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Dimora abituale e residenza anagrafica: quali differenze?

16 Maggio 2019
Dimora abituale e residenza anagrafica: quali differenze?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Maggio 2019



Che differenza c’è e cosa significa residenza, dimora e domicilio. Che succede a chi dichiara una residenza falsa. 

Alcune parole che usiamo quotidianamente, nel momento in cui vengono tradotte in linguaggio legale, prendono nomi differenti. Il diritto ha infatti una propria terminologia non tanto per snobbismo letterario quanto per evitare equivoci e confusioni. A una parola deve corrispondere un solo significato, a prescindere da quello che la gente comunemente intende. Il risultato è che spesso si può perdere una causa per aver sbagliato un termine. Ecco che allora le «definizioni» sono il primo capitolo di ogni buon testo universitario di giurisprudenza. Facciamo un esempio in materia fisco e casa. L’attuale legge prevede l’esenzione dal pagamento delle imposte sugli immobili per la cosiddetta «abitazione principale». La normativa Imu e Tasi definisce l’abitazione principale come il luogo ove il contribuente ha sia la «residenza» che la «dimora». Ecco che allora sorge un dubbio comune: quali sono le differenze tra dimora abituale e residenza anagrafica? Cerchiamo di scoprirlo insieme in questa breve guida.

Dove ha sede una persona fisica?

L’articolo 16 della Costituzione stabilisce che «ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale». La libertà di movimento però non vuol anche significare libertà di restare irreperibili. Ogni cittadino deve poter essere “trovato”: trovato dal postino, dall’ufficiale giudiziario, dalla Polizia, dai Carabinieri, dalla Guardia di Finanza, dai vigili municipali, dall’amministratore di condominio, dai creditori, da chiunque gli voglia fare una causa e così via.

Immagina che una persona ti debba una consistente somma di denaro e che, tuttavia, si sposti con frequenza in luoghi sempre diversi. Se tu volessi chiamarlo in giudizio, in quale abitazione potresti notificargli l’atto di citazione? Inoltre, essendo competente per territorio il giudice del luogo ove il convenuto risiede, a quel foro dovresti rivolgerti.

Un problema simile si pone anche per le autorità pubbliche: se una persona si sposta con frequenza, dove le si può notificare un verbale per una contravvenzione al Codice della strada o una cartella esattoriale? E se la polizia volesse fermarlo per aver commesso dei delitti, sarebbe costretta a girare mezza Italia?

Insomma, per rispondere a tutte queste esigenze il Codice civile impone a ciascuno di noi di avere una residenza. Lo fa indirettamente stabilendo che la residenza è nel luogo in cui ogni persona ha la dimora abituale.

Dunque residenza e dimora devono coincidere. Non sono lo stesso concetto ma devono convergere sullo stesso luogo. Che significa?

Cos’è la residenza?

Chiunque si trasferisce in modo permanente in una località (una città, un paese, ecc.) ha l’obbligo di darne comunicazione all’ufficio anagrafico del Comune in cui va a stabilirsi. Proprio per questo è stato istituito, presso ogni Comune, un registro anagrafico delle persone residenti nel quale tutte le persone che lì vivono sono tenute a iscriversi.

Dunque la residenza corrisponde al dato formale che risulta dal registro dell’anagrafe civile.

Cos’è la dimora?

La dimora è il dato sostanziale: è il luogo in cui effettivamente una persona si trova in un determinato momento.

La dimora può essere occasionale e transitoria (ad esempio un albergo, una casa vacanze) oppure abituale (ad esempio l’abitazione di proprietà, quella presa in affitto, ecc.).

Differenza tra dimora abituale e residenza

Da quanto abbiamo appena detto puoi già farti un’idea di qual è la differenza tra dimora abituale e residenza anagrafica. La dimora abituale è il luogo ove una persona vive per gran parte dell’anno. La residenza è il dato che risulta ai registri dell’anagrafe.

Ogni persona deve essere residente dove dimora in via abituale. Quindi, come detto sopra, i due concetti devono coincidere. Ma spesso questo non succede. Non succede ad esempio quando uno studente universitario va a stare fuori sede nella città dell’ateneo o nel caso di un lavoratore che, per motivi di trasferta, è costretto a spostarsi in un determinato Paese per qualche anno.

Cosa succede in questi casi? In teoria tutte le volte in cui si cambia dimora in modo stabile bisognerebbe cambiare residenza. Ma non tutti lo fanno, per evitare complicazioni. Inoltre, spesso – in barba alla legge – la gente fissa una residenza di comodo per motivi fiscali o per ottenere altre agevolazioni sociali. Questo comportamento – che costituisce reato di falso in atto pubblico, in quanto mira a dichiarare all’ufficio pubblico dell’anagrafe un dato non corrispondente al vero – può creare uno sdoppiamento tra residenza (che sarà solo formale) e dimora abituale (che sarà invece il luogo ove concretamente il soggetto vive). Ecco perché la giurisprudenza della Cassazione ha più volte ribadito che il certificato di residenza non è una prova certa, ma una semplice presunzione che può essere sempre contrastata con qualsiasi prova contraria.

Proprio per evitare truffe di questo tipo la legge, in materia di esenzioni Imu e Tasi, definisce l’abitazione principale, suscettibile di tale agevolazione, non solo come il luogo di residenza ma anche dell’abitazione principale della famiglia. Se una persona vive ma non risiede o risiede ma non vive in un determinato immobile non può ottenere l’esenzione.

Cos’è il domicilio?

Parlando di residenza e di dimora, ti chiederai a questo punto anche che cos’è il domicilio, un altro termine che la legge e il Codice citano spesso. Il domicilio è il luogo in cui una persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. Anche questo, di solito, è il luogo di residenza, ma non per tutti. Ad esempio un professionista avrà il proprio domicilio allo studio, un imprenditore nella sede della propria azienda, un commerciante all’interno del proprio negozio. Ecco che allora tutte le comunicazioni lavorative arriveranno presso il domicilio e non alla residenza.

Non esiste un’anagrafe del domicilio come invece per la residenza, salvo per il cosiddetto domicilio fiscale, valevole per l’Agenzia delle Entrate (il luogo dichiarato al fisco ove si vuol ricevere le notifiche e che è sede della propria attività lavorativa).


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