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Accertamento tecnico preventivo: come funziona?

18 Giugno 2019 | Autore:
Accertamento tecnico preventivo: come funziona?

Accertamento tecnico preventivo: cos’è e a cosa serve? Come richiedere un atp? Consulente tecnico d’ufficio: cosa fa? Atp: come si conclude? Si può contestare?

La giustizia italiana non brilla certo per la velocità con cui riesce a risolvere le controversie: in media, per giungere ad una sentenza di primo grado occorrono non meno di tre o quattro anni. La lentezza con cui procede il sistema giudiziario rischia di compromettere le posizioni giuridiche che, al contrario, dovrebbe tutelare: pensa a chi ha urgente bisogno di ricevere il pagamento che gli spetta, ma è costretto ad attendere anni prima della sentenza che gli riconosca formalmente il credito, oppure a colui che vuole mandare via chi gli occupa illegittimamente una proprietà. Per cercare di porre rimedio a questa situazione, la legge ha predisposto uno strumento che va sotto il nome di accertamento tecnico preventivo. Come funziona? A cosa serve?

Come ti spiegherò in maniera più dettagliata nel corso di questo articolo, l’accertamento tecnico preventivo (per brevità definito atp) può essere chiesto solamente quando ricorrono condizioni d’urgenza che giustifichino un intervento repentino di un soggetto particolarmente qualificato (un tecnico, insomma) prima che lo stato dei luoghi possa modificarsi. Ma non voglio spingermi troppo oltre: prosegui nella lettura se vuoi sapere cos’è e come funziona un accertamento tecnico preventivo.

Accertamento tecnico preventivo: cos’è?

Come anticipato, l’accertamento tecnico preventivo (o atp) può essere chiesto al giudice solamente se ricorrono particolari condizioni. Dice la legge [1] che, chi ha urgenza di far verificare, prima del giudizio, lo stato di luoghi o la qualità o la condizione di cose, può chiedere che sia disposto un accertamento tecnico o un’ispezione giudiziale.

Tutto diventa molto più semplice facendo un esempio. Mettiamo il caso che tu abbia commissionato alcuni lavori ad un’impresa, la quale si sarebbe dovuta occupare della ristrutturazione della tua casa. A causa della scarsa esperienza della ditta, le operazioni non vanno a buon fine e l’abitazione subisce gravi danni alle tubazioni e ad alcuni elementi portanti della struttura.

In un caso del genere, non potendo attendere i tempi biblici della giustizia, la legge ti consente di rivolgerti d’urgenza al tribunale chiedendo la nomina di un tecnico (un consulente tecnico d’ufficio) che verifichi lo stato dei luoghi e accerti qual è la situazione, cioè quali sono i danni riportati. Così facendo, la relazione scritta dal consulente farà piena prova in tribunale e tu sarai libero di poter aggiustare casa nel frattempo che  il processo giunga a termine.

In altre parole, l’accertamento tecnico preventivo serve a “fotografare” una situazione che, per via del decorso del tempo, è soggetta ad inevitabile cambiamento.

Ispezione giudiziale: cos’è?

Nelle stesse ipotesi e con le stesse modalità sopra viste, puoi chiedere direttamente al giudice di effettuare di persona un sopralluogo sui luoghi interessati dalla controversia, al fine di prenderne visione e constatare la situazione di fatto: si tratta dell’ispezione giudiziale.

L’ispezione giudiziale è da preferirsi all’accertamento tecnico quando non occorre l’intervento di un esperto che abbia particolari cognizioni di natura tecnica.

Modalità dell’ispezione giudiziale

Secondo la legge [2], l’ispezione di luoghi, di cose mobili e immobili, o addirittura delle persone, è disposta a discrezione del giudice, il quale fissa il tempo, il luogo e il modo delle operazioni.

All’ispezione procede personalmente il giudice, assistito, quando occorre, da un consulente tecnico, anche se l’ispezione deve eseguirsi fuori della circoscrizione del tribunale, tranne che esigenze di servizio gli impediscano di allontanarsi dalla sede. In tal caso, delega il giudice del luogo [3].

Come richiedere un accertamento tecnico preventivo?

Se ricorrono le particolari condizioni d’urgenza sopra viste, puoi chiedere l’accertamento tecnico preventivo facendo ricorso al tribunale competente per territorio e per valore (anche il giudice di pace, infatti, può disporre un atp). Ovviamente, perché il giudice ti conceda l’atp, occorre che il ricorso sia ben motivato e che, soprattutto, sia evidenziato come il decorso del tempo possa gravemente pregiudicare l’esito del processo.

L’accertamento tecnico preventivo, dunque, andrà giustificato provando che vi sia il pericolo di alterazione dei luoghi o delle cose, oppure il deperimento o la dispersione delle prove: pensa ad un albero secolare gravemente danneggiato dai lavori di un’impresa, il cui danno va accertato in breve tempo poiché l’esposizione agli agenti atmosferici potrebbe mutare lo stato dei luoghi e aggravarne la condizione.

Se il giudice accoglie il ricorso, emana un decreto con cui nomina un consulente tecnico di ufficio (ctu) e stabilisce la data di comparizione del consulente e delle parti. Viene altresì ordinato all’istante di notificare il ricorso e il decreto alla controparte, in modo tale da stabilire il contraddittorio tra le parti.

In sede di comparizione davanti al giudice, vengono individuati i quesiti tecnici ai quali il ctu dovrà dare risposta, dando facoltà alle parti di designare i propri consulenti tecnici di parte (cosiddetti ctp), ovvero di riservarsi la nomina dei medesimi sino alla data fissata per l’inizio delle operazioni peritali da parte del ctu.

Accertamento tecnico preventivo nei casi di eccezionale urgenza

In casi eccezionali di estrema urgenza, il giudice può dispensare il ricorrente dalla notificazione del decreto alla controparte; in tal caso, può nominare un procuratore che intervenga per le parti non presenti all’assunzione della prova [4]. Non oltre il giorno successivo, a cura del cancelliere, deve essere fatta notificazione immediata del decreto alle parti non presenti all’assunzione.

Si tenga presente che, nel caso di accertamento tecnico d’ufficio di estrema urgenza disposto senza la presenza delle altre parti, il ricorrente deve sostenere ogni spesa, compresa quella riguardante la nomina di un procuratore che rappresenti gli interessi delle parti non presenti [5].

Atp: quando si chiede?

Come si può desumere da quanto detto sinora, si comprende facilmente come l’accertamento tecnico preventivo venga chiesto il più delle volte prima ancora che il vero processo di merito cominci: l’atp, infatti, rappresenta l’antidoto alla lentezza della giustizia italiana, i cui procedimenti si snodano sotto forma di udienze fissate l’una dall’altra a distanza di mesi, a volte anche anni.

Proprio per evitare che l’iter tradizionale dei processi ordinari possa essere di pregiudizio, la parte che ha una speciale urgenza può chiedere al giudice di dare corso ad un accertamento tecnico preventivo.

Tutto ciò non significa che un atp non possa essere chiesto anche in corso di causa, ma sempre prima che sia possibile disporre i mezzi istruttori in base alle cadenze procedimentali del giudizio di merito; è possibile inoltre ricorrervi durante l’interruzione o la sospensione del giudizio. Sulla richiesta il giudice decide con ordinanza, previa però audizione delle parti [6].

Facciamo un esempio. Celebrata la prima udienza di merito, il giudice rinvia a distanza di un anno; durante tutto questo tempo, però, è possibile che una delle parti ritenga di subire un pregiudizio, ad esempio perché i luoghi oggetto di causa sono soggetti a veloce deperimento oppure perché occorre intervenire per evitare altri danni: pensa a chi abbia subito un guasto ad un impianto elettrico oppure a quello idraulico, con ovvia necessità di intervenire tempestivamente prima che le conseguenze possano peggiorare ulteriormente. Ebbene, la parte interessata può domandare ugualmente l’accertamento tecnico preventivo al giudice, il quale, se ritiene sussistente l’urgenza, provvederà alla nomina del consulente tecnico d’ufficio.

Atp: come funziona?

L’accertamento tecnico preventivo deve il suo nome proprio a colui che ne è il protagonista: il consulente tecnico d’ufficio, meglio noto come ctu. Il consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice è chiamato a recarsi personalmente presso i luoghi oggetto di valutazione al fine di redigere un elaborato relativo sia ai danni che alle cause di quanto occorre verificare.

Nell’esecuzione dell’incarico ricevuto dal giudice, il consulente tecnico d’ufficio deve procedere in modo imparziale e autonomo: ciò significa che il ctu non rappresenta gli interessi di alcuna parte, sostituendosi al giudice nell’acquisizione di tutto ciò che possa ritenere utile per il corretto espletamento del proprio compito.

Se lo ritiene utile, il ctu può acquisire idonea documentazione presso le parti ed, eventualmente, anche presso terzi: pensa ad un accertamento tecnico preventivo che abbia ad oggetto un immobile (un fondo o un’abitazione, ad esempio) e per il quale è fondamentale prendere visione delle planimetrie e degli atti detenuti dal Comune oppure dalla conservatoria.

Come si conclude un accertamento tecnico preventivo?

Il procedimento di accertamento tecnico preventivo si conclude con il deposito della relazione da parte del consulente tecnico d’ufficio e conseguente liquidazione del compenso al consulente, determinato con provvedimento del giudice. Il decreto di liquidazione del ctu costituisce titolo provvisoriamente esecutivo con cui il consulente può rivendicare il proprio diritto al pagamento.

L’elaborato peritale del consulente tecnico (definita anche consulenza tecnica d’ufficio, caratterizzata dallo stesso acronimo ctu) entra a far parte del procedimento e farà piena prova ai fini della decisione della causa.

Chi paga l’accertamento tecnico preventivo?

Normalmente, il giudice pone a carico del richiedente il pagamento dell’accertamento tecnico preventivo, ovverosia dell’onorario del consulente tecnico. È tuttavia possibile che il giudice ponga l’obbligo in capo a tutte le parti processuali, in solido tra loro.

Secondo la giurisprudenza [7], le spese relative al procedimento di accertamento tecnico preventivo devono essere poste a carico del ricorrente in virtù del principio di anticipazione delle spese processuali, salvo poi confluire nel computo delle spese dell’eventuale giudizio di merito nel quale l’accertamento tecnico dovesse essere acquisito ed essere quindi ripartite all’esito di questo, in applicazione del principio della soccombenza.

In altre parole, la regola più diffusa è quella secondo cui il ctu deve essere pagato da colui che ne ha invocato la nomina; successivamente, però, se il ricorrente che ha chiesto l’accertamento tecnico preventivo risulta vittorioso nella causa di merito, in base all’ordinario principio di soccombenza (secondo cui chi perde paga) il giudice può disporre che sia l’antagonista a dover pagare tutte le spese processuali e, di conseguenza, rimborsare al ricorrente vittorioso le somme che ha dovuto pagare a titolo di onorario del consulente tecnico.

Solo per dovere di precisione si specifica che il provvedimento con cui il giudice liquida le competenze del ctu per l’accertamento tecnico preventivo svolto, poiché è idoneo ad incidere direttamente sulla sfera giuridica delle parti, può essere impugnato in Cassazione.

Cosa fare dopo l’accertamento tecnico preventivo?

Terminato l’accertamento tecnico preventivo, il consulente tecnico d’ufficio provvede al deposito del proprio elaborato peritale presso la cancelleria del giudice che l’ha nominato il quale, come detto sopra, provvede a liquidargli il compenso. Cosa accade dopo? Dipende dal momento in cui l’atp è stato richiesto:

  • se si tratta di accertamento tecnico preventivo domandato prima ancora che la causa vera e propria sia stata instaurata, allora la consulenza potrà essere utilizzata nel processo di merito successivo;
  • se, al contrario, l’atp è stato chiesto in corso di causa, esso confluisce automaticamente nel giudizio già in essere.

Come contestare un accertamento tecnico preventivo?

L’accertamento tecnico preventivo, trattandosi di una consulenza tecnica a tutti gli effetti, può essere contestata negli stessi modi con cui si contesta, di solito, una ctu (compatibilmente con la particolarità del rito). Pertanto, ti rinvio alla lettura del mio articolo Come contestare una ctu.

L’accertamento tecnico preventivo ai fini conciliativi

Abbiamo detto che l’accertamento tecnico preventivo può essere chiesto tanto prima quanto in corso di causa, purché ne sussistano evidenti ragioni d’urgenza. La legge contempla un altro particolare tipo di atp, denominato consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite. Di cosa si tratta? Te lo spiego subito.

Il codice di procedura civile [8] dice che l’espletamento di una consulenza tecnica in via preventiva può essere richiesto anche se non ricorrono le condizioni d’urgenza richieste per la normale atp quando essa serve ai fini dell’accertamento e della relativa determinazione dei crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito (tipo un risarcimento dei danni).

In pratica, si può chiedere un atp anche per risolvere una controversia sorta tra le parti a causa di un inadempimento contrattuale oppure di un illecito che ha provocato un danno da risarcire, senza che vi sia il presupposto della particolare urgenza.

In casi del genere, l’accertamento tecnico preventivo va chiesto sempre nella medesima forma, cioè con ricorso da presentare al tribunale competente e notifica alla controparte del decreto con cui il giudice ne dispone l’accoglimento fissando la prima udienza di comparizione.

Consulenza tecnica preventiva: come si svolge?

Anche nel caso di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite il giudice provvede a nominare un consulente tecnico d’ufficio ai fini della valutazione del caso sottoposto. In questa ipotesi, però, il ctu, prima di provvedere al deposito della relazione, tenta ove possibile la conciliazione delle parti.

Se le parti si sono conciliate, si forma processo verbale della conciliazione, al quale il giudice attribuisce con decreto efficacia di titolo esecutivo ai fini dell’espropriazione e dell’esecuzione in forma specifica e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.

Se la conciliazione non riesce, invece, ciascuna parte può chiedere che la relazione depositata dal consulente tecnico d’ufficio sia acquisita agli atti del successivo giudizio di merito.

L’accertamento tecnico preventivo obbligatorio

In alcuni casi è la legge a prevedere l’obbligo di tentare l’accertamento tecnico preventivo ai fini della composizione della lite come condizione di procedibilità per cominciare un giudizio di merito: è l’ipotesi ,ad esempio, dell’accertamento tecnico preventivo obbligatorio nelle controversie in materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, nonché di pensione di inabilità e di assegno d’invalidità [9].


note

[1] Art. 696 cod. proc. civ.

[2] Art. 258 cod. proc. civ.

[3] Art. 259 cod. proc. civ.

[4] Art. 697 cod. proc. civ.

[5] Cass., sent. n. 1920/1993.

[6] Art. 699 cod. proc. civ.

[7] Cass., sent. n. 324 del 10 gennaio 2017.

[8] Art. 696-bis cod. proc. civ.

[9] Art. 445-bis cod. proc. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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