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Pignoramento per assegno di mantenimento

18 Giugno 2019 | Autore:
Pignoramento per assegno di mantenimento

Ecco cosa si può fare quando l’ex coniuge non paga il mantenimento a seguito di una separazione o di un divorzio.

Lo scorso anno ti sei separata da tuo marito. La sentenza di separazione ha stabilito che egli debba corrisponderti mensilmente un assegno per contribuire al tuo mantenimento: infatti dopo le nozze hai rinunciato a lavorare per dedicarti alla casa e consentirgli di fare carriera più facilmente. Ora, il tuo ex ha trovato una nuova compagna che riempie di attenzioni e di regali, e, dopo alcuni mesi di pagamenti puntuali, da qualche tempo sembra “dimenticare” il suo obbligo mensile nei tuoi confronti. Vorresti quindi sapere cosa puoi fare per tutelare i tuoi diritti, e, in particolare, se è possibile ricorrere al pignoramento per l’assegno di mantenimento. Qui troverai i consigli che cerchi.

In caso di mancato pagamento dell’assegno di mantenimento da parte dell’ ex coniuge la legge prevede una serie di rimedi. Vediamolì prestando particolare attenzione alla possibilità di ricorrere al pignoramento nelle sue varie forme.

Cos’è l’assegno di mantenimento?

L’assegno di mantenimento è una somma che, a seguito di una separazione o di un divorzio, deve essere versata da un coniuge all’altro, economicamente più debole. Il pagamento avviene solitamente a cadenza mensile.

Uno dei coniugi ha diritto all’assegno di mantenimento quando non dispone di mezzi sufficienti per far fronte alle varie esigenze della vita e non può procurarseli per ragioni oggettive.

Qualunque sia l’importo, l’assegno di mantenimento deve essere pagato regolarmente da chi vi è obbligato.

Assegno di mantenimento non pagato: cosa fare?

Se il tuo ex coniuge non ti ha versato per una o più mensilità l’assegno di mantenimento, devi andare da un avvocato ed esporgli la situazione. Il legale calcolerà l’importo totale che ti è dovuto: se, ad esempio, l’assegno è di 450 euro al mese e il tuo ex non paga da tre mesi, hai un credito nei suoi confronti di 1.350 euro. L’avvocato gli invierà quindi una diffida, invitandolo a pagare entro un termine ragionevole (dieci o quindici giorni), e avvertendolo che, in mancanza, intraprenderà delle azioni legali nei suoi confronti per tutelare i tuoi interessi. Questo documento può essere inviato mediante raccomandata con avviso di ricevimento, oppure tramite ufficiale giudiziario.

A questo punto, dovrai aspettare cosa succede dopo la diffida. Se, dopo averla ricevuta, il tuo ex paga quando dovuto, c’è da sperare che abbia capito che fai sul serio e che in futuro si comporti bene. Può invece accadere che, pur avendo ricevuto la diffida, non paghi; oppure che addirittura la rifiuti o non la ritiri.  In tal caso bisogna passare alle maniere forti e procedere al pignoramento. La legge, però, non consente che quest’ultimo avvenga di punto in bianco: prima occorre “avvertire” il tuo ex notificandogli due atti, il titolo esecutivo e il precetto, di cui ti parlerò subito.

Cosa occorre fare prima del pignoramento?

Come ti dicevo, prima di procedere al pignoramento occorre notificare al debitore (in questo caso il tuo ex) il titolo esecutivo e l’atto di precetto.

Il titolo esecutivo [1] è un documento “ufficiale” dal quale risulta il credito di una persona. Nel caso che ci interessa, per individuarlo occorre considerare il tipo di procedura utilizzato per giungere alla separazione o allo scioglimento del matrimonio.

Ecco i vari casi:

  • separazione o divorzio giudiziali. E’ l’ipotesi in cui marito e moglie abbiano contrasti su alcune importanti questioni (ad esempio, l’affidamento dei figli o proprio l’assegno di mantenimento). In questo caso occorre una vera e propria causa che si svolge davanti al Tribunale, e che si conclude con una sentenza. Se la sentenza pone a carico di uno dei due coniugi l’obbligo di pagare all’altro l’assegno di mantenimento, essa costituisce titolo esecutivo. Inoltre, in attesa della decisione finale il Presidente del Tribunale può disporre il pagamento di un assegno in via provvisoria. Il provvedimento del Presidente è titolo esecutivo. Esso sarà sostituito dalla sentenza quando la causa finirà;
  • separazione o divorzio consensuali. In questo caso marito e moglie sono d’accordo su tutti gli aspetti che riguardano la fine della loro unione. Essi possono quindi concordare che uno dei due versi all’altro l’assegno di mantenimento in una certa misura. Il loro accordo viene poi “ufficializzato” in un provvedimento del Tribunale, che è titolo esecutivo;
  • separazione o divorzio in Comune. Anche qui c’è un accordo tra i coniugi, che dichiarano la loro volontà di separsi o di divorziare al Sindaco o all’ufficiale di stato civile. Il verbale contenente il loro accordo, con le condizioni di separazione o di divorzio che hanno concordato (e quindi anche la previsione dell’assegno di mantenimento) costituisce titolo esecutivo;
  • negoziazione assistita. Anche in questo caso la separazione o il divorzio avvengono di comune accordo tra i coniugi, i quali stipulano una convenzione che viene certificata dai loro legali di fiducia. La convenzione ha valore di titolo esecutivo.

In alcuni casi, può succedere che marito e moglie si accordino per il versamento di un assegno di mantenimento successivamente alla separazione o al divorzio. Si tratta di una possibilità piuttosto rara, ma ammessa dalla giurisprudenza [2].

Facciamo un esempio. Luigi e Rita si separano, e non viene previsto nessun assegno di mantenimento perché sono entrambi economicamente indipendenti. A distanza di mesi, però, Rita viene licenziata e non ha più risorse per vivere. La legge consente di modificare le condizioni della separazione o del divorzio con un’apposita procedura, ma per risparmiare tempo e denaro i due stipulano una scrittura privata con la quale Luigi si impegna a corrispondere a Rita un assegno mensile.

Cosa succede, in questo caso, se colui che si è impegnato con la scrittura privata non vi adempie? L’accordo tra le parti non è un titolo esecutivo: per procurarselo, il coniuge interessato a ricevere l’assegno dovrà rivolgersi al giudice e chiedere l’emanazione di un decreto ingiuntivo. Quest’ultimo è un provvedimento con il quale il giudice ordina al debitore di pagare la somma dovuta: esso costituisce titolo esecutivo.

L’atto di precetto [3] è un documento che contiene l’intimazione, rivolta in questo caso all’ex coniuge, di pagare una somma corrispondente agli assegni di mantenimento arretrati, oltre agli interessi e alle spese della procedura. Nel precetto si dà al debitore un termine per procedere al pagamento, che non può essere inferiore a 10 giorni.

Il titolo esecutivo e il precetto possono essere notificati sia insieme che separatamente. Precisamente:

  • se si pensa che, ricevuto il titolo esecutivo, il tuo ex possa intimorirsi e convincersi a pagare, gli si notifica solo questo documento. In tal caso, prima di andare avanti, bisogna attendere 10 giorni, per dar modo al debitore di adempiere. Successivamente, se non ha ancora pagato, gli si notificherà l’atto di precetto;
  • se invece si ritiene inutile concedere al tuo ex coniuge questo termine, titolo e precetto gli vengono notificati insieme. In questa ipotesi, prima di procedere al pignoramento, bisogna aspettare la scadenza del termine per pagare indicato nell’atto di precetto.

Vediamo ora in cosa può consistere, e come si esegue, il pignoramento a carico dell’ex coniuge.

Cosa posso pignorare al mio ex coniuge?

Il pignoramento, o esecuzione forzata, consiste nel privare il debitore di qualcosa di suo (denaro, beni, somme dovute da terzi) per soddisfare un credito.

Ecco le forme di pignoramento alle quali puoi ricorrere per ottenere ciò che ti spetta:

Ora, ti dirò quello che ti interessa sapere per ognuna di queste forme di esecuzione forzata.

Cos’è e come avviene il pignoramento mobiliare?

Il pignoramento mobiliare [4] riguarda i beni mobili del tuo ex coniuge. Si può trattare dell’arredamento della casa o dell’ufficio, di elettrodomestici e soprammobili, di gioielli, di titoli, di denaro contante.

Per eseguirlo il tuo avvocato, dopo la notifica del titolo e del precetto, ne farà richiesta all’ufficiale giudiziario. Quest’ultimo si recherà in casa del tuo ex e cercherà di individuare qualcosa che possa vendersi agevolmente per ricavarne la somma che ti spetta; se troverà in giro denaro contante, lo sottoporrà a pignoramento. Redigerà quindi un verbale delle operazioni effettuate, in cui indicherà i beni pignorati e il loro valore.

Successivamente, il tuo legale chiederà al tribunale che si proceda alla vendita dei beni pignorati. Se essi si  vendono, il giudice ti assegnerà la somma che ti spetta. Se la vendita non avviene, puoi chiedere l’assegnazione di alcune cose pignorate corrispondenti al valore del tuo credito (se pensi che ciò ti convenga).

L’esito di questa procedura non è sempre soddisfacente. Infatti, non sarà facile trovare acquirenti, a meno che tra i beni pignorati non ce ne siano alcuni pregiati e richiesti. Probabilmente tu sei in grado di conoscere quello che il tuo ex ha in casa: se vi si trovano cose di pregio, che altri potrebbero acquistare (o che vorresti tu), ti converrà richiedere il pignoramento. In caso contrario, lascia perdere: ogni procedimento giudiziario ha un costo (devi pagare delle tasse e, naturalmente, il tuo avvocato) e non è il caso di sostenerlo a vuoto.

Cos’è e come avviene il pignoramento immobiliare?

Se il tuo ex è proprietario di uno o più immobili, puoi sottoporli a pignoramento [5] e promuoverne la vendita mediante una procedura che si svolge in Tribunale. Il ricavato ti consentirà di recuperare la somma che ti è dovuta.

Questa forma di pignoramento è più impegnativa delle altre; inoltre è più lunga e costosa. Essa ti dà buone probabilità di ottenere le somme che ti sono dovute, ma passerà del tempo prima che ciò avvenga. Frattanto dovrai anticipare le spese della procedura, che non sono indifferenti. Si tratta quindi di una soluzione che si sceglie per crediti più consistenti, superiori ai 5.000 euro.

Occorre innanzitutto accertare quali siano i beni immobili intestati al tuo ex. Puoi chiedere al tuo avvocato di farlo (e ovviamente questa prestazione andrà ad appesantire la sua parcella); oppure puoi rivolgerti a un’agenzia specializzata in queste ricerche. Se vuoi risparmiare, puoi recarti al catasto e, tramite i dati anagrafici del tuo ex, ottenere subito e a pochi euro una visura nella quale sono indicati i beni immobili a lui intestati. Dovrai quindi fare avere la visura al tuo legale.

Quest’ultimo preparerà un atto scritto, detto atto di pignoramento immobiliare, nel quale sono specificati il tuo credito e gli immobili che si intendono pignorare, descritti con l’indicazione della tipologia (ad esempio terreno, appartamento, magazzino), della località in cui si trovano, dei dati catastali (foglio e particella).

Successivamente l’avvocato chiederà la trascrizione del pignoramento presso i pubblici registri immobiliari, nei quali vengono annotate tutte le vicende che riguardano gli immobili. Fatto questo, depositerà gli atti in Tribunale e chiederà al giudice la vendita dei beni pignorati.

Prima che si arrivi a questo risultato, però, saranno necessari altri adempimenti. Innanzitutto si dovrà depositare la cosiddetta documentazione ipo-catastale. Si tratta di una certificazione dalla quale risultano tutte le vicende relative all’immobile degli ultimi 20 anni: i trasferimenti della proprietà e di altri diritti su di esso, eventuali ipoteche e pignoramenti. Essa è rilasciata dal catasto e dalla conservatoria dei registri immobiliari. In alternativa, si può depositare un certificato rilasciato da un notaio che attesti le risultanze della consultazione dei pubblici registri immobiliari. Poi il giudice dovrà nominare un consulente che proceda ad una valutazione degli immobili, per stabilire il prezzo di vendita. Inutile dirti che questi adempimenti hanno un costo, che dovrai essere tu ad anticipare.

Infine, il giudice disporrà la vendita degli immobili. Se questa va a buon fine, egli ti assegnerà una somma che copra il tuo credito e le spese del procedimento.

Cos’è e come avviene il pignoramento dell’autoveicolo?

Se il tuo ex è intestatario di un autoveicolo puoi chiederne il pignoramento [6]. E’ una procedura alla quale conviene ricorrere se il veicolo è di modello attuale e in buone condizioni: solo così vi sono possibilità che venga venduto.

Se hai modo di conoscere la targa della vettura, questa va comunicata all’ufficiale giudiziario, che effettua una ricerca per via telematica, consultando il Pra (pubblico registro automobilistico), per verificare se essa risulta effettivamente intestata al tuo ex. In caso affermativo, l’ufficiale notifica al debitore un atto di pignoramento contenente i dati del veicolo e ne richiede la trascrizione presso il Pra. Il debitore deve consegnare il veicolo, insieme ai documenti di proprietà e alla carta di circolazione, all’Igv (istituto di vendite giudiziarie). Se non lo fa, e viene fermato dalla polizia o dai carabinieri, questi lo faranno al posto suo. Successivamente  il tuo avvocato chiederà al giudice che disponga la vendita della vettura.

Se il veicolo viene venduto, il giudice ti assegnerà la somma a te spettante; diversamente, se esso ti interessa, puoi chiederne l’assegnazione. In quest’ultimo caso, però, se esso ha un valore superiore rispetto al tuo credito, dovrai versare al tuo ex la differenza. Valuta tu se ne vale la pena.

Cos’è e come avviene il pignoramento presso terzi?

Il pignoramento presso terzi [7] ha per oggetto somme che terze persone devono corrispondere al tuo ex. Può trattarsi:

  • di crediti. Un esempio: Gino è un ingegnere che ha realizzato un progetto, per il quale un suo cliente deve pagare la sua parcella. Se il professionista non ha corrisposto l’assegno di mantenimento alla moglie separata, è possibile pignorare la somma dovutagli dal cliente;
  • di stipendi o pensioni;
  • di altre somme che terze persone pagano regolarmente al debitore (ad esempio canoni di affitto e di locazione, diritti d’autore, ecc.).

Il tuo avvocato, in questo caso, farà notificare al tuo ex e al terzo un atto, nel quale viene specificato il tuo credito e viene intimato al terzo di non disporre delle somme pignorate senza ordine del giudice.

Successivamente avviene un’udienza in tribunale, nella quale il giudice, se il terzo conferma di essere effettivamente debitore del tuo ex coniuge, ti assegna la somma che ti spetta, a copertura degli assegni non pagati e delle spese del procedimento. Il terzo dovrà versare direttamente a te il relativo importo. Se il credito del tuo ex coniuge consiste in uno stipendio, pensione o altra somma da corrispondere periodicamente, il giudice ordinerà che una quota di essa ti venga versata ad ogni scadenza, fino a coprire l’intero tuo credito.

Chi stabilisce la quota dello stipendio o della pensione che deve esserti versata ogni mese? Sarà necessari presentare un’istanza al Presidente del Tribunale per chiedere che sia lui a determinarla.

Poniamo che il tuo ex coniuge debba versarti 500 euro mensili, e che non lo abbia fatto per 5 mesi. Hai quindi un credito nei suoi confronti di 2.500 euro. Per fortuna, il tuo ex percepisce uno stipendio e procedi quindi al pignoramento presso terzi. Lo stipendio ammonta a 1.800 euro mensili, quindi non è sufficiente per rimborsare il tuo credito in una sola volta. D’altra parte non è possibile pensare che il tuo ex coniuge ti versi l’intero stipendio: non gli resterebbe nulla per vivere. Ti rivolgi, quindi, tramite il tuo avvocato, al presidente del tribunale chiedendogli che stabilisca la quota dello stipendio che il datore di lavoro dovrà versarti ogni mese per rimborsare l’intero tuo credito e le spese di procedura, che ammontano ad altri 1.000 euro. Il presidente stabilisce che ogni mese il datore di lavoro ti debba versare 600 euro: questo ti consentirà di recuperare quanto ti è dovuto nel giro di alcuni mesi.

Come garantirsi il pagamento dell’assegno per il futuro?

Abbiamo visto le varie forme di pignoramento alle quali è possibile ricorrere in caso di mancato pagamento degli assegni arretrati. Ma come fare per il futuro, se l’ex coniuge continua a non pagare? Si può continuare ad eseguire pignoramenti, che comportano impegno e denaro?

Se il tuo ex coniuge, per nulla intimorito, continua a non pagare, puoi rivolgerti al tribunale chiedendo [8]:

  • il sequestro di parte dei suoi beni. Questo comporta che egli non può disporne e tu puoi pignorarli senza il rischio che egli se ne disfi;
  • se egli percepisce delle somme a cadenza periodica (stipendio, pensione, affitti), che il terzo (datore di lavoro, ente previdenziale, inquilino) versi direttamente a te una somma corrispondente all’assegno cui hai diritto. Questa, come puoi intuire, è una soluzione ottimale, che ti garantisce il puntuale pagamento ogni mese.

Ora sai come avviene il pignoramento per l’assegno di mantenimento; conosci le caratteristiche principali, i vantaggi e gli svantaggi delle diverse forme di esecuzione forzata. Questo ti consentirà di dare al tuo avvocato informazioni utili, per scegliere insieme la soluzione più efficace.

Nuovo assegno di mantenimento: cosa cambia dopo il divorzio? GUARDA IL VIDEO


note

[1] Art. 474 cod. proc. civ.

[2] Cass. sent. n. 24621/2015.

[3] Art. 480 cod. proc. civ.

[4] Art. 418 e ss. cod. proc. civ.

[5] Art. 555  e ss. cod. proc. civ.

[6] Art. 521 – bis cod. proc. civ.

[7] Art. 543 cod. proc. civ.

[8] Art. 156 cod. civ.


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