, pari ad euro 1.150,00, con un netto da imposte pari ad euro 3.850 a favore del venditore a domicilio.

La ritenuta deve essere operata dall’azienda mandante che, al momento in cui effettua il pagamento, provvede a versarla nei modi e nei termini di legge, entro il giorno 16 del mese successivo a quello del pagamento, tramite F24 con il codice 1038.

In questo caso i venditori a domicilio risultano:

– esonerati dall’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi, salvo che non abbiano prodotto nel periodo di imposta altri redditi da dichiarare, ovviamente;

– esonerati dall’Irap e dagli Studi di Settore;

– esonerati dall’obbligo di apertura di partita iva e dagli obblighi contabili;

– esonerati dagli obblighi previdenziali.

La società committente la prestazione è tenuta ad effettuare ai venditori a domicilio occasionali una ritenuta a titolo di imposta.

Tale ritenuta dovrà essere versata tramite modello F24, entro il giorno 16 del mese successivo a quello del pagamento della provvigione utilizzando il codice tributo “1038“.

L’azienda committente invece dovrà consegnare al venditore a domicilio una semplice ricevuta con il riepilogo delle provvigioni lorde, nette e della ritenuta operata; dovrà inoltre predisporre ed inviare la dichiarazione modello 770 in qualità di sostituto d’imposta.

2) Provvigioni superiori ad euro 6.426,10

Il venditore a domicilio al superamento della soglia è obbligato ad aprire la partita Iva, entro i 30 giorni successivi a quello in cui è stata superata la soglia.

Da quel momento tutti i compensi che eccedono il limite devono essere assoggettati ad Iva.

Una volta entrati nel regime professionale, obbligatorio ai fini Iva, anche qualora le provvigioni tornassero annualmente sotto soglia, non sarebbe più possibile ritornare

al regime forfetario agevolato.

Il venditore a domicilio nel caso del superamento della soglia, dovrà:

1. Aprire la partita Iva utilizzando il codice attività 46.19.02 – “Procacciatori di affari di vari prodotti senza prevalenza di alcuno“.

2. Iscriversi all’Inps – Gestione separata – tenendo conto che i contributi sono a carico per 1/3 del venditore e per 2/3 dell’azienda mandante, che provvederà a versarli all’Inps unitariamente.

Infine occorre precisare che i venditori a domicilio:

– Non sono soggetti all’obbligo di iscrizione all’Inail

– Non possono accedere a regimi fiscali di vantaggio in quanto per essi esiste già un particolare regime fiscale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Mauro Finiguerra


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