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Cosa deve fare l’avvocato se il cliente non lo paga?

16 Maggio 2019 | Autore:
Cosa deve fare l’avvocato se il cliente non lo paga?

Recupero del credito dell’avvocato: come si fa? Si può chiedere il decreto ingiuntivo per farsi pagare dal cliente? Cos’è il rito sommario?

Può sembrare un paradosso, quasi un colmo, ma l’avvocato deve lavorare anche per sé stesso: ciò accade quando non è stato pagato dal proprio assistito e deve quindi procedere a recuperare il proprio credito. Si tratta di una situazione sempre più diffusa, soprattutto a causa della crisi economica che continua ad imperversare in Italia. Cosa deve fare l’avvocato se il cliente non lo paga?

La domanda non è così banale, visto che la legge prevede degli strumenti dedicati appositamente agli esercenti la professione legale che consentono loro di potersi attivare davanti al giudice per chiedere il pagamento di quanto dovuto. Ovviamente, non sempre l’avvocato può rivalersi nei riguardi del proprio assistito: pensa al caso emblematico del gratuito patrocinio, ma anche a quello dell’avvocato totalmente inadempiente ai propri obblighi oppure che non ha stipulato un valido rapporto con il cliente. Se questo argomento ti interessa e vuoi saperne di più, ti consiglio di proseguire nella lettura: vedremo insieme cosa deve fare l’avvocato se il cliente non lo paga.

Credito avvocato: come si recupera?

Cosa deve fare un avvocato per recuperare il proprio credito? Semplice: deve comportarsi come qualsiasi altro creditore e tentare di ottenere ciò che gli spetta adendo le ordinarie vie della giustizia.

In buona sostanza, quindi, l’avvocato che deve recuperare un credito derivante dal fatto che il cliente non l’ha pagato può innanzitutto inviare una formale diffida mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento; solo dopo, nel caso di esito negativo, potrà andare in tribunale per chiedere giustizia al giudice. Procediamo con ordine.

Messa in mora dell’avvocato al cliente che non paga

Innanzitutto, prima di bussare alle porte della giustizia occorre tentare la via stragiudiziale, cioè quella consistente nell’invito al debitore di adempiere spontaneamente alla propria obbligazione.

In soldoni, la prima cosa che deve fare l’avvocato se il cliente non lo paga è inviargli una raccomandata con avviso di ricevimento (eventualmente anche un messaggio di posta elettronica certificata, se il destinatario ne è in possesso) intimandogli di pagare entro un termine stabilito (di solito, quindici giorni), pena il ricorso all’autorità giudiziaria.

Con la stessa lettere di diffida l’avvocato potrà anche mettere in mora il debitore, nel senso che, a partire dalla ricezione della lettera, sull’importo dovuto scatteranno, insieme agli interessi legali, anche quelli moratori.

Avvocato: cosa fare se il cliente continua a non pagare?

Se il cliente dell’avvocato continua a non pagare nonostante l’invito formale a farlo, allora il legale potrà rivolgersi direttamente al giudice per ottenere la tutela delle proprie ragioni. In particolare, egli può:

  • proporre ricorso per decreto ingiuntivo;
  • proporre ricorso davanti al giudice mediante il rito sommario.

Analizziamo entrambe le strade percorribili dall’avvocato che vuole recuperare il proprio credito nei confronti del cliente che non paga.

Decreto ingiuntivo per recuperare il credito dell’avvocato

L’avvocato che vuole recuperare le proprie competenze professionali può innanzitutto fare ricorso al giudice affinché emetta un decreto ingiuntivo. Di cosa si tratta? Il decreto ingiuntivo [1] è uno strumento che consente ai creditori di una somma liquida di danaro oppure di una determinata quantità di cose fungibili di ottenere un provvedimento (il decreto ingiuntivo, appunto) che, in breve tempo, può diventare titolo esecutivo che giustifica l’inizio di una procedura di recupero del credito forzosa.

In pratica, si ricorre al decreto ingiuntivo quando il credito è certo, liquido ed esigibile, oltre che fondato su prova scritta (una scrittura privata, una fattura, un mandato, ecc.): la pretesa creditoria deve aver ad oggetto il pagamento di una somma di danaro o la consegna una determinata quantità di cose che siano facilmente identificabili e quantificate, pronte per essere date al creditore. Non si potrebbe chiedere un decreto ingiuntivo, ad esempio, per ottenere il risarcimento di un danno, in quanto questo andrebbe prima quantificato.

Decreto ingiuntivo: come funziona?

L’avvocato che si trovi nelle condizioni sopra evidenziate può chiedere al giudice competente l’emissione di un decreto ingiuntivo, cioè di un provvedimento assunto senza contraddittorio tra le parti (utilizzando un’espressione latina, si dice inaudita altera parte) con il quale viene riconosciuto il diritto ad ottenere quanto spetta.

Una volta emesso il decreto ingiuntivo, il creditore è onerato, a pena di decadenza del decreto stesso, a notificare il provvedimento entro sessanta giorni. Dal momento in cui ha ricevuto tale notifica, il debitore ha quaranta giorni di tempo per adempiere spontaneamente, cioè per pagare quanto riportato nel decreto, oppure per presentare opposizione.

Decreto ingiuntivo: cosa deve fare l’avvocato per ottenerlo?

L’avvocato che non è stato pagato dal suo cliente può fare ricorso al giudice per chiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo; questo lo abbiamo detto. Perché il giudice si convinca ad emanare questo provvedimento occorre però che l’avvocato dimostri l’incarico che ha svolto per il suo cliente: in pratica, occorre provare il proprio diritto al compenso.

Per fare ciò, il legale dovrà produrre ogni documento idoneo a dimostrare la propria attività difensiva, come ad esempio: il mandato firmato dall’assistito; gli scritti e le memorie difensive; i pagamenti anticipati.

La prova dell’onorario

Un capitolo a parte merita la prova dell’onorario. In altre parole: quanto può chiedere l’avvocato per la propria prestazione professionale? Dipende dal tipo di accordo che c’era tra le parti: se l’avvocato ha fatto firmare al cliente una scrittura privata ove veniva pattuito il compenso, allora non ci saranno problemi; diversa, invece, è la situazione nel caso in cui non vi fosse nulla di scritto. In un’ipotesi del genere l’avvocato ha comunque diritto al pagamento della parcella, solamente che questa deve essere calcolata in base ai parametri forensi forniti dalla legge [2].

In quest’ultimo caso, tra l’altro, l’onorario calcolato dall’avvocato deve essere approvato dal proprio consiglio dell’ordine mediante la cosiddetta “procedura di opinamento”. Cosa vuol dire? Significa che, se non c’è un accordo scritto tra legale e cliente, il compenso richiesto dall’avvocato deve ottenere l’approvazione del proprio consiglio dell’ordine, il quale è chiamato a stabilire la congruità della parcella richiesta in base all’attività concretamente svolta e ai parametri forensi.

La procedura di opinamento, in assenza di accordo sull’onorario sottoscritto dal cliente, può essere evitata solamente se l’avvocato chiede una parcella in linea con i parametri minimi previsti dalla legge: in altre parole, se l’avvocato chiede al giudice l’emissione di un decreto ingiuntivo per l’importo più basso previsto dalla legge, non occorrerà il parere di congruità del consiglio dell’ordine.

Cosa succede dopo il decreto ingiuntivo?

Una volta ottenuto il decreto ingiuntivo e provveduto alla notifica al debitore, gli scenari che possono prospettarsi sono i seguenti:

  • il debitore paga entro il termine previsto dalla legge e, pertanto, il creditore potrà dirsi soddisfatto;
  • il debitore si oppone, sempre entro quaranta giorni, ritenendo infondato il credito: così facendo, prenderà l’avvio un processo in piena regola, con regolare contraddittorio tra le parti. In questo nuovo giudizio il creditore dovrà dimostrare con ulteriori mezzi il proprio credito;
  • il debitore, entro quaranta giorni dalla notifica del decreto, non si oppone né adempie: in questa circostanza, il decreto ingiuntivo diviene esecutivo e il creditore può procedere coattivamente. Ciò significa che, espletato l’ulteriore adempimento della notifica del precetto, il creditore potrà procedere con il pignoramento.

Avvocato: rito sommario per ottenere il pagamento della parcella

In alternativa al ricorso per ottenere l’emissione del decreto ingiuntivo, l’avvocato che non è stato pagato dal cliente può intraprendere una vera causa a tutti gli effetti. Per farlo, può ricorrere al giudice esponendo le proprie ragioni e chiedendo di fissare la data dell’udienza; il giudice fissa con decreto l’udienza di comparizione delle parti. Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve essere notificato al convenuto (cioè, al cliente inadempiente) almeno trenta giorni prima della data fissata per la sua costituzione [3].

Il giudizio che prende così avvio si caratterizza per la sua brevità: si tratta, infatti, di un procedimento sommario la cui trattazione non deve essere particolarmente complessa. In altre parole, una volta che le parti (l’avvocato che non è stato pagato e il cliente inadempiente) compaiono dinanzi al giudice all’udienza da questi fissata, possono chiedere che la causa venga trattenuta dal giudice per la decisione.

Secondo la legge, se la parte convenuta solleva particolari questioni nel merito (ad esempio, eccepisce che l’avvocato gli ha causato un danno e, pertanto, deve essere risarcito dal professionista), il giudice può provvedere a cambiare il rito e a trasformarlo in quello ordinario.

In pratica, quindi, se l’avvocato che non è stato pagato dal cliente non sceglie la strada del decreto ingiuntivo ma intende optare per il ricorso al tribunale, può accadere che:

  • il giudice, alla prima udienza, ritenuto che il giudizio possa già concludersi, si riserva per la decisione finale;
  • al contrario, se il giudice ritiene che la causa sia particolarmente complessa per via delle eccezioni sollevate dal cliente, converte il rito sommario in quello ordinario e ordina la prosecuzione del procedimento, concedendo alle parti un termine per scrivere ulteriori memorie difensive.

Avvocato non pagato dal cliente: cosa gli conviene fare?

Come visto nei paragrafi precedenti, in conformità con quanto stabilito dalla giurisprudenza [4], l’avvocato che non è stato pagato ha davanti a sé solamente due strade: il ricorso per decreto ingiuntivo e il rito sommario. Quale dei due conviene? Dipende, in quanto entrambi presentano svantaggi e vantaggi:

  • il ricorso per decreto ingiuntivo ha il vantaggio di far ottenere all’avvocato, in tempi relativamente brevi, un titolo che, se non opposto entro quaranta giorni, diventa esecutivo. Addirittura, se il credito è particolarmente fondato, il giudice potrebbe concedere immediatamente la provvisoria esecutività. Lo svantaggio del decreto ingiuntivo è che, se il debitore si oppone, apre le porte ad un procedimento in piena regola, con conseguente allungamento dei tempi;
  • il rito sommario è un po’ più lento del decreto ingiuntivo, nel senso che il provvedimento finale dovrà essere emesso dopo il confronto tra le parti, ma impedisce al debitore convenuto di potersi opporre e far slittare il processo, a meno che le eccezioni proposte non siano talmente gravi (ad esempio, proposizione di domanda riconvenzionale) da convincere il giudice ad un mutamento del rito.

Quando l’avvocato non può recuperare il proprio credito dal cliente?

Concludiamo questa disamina su cosa deve fare l’avvocato se il cliente non lo paga vedendo in quali circostanze il legale non ha diritto al compenso: esistono delle ipotesi in cui l’avvocato non può pretendere il pagamento del suo onorario. Ciò è dovuto essenzialmente a due circostanze:

  • il cliente ha beneficiato del gratuito patrocinio e, pertanto, il difensore deve essere pagato dallo Stato;
  • l’avvocato è stato assolutamente inadempiente nei confronti del suo cliente. In una circostanza del genere, non solo l’avvocato potrebbe perdere il diritto alla parcella, ma addirittura potrebbe essere tenuto a pagare il risarcimento dei danni all’assistito.

note

[1] Art. 633 cod. proc. civ.

[2] D.M. n. 55/2014.

[3] Art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011.

[4] Cass., sez. Un., sent. n. 4485 del 23.02.2018.

Autore immagine: Unsplash.com


3 Commenti

  1. dimenticate che se il presunto creditore giuri (davanti al giudice ) di aver pagato quanto dovuto all’avvocato questi non può che tentare la via di falso , ma su quali presupposti? il creditore non potrebbe denunciare l’avvocato per omessa fattura ?……………. e comunque l’avvocato per ottenere il D.I deve prima farsi ratificare la sua parcella dall’Ordine Avvocati..

    1. Egr. Sig. Di Blasi,
      il giuramento è mezzo di prova consigliabile nel caso di prescrizione presuntiva; nei rimanenti, è sconsigliabile farne ricorso in quanto il falso giuramento sarebbe facilmente contestabile, con conseguente reato. L’avvocato per ottenere il decreto ingiuntivo deve prima esperire la procedura di opinamento presso il Consiglio dell’ordine degli avvocati, come spiegato nell’articolo.

      1. giusto la prescrizione presuntiva ….tant’è che l’avvocato durante la sua prestazione si fa anticipare somme di denaro ..

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