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Legge 104 per le apnee notturne

18 Giugno 2019 | Autore:
Legge 104 per le apnee notturne

Chi soffre di Osas ha diritto ai permessi lavorativi oppure si deve limitare ai benefici dell’invalidità civile? Qual è la differenza?

La sindrome delle apnee ostruttive nel sonno, chiamata anche Osas, è probabilmente una delle malattie maggiormente sottovalutate. Eppure, sia la sua diffusione sia i rischi che comporta dovrebbero portare chi ne soffre a prenderla molto più in considerazione. Si tratta di un disturbo invalidante che impedisce durante il sonno la normale ossigenazione del sangue e del cervello a causa della frequente interruzione del respiro. Viene, dunque, riconosciuta una percentuale di invalidità. Ma che cosa prevede la Legge 104 per le apnee notturne? Sempre che preveda qualcosa in merito, che non è detto.

C’è da fare un distinguo, infatti, tra invalidità civile, che dà diritto ad alcune prestazioni socioassistenziali in base al punteggio assegnato, e handicap, che dà diritto anche ai permessi legati alla Legge 104. Pertanto, quando si parla di apnee notturne, bisogna stabilire se si tratta di un disturbo per il quale viene attribuita solo l’invalidità o anche uno stato di handicap.

Discorso diverso, invece, se a causa delle Osas sopraggiunge una patologia più grave che può essere classificata come handicap. Si parla, ad esempio, di un ictus, che è tra le conseguenze delle apnee ostruttive nel sonno. In quel caso, potrebbe intervenire la 104 ma per la patologia generata e non tanto per il disturbo che la ha creata.

Vediamo, insomma, se viene applicata la Legge 104 per le apnee notturne e, in ogni caso, a che cosa ha diritto chi è affetto dalle Osas.

Apnee notturne: che cosa sono?

La sindrome delle apnee ostruttive nel sonno, detta anche Osas (Obstructive sleep apnea syndrome) è un disturbo che impedisce di respirare normalmente durante la notte. In pratica, nel momento in cui la persona che ne soffre si addormenta, smette ad un certo punto di respirare per alcuni secondi (da 10 a 20 secondi in media, che possono essere un’eternità), dopodiché, dietro ad un impulso del cervello, riprende in maniera piuttosto brusca. È qui che il soggetto russa rumorosamente.

Questo disturbo, di cui soffrono circa 6 milioni di italiani (circa quelli che hanno il diabete, per fare qualche paragone), ha delle conseguenze potenzialmente molto gravi. Tra queste:

  • problemi cardiovascolari come ictus o infarto a causa della scarsa ossigenazione del sangue durante la notte;
  • eccessiva sonnolenza e mancanza di concentrazione durante il giorno, il che può avere dei riflessi sulla guida o sul lavoro;
  • il mancato adeguato riposo di cui ogni persona ha bisogno: chi soffre di apnee notturne si sveglia più stanco di quando è andato a dormire perché passa la notte lottando con sé stesso nel tentativo di respirare normalmente.

Apnee notturne: si possono evitare?

Non sempre (ma capita spesso) le apnee notturne sono causate da uno stile di vita sbagliato. Questo succede, ad esempio, nei fumatori, perché il consumo di sigarette aumenta il rischio di occlusione delle vie aeree. Oppure nelle persone in sovrappeso: l’eccesso di grasso attorno alle vie respiratorie impedisce di respirare normalmente. È qui che si può intervenire per evitare il disturbo: correggendo questo stile di vita.

In altri casi non si parla di un comportamento errato da parte di chi ha le apnee ma da fattori ereditari o da qualche malattia come il diabete o l’ipertensione.

Apnee notturne: l’invalidità

Veniamo ora ai benefici di legge previsti per chi soffre di apnee notturne. Come abbiamo accennato all’inizio, la sindrome delle apnee ostruttive del sonno è un disturbo invalidante. Significa che l’interessato può fare domanda all’Asl affinché gli venga riconosciuta l’invalidità civile. Dovrà, pertanto, farne richiesta con un certificato del suo medico curante e fare una visita di accertamento con la commissione che stabilisce il punteggio di invalidità che gli spetta.

Di norma, la commissione attribuisce alle Osas una percentuale di invalidità del 40%. Non oltre, a meno che le apnee non abbiano provocato una patologia più grave. In questo caso, però, la percentuale riguarderebbe la malattia generata e non le Osas.

Ciò significa che con un punteggio del 40% si ha diritto unicamente ad avere aiuti e protesi gratuiti dal Servizio sanitario nazionale. In particolare, la Cpap, cioè un apparecchio di ventilazione con una mascherina da indossare quando si va a dormire che aiuta a respirare meglio fornendo un flusso d’aria continuo. Consente non solo di avere un’ossigenazione corretta durante il sonno ma anche di non russare. Beneficio, dunque, non solo per chi soffre di apnee ma per chi gli sta accanto.

Non avrai diritto ad altro, nemmeno alla pensione di invalidità, come spieghiamo in questo articolo.

La domanda per avere gratuitamente la Cpap va fatta all’Asl di appartenenza, la quale si metterà in contatto con la società che fornisce l’apparecchiatura a domicilio e che si occupa della manutenzione.

Apnee notturne: si può usufruire della Legge 104?

Qui arriva, invece, la cattiva notizia. A seconda di come si guardi il problema: non avere bisogno di certe prestazioni significa star bene, il che, ovviamente, è sempre auspicabile.

La Legge 104 interessa chi:

  • ha una disabilità grave;
  • assiste un familiare con handicap in situazione di gravità.

Questo significa che con un’invalidità al 40% attribuita alle apnee notturne non si rientra nei presupposti per poter usufruire della Legge 104, poiché non si tratta di un handicap grave. Quest’ultimo, infatti, presuppone un’invalidità del 100%.

C’è da sottolineare, infatti, la differenza tra invalidità ed handicap. Quest’ultimo stato riguarda chi presenta «una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione» [1]. L’invalidità civile non comporta, invece (tantomeno al 40%), una condizione di svantaggio derivante dalla menomazione o dalla disabilità ma «soltanto» (si fa per dire) una riduzione della capacità lavorativa.


note

[1] Art. 3 co. 1 Legge 104/92.


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