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Casa: abolizione in vista di Imu e Tasi

16 Maggio 2019
Casa: abolizione in vista di Imu e Tasi

Tasse sulla prima casa da unificare: nasce la nuova Imu. La legge è già stata visionata dagli uffici tecnici.

Il primo tentativo, portato avanti già nello scorso dicembre, era naufragato per colpa dei tempi stretti di approvazione della Legge di Bilancio. L’intenzione però è rimasta intatta e le forze politiche convergono a tutt’oggi per l’abolizione di Imu e Tasi sulla casa. Non certo la cancellazione dell’intero prelievo tributario sul mattone, ma di una duplicazione di voci che, in definitiva, anche se chiamate e giustificate in modo differente, per i contribuenti significano una sola cosa: due distinte tasse sullo stesso bene, l’immobile.

La proposta di legge, con un lungo elenco di firmatari in calce (tra cui lo stesso vicepresidente della commissione Finanze alla Camera), è passata già all’esame tecnico del ministero dell’Economia. Il tutto mentre proprio il Fondo Monetario Internazionale suggerisce all’Italia la reintroduzione della tassa sulla prima casa per far fronte ai buchi provocati dal Reddito di cittadinanza e da Quota 100. Insomma, l’FMI suggerisce la cancellazione degli sgravi Imu e Tasi sull’abitazione principale introdotti dal Governo Renzi.

Ora la proposta legislativa istituisce e disciplina in 13 articoli la nuova imposta municipale sugli immobili – che sostituisce fondendole la vecchia Imu introdotta dal Dl salva-Italia del 2011 e la Tasi prevista dalla Legge di Stabilità 2014.

L’imu e la Tasi sono una duplicazione. Lo abbiamo sempre detto, lo hanno capito anche i contribuenti. Seppure l’Imu è l’imposta sull’immobile per eccellenza, sostituendo la vecchia Ici, mentre la Tasi vuole essere solo una tassazione per finanziare i “servizi indivisibili” comunali funzionali all’uso della casa, come l’illuminazione e gli impianti fognari, di fatto i due prelievi hanno le stesse caratteristiche e gravano sulla medesima base imponibile.  L’imposta, in pratica, è sempre la stessa, soprattutto dopo che l’esenzione dell’abitazione principale ha cancellato anche sul piano teorico il legame esile fra la Tasi e i servizi comunali, ma sono doppi i calcoli, i moduli da compilare e i gruppi di aliquote da sorvegliare.

Alla fine, Imu e Tasi gravano come un doppio macigno per chi ha oggi due o più abitazioni. Né è più sufficiente trasferire la residenza per evitare la tassazione: come ha più volte spiegato la giurisprudenza, oggi è necessario – oltre alle risultanze anagrafiche – un altro presupposto: la dimora abituale. E ciò vale tanto per I’Imu quanto per la Tasi.

Ecco che allora si parla adesso di una «nuova Imu» con lo scopo di semplificare il rapporto con il fisco locale. In tutto 13 articoli per unificare Imu e Tasi in una nuova tassa, la cui aliquota però non è stata ancora svelata. Il problema è proprio questo: ogni Comune ha la propria aliquota e la legge statale dovrebbe andare a mettere mano su un terreno che è rimasto sino ad oggi ad appannaggio delle autonomie locali. 

Sempre nell’ottica della semplificazione, la «nuova Imu» permette così ai sindaci di fissare solo altre dieci aliquote su misura di altrettante categorie di immobili. Categorie da distinguere in due famiglie: 

  • gli immobili residenziali: accanto alla tipologia generica delle seconde case, vedrebbero immobili a disposizione (vuoti da almeno due anni), case date in affitto come abitazione principale e comodati ai parenti;
  • gli immobili non residenziali tra i quali vi sono invece fabbricati industriali, commerciali, ospedali e case di cura (categoria B), laboratori artigianali (C3), negozi dei centri storici e capannoni. 

Quanto all’aliquota massima si pensa di fissare un tetto del 10,6 per mille a fronte però dell’attuale 7,6 per mille: insomma, magari dovremo pagare una sola tassa, ma sicuramente molto di più. Sarà un vero vantaggio per i contribuenti?


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