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Multa Trenitalia per mancato biglietto

16 Maggio 2019
Multa Trenitalia per mancato biglietto

Sul treno senza biglietto: a quanto ammonta la sanzione e come ottenere una riduzione.

Sei arrivato tardi alla stazione a causa di un blocco della circolazione. Sei riuscito a salire sul vagone poco prima che il convoglio partisse: appena in tempo! Tuttavia, l’imprevisto legato al traffico non ti ha consentito di fare il biglietto. Hai accettato il rischio di essere sanzionato, consapevole che le condizioni della viabilità urbana non possono essere una giustificazione per evitare la multa Trenitalia per mancato biglietto. A questo punto, ti siedi su un posto libero in attesa del controllore e, come ogni viaggiatore, la tua mente spazia su una serie di pensieri.

Innanzitutto, ti chiedi a quanto ammonta la multa Trenitalia per mancato biglietto: non vorresti infatti dover sborsare una cifra troppo elevata rispetto alle tue attuali condizioni economiche. Poi, ti interroghi sulle possibili giustificazioni da offrire al controllore per evitare la sanzione: l’interruzione di una via al traffico o il passaggio di un corteo potrebbero essere un valido motivo per giustificarti? Quali conseguenze per chi non paga il biglietto del treno?

C’è una recente e interessante ordinanza della Cassazione [1] la quale offre più di uno spunto di riflessione sul tema – comune un po’ a tutti – della multa Trenitalia per mancato biglietto. Ecco cosa ha detto la Corte.

Multa Trenitalia: è una sanzione amministrativa?

Un dubbio che ha spesso interessato i giuristi è se la multa per mancato biglietto del treno possa essere considerata una sanzione amministrativa, di natura pubblica – al pari, quindi, di una sanzione per violazione del Codice della strada – oppure ha natura privata, classificandosi come violazione di condizioni generali di un contratto (il contratto di trasporto stipulato tacitamente, con la Spa titolare della linea ferroviaria, nel momento in cui si sale a bordo del treno).

Se una sentenza del Tar Lazio [2], in passato, ha qualificato tale sanzione come pubblica [3], la Corte costituzionale è stata invece di opinione diversa [4]. E, di certo, tra le due interpretazioni prevale la seconda. In particolare, la Consulta ha affermato, con riferimento al trasporto ferroviario, la sussistenza di «un affrancamento dall’antica fonte legislativa delle tariffe e condizioni generali del contratto … per essere trasferita all’autonomia regolativa dell’ente».

Questo significa che siamo nell’ambito di un regolare contratto.

Tale riflessione porta a delle importanti conseguenze. Vediamo quali.

Multa Trenitalia mancato biglietto: a quanto ammonta?

Prima di spiegare le conseguenze del ragionamento a cui è approdata la giurisprudenza, chiariamo a quanto ammonta la multa per chi sale sul treno senza biglietto. La compagnia Trenitalia applica, nelle proprie condizioni generali, la sanzione di 200 euro. Il termine “sanzione” però non è appropriato (proprio perché, come detto, non siamo nell’ambito delle conseguenze di tipo pubblicistico). La Cassazione ritiene quindi che la multa applicata per chi è senza biglietto del treno sia nient’altro che una comunissima penale contrattuale, che scatta – al pari di qualsiasi altra penale – tutte le volte in cui non viene rispettato un contratto o una singola clausola. Del resto, chi sale sul treno, dimostra di voler concludere un contratto e di accettare tutte le condizioni contrattuali. Ivi comprese le penali.

Come ridurre la multa Trenitalia per mancato biglietto

Proprio la natura di penale della sanzione per chi è sprovvisto di biglietto offre la possibilità di ottenere una riduzione della multa. Il Codice civile [4] infatti stabilisce che, quando una scrittura privata prevede una penale eccessiva rispetto alle prestazioni contrattuali e agli interessi del creditore (in questo caso Trenitalia), il giudice può ridurla. Quindi, nel caso di specie, applicando tale norma, la Cassazione ha ritenuto legittimo portare la multa – o meglio la penale – per mancato biglietto da 200 euro a 84 euro.

A questo diritto potrebbe accedere chiunque venga multato perché sprovvisto del titolo di viaggio. Chiaramente, però, non sarà Trenitalia ad accordargli lo sconto, ma un giudice di pace, a cui bisogna ricorrere pagando un contributo unificato di 40 euro. Da 84 euro si arriva a 124 euro. Una riduzione di 76 euro giustifica tutto questo disturbo? È vero: chi vince la causa si vede rimborsare le spese processuali ma, in questo caso, la Corte ha ritenuto legittima la decisione del giudice di primo grado di compensarle tra le parti. Una vittoria di Pirro. Resta comunque il fatto che chi non vuol pagare la multa per il treno può ottenere sempre uno sconto.

note

[1] Cass. ord. n. 12732/19 del 14.05.2019.

[2] TAR Lazio, sent. n. 12179/2015

[3] Art 23 del D.P.R. n. 753/1980

[4] C. Cost. sent. n. 184/2014.

[5] Art. 1384 cod. civ.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 7 novembre 2018 – 14 maggio 2019, n. 12732

Presidente Lombardo – Relatore Falaschi

Fatti di causa e ragioni della decisione

Il Giudice di pace di Modena, con sentenza n. 289 del 2016, rigettava l’opposizione proposta da Fe. Ca. avverso l’ordinanza con cui Trenitalia gli intimava il pagamento di Euro 276,20, per titolo di viaggio mancante.

A seguito di rituale appello interposto dal Care, il Tribunale di Modena, con sentenza n. 2156 del 2016, affermando la natura contrattuale della sanzione irrogata da Trenitalia s.p.a., assimilabile ad una clausola penale ex art. 1382 c.c., ne dichiarava la manifesta eccessività e, accogliendo parzialmente il gravame, ne riduceva l’ammontare da Euro 200,00 a Euro 84,00.

Avverso la sentenza del Tribunale di Modena, il Ca. propone ricorso per cassazione, fondato su un unico motivo.

E’ rimasta intimata Trenitalia s.p.a..

Ritenuto che il ricorso potesse essere rigettato, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all’art. 380 bis c.p.c, in relazione all’art. 375, comma 1, n. 5), c.p.c, su proposta del relatore, regolarmente comunicata al difensore del ricorrente, il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio.

In prossimità dell’adunanza camerale il ricorrente ha anche depositato memoria illustrativa.

Atteso che:

– con l’unico motivo parte ricorrente denuncia, ex art 360, comma 1, n. 3 e n. 5, c.p.c. la violazione e la falsa applicazione, dell’art. 91 c.p.c, in materia di compensazione delle spese processuali. Ad avviso di parte ricorrente, la sentenza del Tribunale è viziata nella parte in cui dispone la compensazione delle spese dei giudizi, ritenendo sussistente un diverso orientamento della giurisprudenza amministrativa, non essendovi nella specie alcun mutamento giurisprudenziale in ordine alla natura della sanzione irrogata da Trenitalia per titolo di viaggio mancante.

Il motivo non merita accoglimento.

Il giudice può compensare, in tutto o in parte, le spese processuali a norma dell’art. 92, comma 2, c.p.c. Tale norma che è stata dapprima emendata dall’art. 2, comma primo, lett. a), legge n. 263 del 2005, come modificata dall’art. 39-quater legge n. 51 del 2006, poi è stata ulteriormente modificata dall’art. 45, II comma, della legge n. 69 del 2009 ed infine, dall’art. 13, comma I, D.L.12 settembre 2014 n.132 (applicabile ratione temporis alla fattispecie, essendo stato il ricorso depositato in data 15.05.2017) che ammette la compensazione delle spese processuali in caso di soccombenza reciproca, assoluta novità della questione trattata o di mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti (Cass. 11217/2016).

Tanto precisato, il giudice di merito, effettuando una autonoma valutazione della giurisprudenza ritenuta rilevante nella specie, ha compensato le spese di lite rilevando la sussistenza di un problematica in ordine alla natura, pubblica o privata, della sanzione irrogata da Trenitalia s.p.a. in ipotesi di titolo di viaggio mancante. Il Tribunale ha, invero, da un lato, richiamato la sentenza del TAR Lazio, n. 12179/2015, che ha qualificato tale sanzione come pubblica, rinvenendone la fonte di legittimazione nell’art 23 del D.P.R. n. 753/1980, e, dall’altro, l’ordinanza della Corte costituzionale n. 184/2014, che ha affermato, con riferimento al trasporto ferroviario, la sussistenza di “un affrancamento dall’antica fonte legislativa delle tariffe e condizioni generali del contratto … per essere trasferita all’autonomia regolativa dell’ente”.

Orbene, non par dubbio che tale problematica ha avuto conseguenze rilevanti sull’esito del giudizio, in quanto solo la qualifica della sanzione irrogata da Trenitalia s.p.a. come clausola penale ha potuto consentirne una riduzione, ex art. 1384 c.c., per eccessiva onerosità.

In altri termini, il giudice del gravame ha statuito la compensazione delle spese processuali sull’assunto di un orientamento giurisprudenziale non univoco, peraltro in presenza di un accoglimento solo parziale dell’appello. Del resto l’accertamento della presenza di tale contrasto è rimesso al giudice del merito e, ove lo stesso sussista (come nella specie), trattandosi di argomentazione niente affatto irragionevole, ma da sola sufficiente a giustificare la decisione, non può essere sindacata in sede di legittimità, considerato che la sussistenza di ragioni di compensazione delle spese di lite va valutata ex ante, con riferimento, cioè, alla situazione giurisprudenziale esistente all’epoca della proposizione della domanda (Cass. n. 27725/2017).

In conclusione il ricorso deve essere rigettato.

Nessuna pronuncia sulle spese processuali in mancanza di difese da parte dell’intimata.

Poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è rigettato, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi dell’art. 1, comma 17, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto il comma 1-quater dell’art. 13 del testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

La Corte, rigetta il ricorso.

Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del D.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma 17, della legge n. 228 del 2012, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma I-bis dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della VI-2 Sezione Civile, il 7 novembre 2018.


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