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Contumace e spese processuali

16 Maggio 2019
Contumace e spese processuali

Compensazione o condanna alle spese in favore del contumace che vince? Se, invece, il contumace perde il giudizio viene condannato?

Se una parte è contumace, cosa avviene alle spese processuali? La questione va risolta in modo diverso a seconda che la parte contumace abbia vinto o sia invece soccombente. La questione è stata affrontata da numerose sentenza della Cassazione, l’ultima delle quali pubblicata proprio in questi giorni [1]. Vediamo dunque qual è la sorte delle spese processuali se una parte è contumace.

La contumacia: cos’è?

Se la presenza davanti al giudice di chi vuol fare la causa (l’attore) è sempre scontata, non lo è quella dell’avversario (il convenuto): questi infatti può scegliere di farsi difendere da un avvocato o di non partecipare al giudizio. Quest’ultima scelta viene chiamata contumacia.

La parte contumace è, quindi, colui che non si costituisce in causa con un proprio atto e un difensore. Ciò nonostante il processo va comunque avanti in sua assenza e il giudice non per questo è tenuto ad accogliere automaticamente le istanze dell’attore. Le sue richieste infatti vanno sempre valutate sia sotto il profilo di legittimità (l’esistenza di una norma che gli dia ragione) che delle prove (la dimostrazione della verità di quanto afferma). La decisione di restare contumaci non implica una tacita ammissione di colpa o il riconoscimento del diritto altrui; anzi, la scelta di non costituirsi potrebbe al contrario derivare proprio dal fatto che si ritiene la domanda avversaria tanto infondata da rendere persino superflua la difesa.

Terminato il giudizio, il giudice dovrà stabilire se accogliere o meno la domanda dell’attore e decidere chi debba pagare le spese processuali.

La regola vuole che a pagare le spese legali sia sempre la parte soccombente, ossia chi perde la causa. In casi straordinari però il magistrato può disporre la cosiddetta compensazione delle spese: ciascuno si fa carico delle spese che ha già affrontato senza aver diritto al rimborso.

Se una delle due parti è stata contumace, però, ci sono regole speciali. Regole che differiscono a seconda che il contumace abbia vinto o perso il giudizio. Vediamo singolarmente questi due casi.

Condanna alle spese in favore del contumace

Non è possibile la condanna alle spese in favore del contumace. Se quest’ultimo perde la causa, infatti, il giudice deve disporre la compensazione delle spese legali. Non si può infatti disporre la condanna alle spese in favore di chi ha deciso di non costituirsi in causa. I Supremi giudici hanno spiegato che la condanna alle spese processuali, prevista dal Codice di procedura civile [2], ha il suo fondamento nell’esigenza di evitare una diminuzione patrimoniale alla parte che ha dovuto svolgere un’attività processuale per ottenere il riconoscimento e l’attuazione di un suo diritto; sicché essa non può essere pronunziata in favore del contumace (o intimata in sede di giudizio di Cassazione) vittorioso, poiché questi, non avendo espletato alcuna attività processuale, non ha sopportato spese al cui rimborso abbia diritto.

In sintesi, il contumace vittorioso non ha diritto al rimborso delle spese processuali.

Condanna alle spese del contumace

Al contrario – e per le medesime ragioni – se a perdere la causa è la parte contumace, quest’ultima può essere condannata a rifondere le spese legali all’avversario anche se, non costituendosi in giudizio, gli ha reso gioco facile. È quanto chiarito, anche in questo caso, dalla Cassazione [3].

Quindi, in caso di soccombenza del convenuto rimasto contumace, quest’ultimo può ben essere condannato alle spese processuali.

Contumacia e spese processuali: sentenze

Riportiamo qui di seguito alcune massime di sentenze che hanno affrontato l’argomento.

Cassazione civile, sez. VI, 29/05/2018, n. 13498

Poiché, ai fini della distribuzione dell’onere delle spese del processo tra le parti, essenziale criterio rivelatore della soccombenza è l’aver dato causa al giudizio, la soccombenza non è esclusa dalla circostanza che, una volta convenuta in giudizio, la parte sia rimasta contumace o abbia riconosciuto come fondata la pretesa che aveva prima lasciato insoddisfatta, così da renderne necessario l’accertamento giudiziale.

Cassazione civile, sez. VI, 15/10/2014, n. 21871

In tema di accoglimento di opposizione a cartella di pagamento e quindi di riparto delle spese giudiziali, non può essere pronunciata la compensazione (delle medesime spese) se il ricorrente, onde ottenere il riconoscimento del proprio diritto, sia stato costretto ad adire il magistrato: ciò anche in caso di contumacia della controparte e, quindi, di mancata opposizione alle richieste (accolte e formulate dal ricorrente). È, così, illegittima, e quindi va riformata, la sentenza di merito con cui, stante la non conformità al diritto, vengano ritenute valide e desumibili dalle motivazioni del provvedimento di primo grado le ragioni giustificatrici della compensazione delle spese processuali.

Tribunale, Massa, 13/11/2018, n. 799

La condanna alle spese, avendo il suo fondamento nell’esigenza di evitare una diminuzione patrimoniale alla parte vittoriosa che ha dovuto svolgere un’attività processuale per ottenere la tutela giudiziaria di un proprio diritto ovvero per contrastare in giudizio un’altrui pretesa, se va emessa nei confronti del convenuto contumace soccombente, non può essere pronunciata in favore del contumace vittorioso che, con tutta evidenza, non ha sopportato spese al cui rimborso abbia diritto, né può essere pronunciata riguardo al grado di giudizio in cui la parte vincitrice sia rimasta contumace.

Tribunale, Castrovillari, sez. I, 12/11/2018, n. 1010

Poiché la condanna alle spese processuali, a norma dell’ art. 91 c.p.c , si fonda sull’esigenza di evitare una diminuzione patrimoniale alla parte che abbia dovuto svolgere un’attività processuale per ottenere il riconoscimento e l’attuazione di un suo diritto, essa non può essere pronunciata in favore del contumace vittorioso, che non ha espletato alcuna attività processuale, per cui abbia sopportato spese delle quali debba essere rimborsato.

Cassazione civile, sez. III, 26/06/2018, n. 16786

La statuizione sulle spese giudiziali di primo grado a favore della parte vittoriosa in appello, che nel giudizio di primo grado sia rimasta contumace, integra un’ipotesi nella quale la Cassazione deve applicare l’ art. 382, comma 3, c.p.c. e, dunque, cassarla senza rinvio, in quanto, essendo il potere officioso del giudice di statuire sulle spese una necessaria implicazione del potere di pronunciare sulla domanda, in maniera tale da assicurare alla parte vittoriosa completa tutela, il provvedere a favore di quella vittoriosa che non si sia difesa e non abbia sopportato il carico delle spese è situazione assimilabile ad una pronuncia senza che la domanda per come trattata in giudizio lo giustificasse.

Cassazione civile, sez. III, 26/06/2018, n. 16786

Se la controparte è vittoriosa in appello, ma contumace nel primo grado di giudizio, la soccombente non deve pagare le spese giudiziali del primo grado nei suoi confronti, ciò in quanto il provvedere a favore di quella vittoriosa che non si sia difesa e non abbia sopportato il carico delle spese è situazione assimilabile ad una pronuncia senza che la domanda per come trattata in giudizio lo giustificasse.

Cassazione civile, sez. VI, 19/06/2018, n. 16174

La condanna alle spese processuali, a norma dell’ art. 91 c.p.c. , ha il suo fondamento nell’esigenza di evitare una diminuzione patrimoniale alla parte che ha dovuto svolgere un’attività processuale per ottenere il riconoscimento e l’attuazione di un suo diritto; sicché essa non può essere pronunziata in favore del contumace vittorioso, poiché questi, non avendo espletato alcuna attività processuale, non ha sopportato spese al cui rimborso abbia diritto.

Cassazione civile, sez. VI, 29/05/2018, n. 13498

Poiché, ai fini della distribuzione dell’onere delle spese del processo tra le parti, essenziale criterio rivelatore della soccombenza è l’aver dato causa al giudizio, la soccombenza non è esclusa dalla circostanza che, una volta convenuta in giudizio, la parte sia rimasta contumace o abbia riconosciuto come fondata la pretesa che aveva prima lasciato insoddisfatta, così da renderne necessario l’accertamento giudiziale.

Cassazione civile, sez. VI, 18/05/2018, n. 12195

Anche nel processo tributario, come implicitamente confermato dall’ art. 15, comma 2 sexies, del d.lgs. n. 546 del 1992 , poiché la condanna alle spese processuali ha il suo fondamento nell’esigenza di evitare una diminuzione patrimoniale per la parte che ha dovuto svolgere un’attività processuale per ottenere il riconoscimento e l’attuazione di un suo diritto, la stessa non può essere pronunciata in favore del contumace vittorioso, il quale, non avendo espletato alcuna attività processuale, non ha sopportato spese al cui rimborso abbia diritto.

Anche nel processo tributario, come implicitamente confermato dall’ art. 15, comma 2 sexies, del d.lgs. n. 546 del 1992 , poiché la condanna alle spese processuali ha il suo fondamento nell’esigenza di evitare una diminuzione patrimoniale per la parte che ha dovuto svolgere un’attività processuale per ottenere il riconoscimento e l’attuazione di un suo diritto, la stessa non può essere pronunciata in favore del contumace vittorioso, il quale, non avendo espletato alcuna attività processuale, non ha sopportato spese al cui rimborso abbia diritto.

Cassazione civile, sez. VI, 06/09/2017, n. 20869

La condanna alle spese processuali, a norma dell’art. 91 c.p.c., ha il suo fondamento nell’esigenza di evitare una diminuzione patrimoniale alla parte che ha dovuto svolgere un’attività processuale per ottenere il riconoscimento e l’attuazione di un suo diritto; sicché essa non può essere pronunziata in favore del contumace vittorioso, poiché questi, non avendo espletato alcuna attività processuale, non ha sopportato spese al cui rimborso abbia diritto.

note

[1] Cass. ord. n. 12897/19 del 15.05.2019.

[2] Art. 91 cod. proc. civ.

[4] Cass. ord. n. 373/2015.


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