Diritto e Fisco | Articoli

Imu prima casa: se non ho la residenza devo pagare?

16 Maggio 2019
Imu prima casa: se non ho la residenza devo pagare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Maggio 2019



Oltre a luogo di residenza, la casa deve essere l’abitazione principale. Ma le bollette possono bastare a dimostrare l’abituale utilizzo dell’immobile?

Hai intenzione di andare a vivere in un’altra casa ma la tua residenza è rimasta presso il precedente appartamento. Ora il Comune ti chiede di pagare l’Imu sul nuovo immobile ma ritieni che la pretesa sia infondata. Esso è infatti diventato la tua abitazione principale e – a tuo avviso – ciò basta a ottenere le esenzioni di imposta previste dalla legge. È vero: non hai ancora aggiornato i registri dell’Anagrafe comunale, non vi hai cioè trasferito la residenza, ma ritieni che conti la sostanza più che la forma: mostrando le bollette da cui risultano i vari consumi per le utenze di luce, acqua e gas, potrai dimostrare di aver effettivamente vissuto in questa nuova casa e che, pertanto, non ci possano essere dubbi sul fatto che non stai mentendo. Insomma, il tuo dubbio è il seguente: se non ho la residenza devo pagare l’Imu sulla prima casa?

La questione si pone in modo identico anche per la Tasi, l’imposta comunale sui servizi indivisibili, che ha lo stesso presupposto d’imposta dell’Imu e le medesime esenzioni. Quindi, nel momento in cui risponderemo alla prima domanda, avremo risposto anche a un altro quesito: chi non ha la residenza deve pagare la Tasi?

Per trovare una soluzione al quesito ci rifaremo a una recente sentenza della Commissione tributaria Regionale del Molise che, nel risolvere la questione, riprende l’orientamento ormai costante della Cassazione [2]. Ecco cosa hanno decretato i giudici tributari.

Quando non si pagano Imu e Tasi 

Oggi la legge [3] consente di non pagare le tasse sulla casa, ossia l’Imu e la Tasi, sulla cosiddetta «abitazione principale». Cosa si considera con questo termine?

Per capirlo dobbiamo fare un passo indietro. Ci perdonerà quindi il lettore se faremo una piccola ma necessaria digressione.

Quando c’era l’Ici – l’imposta sugli immobili sostituita poi dall’Imu – l’abitazione principale era il luogo di residenza del contribuente. Questa previsione ha però agevolato diversi comportamenti fraudolenti. La gente infatti trasferiva la propria residenza non sulla base del luogo ove realmente viveva ma nell’immobile su cui non voleva pagare le imposte. Ciò però è vietato dalla legge: poiché ognuno di noi ha il dovere di rendersi reperibile (alla polizia, ai vigili, agli ufficiali giudiziari, al postino, ecc.), la residenza deve sempre coincidere con la dimora abituale, ossia con il luogo ove si vive in gran parte dell’anno. La seconda casa non può mai essere luogo di residenza proprio perché, essendo destinata alle vacanze o a limitati periodi dell’anno, non costituisce anche dimora abituale.

Ecco allora che la legge sull’Imu e sulla Tasi ha imposto che, ai fini di abitazione principale sono necessari due requisiti:

  • la residenza (come in passato);
  • la dimora abituale.

In verità, se gli italiani avessero rispettato la legge, non ci sarebbe stato bisogno di specificare anche la seconda condizione, essendo – come detto – strettamente connessa alla prima.

Peraltro – è bene sottolinearlo – chi indica al Comune una falsa residenza subisce un procedimento penale per falso in atti di ufficio. Ricordiamo infatti che il registro dell’Anagrafe comunale è un atto pubblico e dichiarare di vivere in un luogo diverso da quello effettivo configura un reato.

Se non ho la residenza devo pagare l’Imu e la Tasi sulla casa?

I due requisiti appena citati – residenza e dimora abituale – sono entrambi necessari. Non basta quindi avere solo la residenza, senza vivere nell’immobile, così come non basta viverci senza però avere la residenza stabilita in quel luogo.

Ecco perché la Commissione Tributaria Regionale del Molise ha detto che non bastano le bollette di acqua e luce a dimostrare che l’immobile a cui tali utenze si riferiscono è l’abitazione principale e dunque va esentato da Imu e Tasi: oltre a ciò conta anche il registro dell’Anagrafe.

Risultato: se il contribuente risiede altrove non può ottenere l’esonero dalle imposte sulla casa nel luogo ove materialmente vive.

Se una persona vive ma non risiede o risiede ma non vive in un determinato immobile non può ottenere l’esenzione.

Leggi Residenza: dove conviene? 

Il resto della famiglia dove deve vivere?

Che succede se il contribuente è sposato e ha messo su famiglia? Le cose si complicano. Infatti, come chiarito dalla pronuncia in commento, in tali ipotesi, per non pagare Imu e Tasi, il contribuente deve anche dimostrare che il requisito della dimora abituale sussiste per tutti gli altri familiari oltre che per sé. La legge non si limita a richiedere che, all’interno dell’immobile in questione, sia fissata la dimora del relativo titolare della casa, ma anche di tutta la sua famiglia.

Quindi tutti i componenti lo stato di famiglia devono avere la medesima dimora. E se i figli sono universitari fuori sede non conta, quando ritornano periodicamente a casa dai genitori e lì è rimasto il loro principale centro di interessi e riferimento.

Bonus prima casa

Attenzione a non confondere le esenzioni Imu e Tasi con il bonus prima casa, che spetta solo al momento dell’acquisto dell’immobile (si tratta di una riduzione o dell’Iva al 4% o dell’imposta di Registro al 2%, oltre a notevoli tagli sull’imposta catastale e ipotecaria).

Per usufruire dell’agevolazione fiscale in commento ti basta trasferire la residenza entro 18 mesi dall’acquisto del nuovo immobile. Quindi puoi avere il bonus prima casa anche se non hai la residenza.

Peraltro la residenza può essere fissata in qualsiasi via del Comune ove si trova l’immobile e non presso questo stesso; con la conseguenza che il bonus prima casa spetta anche se l’appartamento viene dato in affitto.

note

[1] CTR Molise sent. n. 308/19.

[2] Cass. ord. n. 6634 del 7.03.2019.

[3] Art. 13, comma 2 del dl 201/11.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA