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Cartella di pagamento per violazione codice della strada

16 Maggio 2019
Cartella di pagamento per violazione codice della strada

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Maggio 2019



Multa non pagata: come difendersi dal pignoramento o dal fermo auto.

Chi non paga una violazione del Codice della strada riceve la cartella di pagamento. Non serve quindi far finta di nulla e non ricevere la posta perché la notifica si considera ugualmente avvenuta. In più si perde la possibilità di difendersi. La contestazione può riguardare motivi di forma e di sostanza. Ad esempio, non tutte le multe vengono spedite nei termini ed a volte l’omessa indicazione di uno degli elementi essenziali del verbale può determinare la nullità della contravvenzione. Chi poi ha la possibilità di fare ricorso al giudice, può chiedere l’esibizione del certificato di taratura dell’autovelox per verificare se l’apparecchio era a norma. 

Estinguere la multa prima che venga iscritta a ruolo e il carico affidato all’Agente della riscossione locale ha inoltre il vantaggio di non vedersi addebitare gli interessi del 10% ogni sei mesi e di pagare la sanzione in misura ridotta (al 60° giorno dal ricevimento del verbale, infatti, l’importo raddoppia).

Se ti interessa approfondire tutti questi argomenti e sapere come difenderti da una cartella di pagamento per violazione Codice della strada non ti resta che leggere le seguenti righe. Ti spiegheremo quali sono i passaggi che separano la multa dall’arrivo della cartella e quali son o le armi che può spiegare l’automobilista per contestare gli importi. Ma procediamo con ordine.

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Dalla multa alla cartella

Prima di spiegare come difendersi dalla cartella di pagamento per violazione Codice della strada è necessario spiegare alcune questioni preliminari. La prima riguarda i termini.

La multa deve essere spedita tramite posta o notifica all’automobilista entro 90 giorni dalla contestazione ossia dalla commissione dell’illecito. Il termine non può essere spostato in avanti come alcuni uffici fanno considerando come giorno iniziale non quello in cui è stato violato il Codice della strada, ma quello in cui è stato compilato il verbale (spesso dopo diverse settimane). 

Da quel momento ci sono 5 giorni di tempo per pagare con lo sconto del 30% e 60 giorni per pagare in misura ridotta (quella cioè indicata sul verbale stesso). Dal 61° giorno in poi si paga la multa in misura piena, un importo che raggiunge quasi il doppio di quello riportato sulla contravvenzione appena notificata. 

Non ricevere la multa dalle mani del postino o del messo notificatore non comporta alcun vantaggio: con la spedizione dell’avviso di giacenza, il termine inizia a decorrere ugualmente e gli effetti della notifica si producono lo stesso.

Sempre dal 61° giorno iniziano a maturare gli interessi del 10% ogni sei mesi. Dopo anni di morosità, l’importo diventa considerevole.

Se entro cinque anni non viene più spedita alcuna diffida o cartella, la multa cade in prescrizione e nulla è più dovuto. Se il Comune dovesse ugualmente richiedere gli importi basterà far rilevare il decorso dei termini; tuttavia, se non si procede allo sgravio, bisognerà ricorrere al giudice.

Se il Comune non riceve il pagamento della multa, iscrive a ruolo l’importo e delega la locale società di riscossione di avviare le procedure esecutive: in altri termini, il pignoramento. Quest’ultima deve però prima notificare la cartella di pagamento. Tale cartella deve essere spedita non oltre due anni da quando il ruolo è stato dichiarato esecutivo (la data è indicata sulla cartella stessa) a pena di decadenza. Dunque, se dovesse arrivare una cartella dopo tre anni non sarebbe più dovuta, ma è prima necessario impugnarla davanti al giudice di pace entro 30 giorni.

Altri motivi di nullità della cartella di pagamento per multe stradali

Abbiamo appena indicato il primo dei motivi di nullità della cartella: la decadenza che si ha quando la stessa viene notificata dopo oltre 2 anni da quando il ruolo è stato dichiarato esecutivo.

La cartella potrebbe essere non dovuta anche perché il credito si è prescritto: la prescrizione scatta dopo cinque anni durante i quali il debitore non ha ricevuto alcun atto o diffida di pagamento con raccomandata a.r. o con il messo notificatore. 

Un ulteriore motivo di nullità della cartella esattoriale per violazione del Codice della strada è l’omessa notifica della multa. Se l’automobilista non ha mai ricevuto il verbale, la cartella è impugnabile (sempre entro 30 giorni dal ricevimento e al giudice di pace). Attenzione però: se la notifica è avvenuta quando l’automobilista non era a casa e questi non ha curato il ritiro presso l’ufficio postale (se la notifica è avvenuta con raccomandata) o presso la Casa Comunale (se la notifica è avvenuta con il messo), non è più possibile sollevare contestazioni; come detto, infatti, la notifica si considera ugualmente compiuta. 

Se invece la notifica della multa è solo tardiva, ossia spedita dopo 90 giorni dall’infrazione, la cartella è valida. Difatti, in questo caso andava sollevata la contestazione contro il verbale non appena ricevuto. Non ci si può quindi svegliare solo al ricevimento della cartella.

Qualsiasi altro vizio del verbale stradale non può essere eccepito contro la cartella, ma andava opposto nei 30 giorni dal ricevimento di quest’ultimo (si pensi al difetto di taratura di un autovelox o alla mancanza del cartello preventivo di avviso, all’omessa indicazione degli estremi del veicolo o alla notifica della multa a soggetto diverso dal proprietario del mezzo).

Ricorso contro la cartella di pagamento

Se il termine ordinario per impugnare le cartelle esattoriali per tributi è di 60 giorni, per quanto riguarda invece le violazioni del Codice della strada è di 30 giorni. Il ricorso va fatto al giudice di pace, lo stesso competente per l’impugnazione della multa. Per importi inferiori a 1.100 euro ci si può difendere da soli, senza bisogno di avvocato.

Se contro la multa si può optare anche per il ricorso al Prefetto (entro 60 giorni dalla notifica) questo rimedio non è possibile invece contro la cartella.

In teoria, quando il vizio della cartella è palesemente fondato, si potrebbe tentare anche la carta del ricorso in autotutela, che è gratuito e non richiede difensori. Si tratta di una istanza di sgravio inviata con Pec o raccomandata all’esattore. Il problema è che l’istanza non sospende i termini per il ricorso al giudice, sicché – in assenza di risposte alla scadenza dei 30 giorni – sarà bene depositare anche il ricorso giudiziale. Diversamente ci si vedrà inibita ogni altra tutela in caso di rigetto (cosa abbastanza ricorrente).

Che succede se non si paga la cartella esattoriale?

La notifica della cartella interrompe il termine di prescrizione dei cinque anni e lo fa decorrere nuovamente da capo. Questo significa che, se dopo cinque anni dal ricevimento della cartella, l’automobilista non riceve alcun altro atto o pignoramento, il debito cade in prescrizione. Per far valere la prescrizione bisognerà però attendere. Difatti, non potendosi più impugnare la cartella (come detto ci sono solo 30 giorni dalla sua notifica) si dovrà eventualmente far ricorso contro il successivo atto notificato dall’Esattore. Ma se quest’ultimo non dovesse spedire più nulla, di fatto l’automobilista è libero.

Sempre entro cinque anni dalla notifica della cartella, l’Esattore può iscrivere un fermo auto. Il fermo può essere bloccato con la richiesta di rateazione del debito.

L’Agente della riscossione può anche avviare un pignoramento ma, in questo caso, deve agire entro massimo 1 anno dalla notifica della cartella. Se decorre questo termine, l’esattore che voglia avviare le azioni esecutive deve notificare una intimazione di pagamento e poi agire entro 180 giorni. 


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