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Beneficiari del reddito di cittadinanza: al lavoro solo uno su quattro

15 Maggio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Maggio 2019



La maggior parte dei destinatari del nuovo sussidio contro la povertà non sarà avviata al lavoro: ecco perché.

Su 488mila nuclei beneficiari del reddito di cittadinanza, solo 120mila potranno usufruire a breve (dal 24 giugno 2019) dei servizi di politica attiva del lavoro previsti per i percettori del sussidio: i servizi finalizzati all’inserimento ed al reinserimento, infatti, non sono rivolti a tutti i componenti delle famiglie che ricevono il trattamento.

In base a quanto disposto dal decreto sul reddito di cittadinanza [1], in particolare, sono tenuti a rispettare gli obblighi legati alla formazione, alla riqualificazione ed alla ricerca d’impiego soltanto i beneficiari del sussidio maggiorenni, non già occupati e non frequentanti un regolare corso di studi, non titolari di pensione diretta e al di sotto dei 65 anni. Sono esonerati anche i disabili destinatari del servizio di collocamento mirato [2]; possono inoltre richiedere l’esonero i disabili (come individuati ai fini Isee), e le persone con carichi di cura, o caregiver.

Inoltre, i centri per l’impiego sono tenuti a convocare, entro 30 giorni dal riconoscimento del sussidio, per la firma del patto di servizio, solo i componenti dei nuclei familiari in possesso di almeno uno dei seguenti requisiti:

  • assenza di occupazione da non più di 2 anni;
  • essere beneficiari di un’indennità di disoccupazione, come la Naspi;
  • aver sottoscritto negli ultimi 2 anni un patto di servizio attivo presso i centri per l’impiego;
  • non aver sottoscritto un progetto personalizzato per il diritto al Rei;
  • avere un’età pari o inferiore a 29 anni.

In sostanza, almeno in un primo momento, si prevede, per i beneficiari del reddito di cittadinanza, al lavoro solo uno su quattro.

Gli esclusi potranno essere avviati successivamente, oppure fruire del patto per l’inclusione sociale: si tratta di un progetto che viene attivato nel caso in cui il bisogno della famiglia sia complesso e in più ambiti, e prevede il coinvolgimento dei centri per l’impiego, dei servizi sociali e di altri servizi territoriali competenti per il caso preso in esame.

Ma torniamo ai destinatari delle misure di politica attiva del lavoro, e cerchiamo di capire quali saranno i loro vantaggi e gli adempimenti previsti.

A quali adempimenti sono tenuti i beneficiari del reddito di cittadinanza?

I beneficiari di Rdc obbligati alla stipula del patto per il lavoro sono tenuti a:

  • dichiarare l’immediata disponibilità al lavoro e firmare, appunto, il patto per il lavoro;
  • partecipare ai corsi di formazione e riqualificazione previsti per loro;
  • partecipare agli incontri di orientamento;
  • partecipare ai colloqui e ai test di selezione per trovare un nuovo impiego;
  • cercare regolarmente lavoro nelle apposite piattaforme;
  • attivare i servizi di ricollocazione intensiva;
  • accettare anche offerte di lavoro lontano da casa;
  • lavorare gratuitamente nei progetti disposti dal Comune di residenza.

Inoltre, tutti i beneficiari del sussidio sono tenuti a dichiarare tempestivamente ogni variazione rilevante per il diritto al reddito: se non lo fanno, rischiano sino a 3 anni di carcere. La pena è la stessa per chi è “pizzicato” a lavorare in nero, o “in grigio” (con un contratto non corrispondente al vero). Per altre violazioni collegate alla fruizione del sussidio, gli anni di reclusione ai quali si può essere condannati arrivano a 6. Abbiamo parlato degli obblighi, delle sanzioni e dei controlli in: Reddito di cittadinanza, controlli per chi rifiuta il lavoro.

Rinuncia al reddito di cittadinanza

In conclusione, il reddito di cittadinanza, in abbinamento alle attività di politica attiva del lavoro, costituisce, da un lato, un’ottima opportunità, ma, dall’altro lato, un grande impegno. Le sanzioni previste per i furbetti, poi, costituiscono un rischio enorme.

Considerando che molti beneficiari percepiscono un sussidio inferiore ai 100 euro al mese, spesso si preferisce rinunciare al beneficio, per non correre rischi e non dover rispettare obblighi eccessivi. Ne abbiamo parlato in: Rinuncia al reddito di cittadinanza.

note

[1] Art.4 co.2 DL 4/2019.

[2] L. 68/1999.


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