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Quanto dura una causa civile in Cassazione

15 Giugno 2019 | Autore: Giuseppe Bava
Quanto dura una causa civile in Cassazione

Una causa civile in Corte di Cassazione non dovrebbe superare l’anno, ma tra fase iniziale, discussione e decisione, nel concreto ne passano almeno tre.

Il ricorso in Cassazione è un mezzo d’impugnazione a cui si può ricorrere dopo la sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello, ma anche, in alcuni casi, contro le sentenze e i provvedimenti di primo grado, come ad esempio accade quando le parti di un giudizio si accordano per omettere la fase di appello [1]. Il ricorso in Cassazione può essere proposto sia in materia civile che penale e se si pone la domanda quanto dura una causa civile in Cassazione è necessario considerare che il termine ragionevole del giudizio previsto dalla legge non dovrebbe superare un anno di durata. Tuttavia, prevalentemente a causa della mole dei ricorsi iscritti presso le cancellerie della Corte, nella realtà dei fatti il tempo intercorrente tra l’avvio di una causa civile in Cassazione e la decisione è difficilmente inferiore ai tre anni.

Termini per avviare il giudizio in Cassazione

Per meglio comprendere quanto sono lunghi i tempi di una causa civile in Cassazione, può essere utile analizzare i termini previsti dal Codice di procedura civile entro i quali le parti di un giudizio devono compiere determinate azioni.

Dunque, per quanto riguarda la fase introduttiva di un procedimento civile in Cassazione, il Codice di procedura prevede due termini entro i quali può essere proposto il ricorso: un termine più breve è di sessanta giorni [2], che iniziano a decorrere dal momento in cui la parte interessata a promuovere il giudizio in Cassazione, notifica all’altra parte ed al suo difensore la sentenza contro la quale intende ricorrere [3].

Un termine più lungo, invece, è previsto nel caso di mancata notifica della sentenza di una parte all’altra ed al suo difensore, ed è di sei mesi [4] dalla pubblicazione della sentenza (ossia da quando il provvedimento viene reso noto alle parti di un giudizio), trascorso tale periodo le parti decadono dal diritto di proporre il ricorso in Cassazione. Per quanto riguarda il termine di sei mesi però, è da aggiungere che è esteso sino ad un anno per i giudizi avviati prima del 04/07/2009, ossia prima dell’entrata in vigore della riforma del processo civile [5].

Quindi, ad esempio, un soggetto che voglia impugnare in Cassazione una sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello, se notifica il provvedimento all’altra parte del processo e al suo avvocato il 15 maggio 2019, dovrà proporre il ricorso davanti alla Corte di Cassazione entro e non oltre il 15 luglio 2019 (due mesi); se invece, ad esempio, non si procede alla notifica di una sentenza resa nota alle parti (pubblicata) il 15 maggio, la si potrà impugnare in Cassazione entro il 16 dicembre 2019 (sei mesi).

A tali termini di ordine generale, è poi aggiunta, nel Codice di procedura civile, l’ipotesi in cui sopravviene la morte oppure la perdita della capacità di stare in giudizio di una delle parti o dei loro difensori, nonché nel caso cessi il potere di rappresentanza di quest’ultimi [6]. Laddove si verifichi uno di questi casi, infatti, il termine di decorrenza previsto per proporre il ricorso in Cassazione si interrompe e il nuovo termine decorre dal giorno in cui la notificazione della sentenza è rinnovata nei confronti degli eredi o dei nuovi soggetti autorizzati a stare in giudizio; ovvero, se la morte o la perdita della capacità di stare in giudizio avvengono dopo sei mesi dalla pubblicazione della sentenza, è previsto che il termine venga prorogato per tutte le parti di sei mesi dal giorno dell’evento [7].

Adempimenti successivi alla notifica del ricorso introduttivo

Una volta che il ricorrente effettua la notifica del ricorso in Cassazione alla controparte, l’atto deve essere depositato entro venti giorni presso la cancelleria della Corte, altrimenti sarà dichiarato improcedibile [8]. La parte alla quale viene notificato il ricorso, invece, se intende contraddire alle affermazioni del ricorrente, deve farlo mediante controricorso da notificarsi alla parte che ha agito entro venti giorni, decorrenti dalla scadenza del termine stabilito per il deposito del ricorso. Anche il controricorso è depositato nella cancelleria della Corte entro venti giorni dalla sua notificazione, altrimenti sarà dichiarato improcedibile [9].

Quindi, ad esempio, se la parte di un giudizio notifica il ricorso in Cassazione alla controparte il 15 maggio 2019, dovrà depositare l’atto presso la cancelleria della Corte entro il 4 giugno 2019. La parte a cui è notificato il ricorso invece, dovrà notificare al ricorrente il proprio controricorso entro il 24 giugno 2019, e nei 20 giorni successivi depositare l’atto in Cassazione.

Un termine particolare è però previsto nel caso di ricorso incidentale, ossia nel caso in cui la parte a cui sia notificato il ricorso in Cassazione intenda anch’essa impugnare un capo della sentenza che ritiene a sé sfavorevole. Il termine per proporre ricorso incidentale in questo caso è infatti di quaranta giorni decorrenti dalla notificazione del ricorso principale [10], e anche in questo caso, la parte che lo riceve, avrà venti giorni per il deposito del controricorso.

Assegnazione della causa alle sezioni della Suprema Corte

Quando la parte che vuole agire deposita l’atto introduttivo notificato presso la cancelleria della Suprema Corte, il primo presidente della Cassazione assegna il ricorso alla sezione “filtro”, che ha il compito di verificare se l’atto è ammissibile o inammissibile. Se sarà ritenuto inammissibile, i termini di durata del procedimento saranno brevi, perché la sezione filtro è stata introdotta proprio per diminuire la mole dei contenziosi gestiti dalla Cassazione. Viceversa, il primo presidente fissa l’udienza o l’adunanza della Camera di Consiglio e nomina il relatore, per i ricorsi assegnati alle Sezioni Unite; mentre per i ricorsi assegnati alle sezioni semplici, assegna i suddetti incombenti al presidente della sezione.

Dell’udienza è data comunicazione dal cancelliere agli avvocati delle parti almeno venti giorni prima [11] e le parti hanno tempo per depositare memorie integrative ai propri atti o alle eventuali osservazioni del relatore, sino a cinque giorni prima dell’udienza [12].

Quali sono le possibili decisioni della Corte?

Successivamente all’udienza di discussione, la Corte delibera nella stessa seduta la sentenza in Camera di Consiglio [13]. Tuttavia, la seduta in Camera di Consiglio della sezione della Corte chiamata a decidere su un ricorso, può essere rinviata e suddivisa in più incontri. Ne consegue che i tempi per l’emissione delle sentenze e la loro pubblicazione per la conoscenza al pubblico può avvenire anche diversi mesi dopo la suddetta udienza di discussione.

È necessario tenere conto del fatto che le decisioni della Corte sulla questione proposta, possono essere diverse, e che i tempi processuali possono allungarsi soprattutto laddove i giudici decidono di eliminare (cassare) la sentenza con rinvio ad altro giudice. In questi casi, infatti, sebbene il procedimento in Cassazione formalmente giunga al termine, sarà compito delle parti interessate proseguire il procedimento innanzi al giudice del rinvio (ossia il giudice indicato nella decisione della Suprema Corte) per avere giustizia.

La Legge Pinto e il termine di ragionevole durata di un processo

Dopo aver analizzato i termini previsti dal Codice di procedura civile per il giudizio innanzi alla Corte di Cassazione, è necessario soffermarsi su quanto affermato a proposito dalla legge Pinto [14], che disciplina il diritto di richiedere un’equa riparazione per il danno, patrimoniale o non patrimoniale, subito per l’irragionevole durata di un processo svolto in Italia.

In particolare, è da evidenziare il fatto che dal 2012, anno in cui è stato emanato il decreto contenente le “misure urgenti per la crescita del Paese” [15], è stato fissato un preciso limite oltre il quale la lunghezza del processo diventa irragionevole, facendo così sorgere il diritto all’equa riparazione. La legge ha previsto che il processo non è svolto in termini ragionevoli, quando supera i sei anni (tre anni in primo grado, due in secondo e uno nel giudizio innanzi alla Corte di Cassazione). Tuttavia, la Corte di Cassazione ha una sola sede in Italia, che è a Roma, e ciò comporta che tra la presentazione dei ricorsi e la decisione finale dei giudici trascorrono in media non meno di tre anni, come rilevabile dagli studi statistici presenti sul sito della Cassazione che calcolano la durata media dei processi civili dal 2008 al 2018. Anche per questo motivo la legge Pinto specifica che i singoli criteri previsti per le diverse fasi processuali sono indicativi e che il termine di riferimento per ritenere la durata del processo ragionevole, è quello complessivo di sei anni [16].

Inoltre, è stato specificato dalla giurisprudenza che per ottenere il diritto a un’equa riparazione per l’irragionevole durata del processo civile si deve fare riferimento come termine iniziale alla data di notifica dell’atto introduttivo del giudizio e come termine finale al momento in cui una sentenza passa in giudicato, ossia quando decorrono i termini per impugnarla. Ma è stato specificato anche che si deve tenere conto, nel suddetto calcolo, delle eventuali richieste di rinvio fatte dai difensori delle parti di un giudizio, che non dipendono dagli uffici giudiziari, e che pertanto sono da sottrarre al termine di sei anni previsto dalla Legge Pinto [17], per ritenere ragionevole la durata di un processo.

Quindi, ad esempio, se il difensore di una parte chiede un rinvio di cinque mesi per l’applicazione di una strategia processuale o altri motivi, successivamente, la parte che voglia richiedere l’equo indennizzo per l’irragionevole durata del processo dovrà sottrarre dal termine ritenuto ragionevole di sei anni, quei cinque mesi. In altre parole, nel caso appena riportato, il termine ragionevole sarà da ritenersi rispettato anche se la sentenza diviene definitiva dopo sei anni e cinque mesi dalla notifica dell’atto introduttivo.



Di Giuseppe Bava

note

[1] Art. 360 cod. proc. civ.

[2] Art. 325 cod. proc. civ.

[3] Art. 326 cod. proc. civ.

[4] Art. 327 cod. proc. civ.

[5] L. n. 69 del 18.06.2009.

[6] Art. 299 cod. proc. civ.

[7] Art. 328 cod. proc. civ.

[8] Art. 369 cod. proc. civ.

[9] Art. 370 cod. proc. civ.

[10] Art. 371 cod. proc. civ.

[11] Art. 377 cod. proc. civ.

[12] Art. 378 cod. proc. civ.

[13] Art. 379 cod. proc. civ.

[14] L. 24 marzo 2001, n. 89.

[15] D.L. n. 83 del 22.06.2012.

[16] Art. 2, co. 2 ter, L. n. 89 del 24.03.2001.

[17] Cass., sez. I civ., sent. n. 7550 del 29.03.2010.

Autore immagine: 123rf com.


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