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Risarcimento danni coniuge tradito

18 Giugno 2019
Risarcimento danni coniuge tradito

Quali sono le conseguenze in caso di violazione del dovere di fedeltà? Il coniuge che tradisce, oltre all’addebito, paga il risarcimento.

Sei sposata da diversi anni, il tuo matrimonio è stato sempre sereno, ma da qualche tempo noti dei cambiamenti nel comportamento di tuo marito. Decidi di scoprire cosa sta succedendo e, purtroppo, vieni a conoscenza del fatto che, da diverso tempo, ha una relazione con un’altra donna. Sei sconvolta e molto arrabbiata; stai soffrendo molto. Per te superare una cosa tanto grave è impossibile; la sua infedeltà ti ha causato una vera e propria depressione. Decidi di separarti e ti chiedi quali sono le conseguenze per chi tradisce. E’ possibile riconoscere un risarcimento danni al coniuge tradito?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima chiarire quali sono i doveri dei coniugi e quali conseguenze, il nostro legislatore, ha previsto nel caso in cui tali obblighi vengono violati.

I doveri dei coniugi 

Nel nostro sistema, il matrimonio si basa sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi [1]. Ciò significa che, nel momento in cui tu e tuo marito vi siete sposati, avete acquisito gli stessi diritti e assunto i medesimi doveri.

Il legislatore ha previsto un elenco di tali doveri all’interno Codice civile [2]:

  • il dovere di fedeltà (cioè l’obbligo per i coniugi di astenersi da rapporti sessuali con altre persone, ma anche di non tradire la fiducia reciproca);
  • il dovere all’assistenza morale e materiale (ciascun coniuge, cioè, deve far fronte alle esigenze anche materiali dell’altro allorché questi non sia in grado di provvedervi);
  • il dovere alla collaborazione nell’interesse della famiglia (ciascun coniuge deve apportare al nucleo familiare il proprio personale contributo);
  • l’obbligo di coabitazione (che consiste nella normale convivenza di marito e moglie, e cioè nella comunione di casa e di vita sessuale);
  • l’obbligo di contribuire ai bisogni della famiglia in proporzione alle proprie capacità economiche e di lavoro (professionale o casalingo).

Chi viola questi obblighi può incorrere in serie conseguenze sia sul piano civile che su quello penale.

Il mancato rispetto dei doveri nascenti dal matrimonio può comportare, ad esempio, l’addebito in caso di separazione. La violazione di alcuni doveri, inoltre, può costituire reato. Ad esempio, il coniuge che non provvede all’assistenza materiale e morale dell’altro coniuge può essere condannato per il reato di inadempimento agli obblighi di assistenza familiare [3].

Dopo questa breve analisi generale dei doveri coniugali, occupiamoci più specificatamente del dovere di fedeltà.

Il dovere di fedeltà: cos’è?

Tuo marito, intrattenendo una relazione con un’altra donna durante il matrimonio, ha violato il dovere di fedeltà.

Esso deve essere inteso, innanzitutto, come dovere di non commettere adulterio, ma può avere anche portata più ampia. Dovere di fedeltà significa, infatti, impegno reciproco dei coniugi di essere leali, di non tradire la fiducia dell’altro e di non venire meno al rapporto di dedizione fisica e spirituale con il rispettivo coniuge.

La violazione di questo dovere, ad esempio, può aversi anche nel caso di un rapporto che consista solo in un intenso scambio epistolare con un’altra persona: anche se ha natura solo platonica, infatti, esso lascia intendere un legame significativo al pari di quello che si dovrebbe avere con il coniuge. Lo stesso ragionamento si può fare riguardo alle chat di Facebook o alla messaggistica WhatsApp.

L’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave: essa determina normalmente, infatti, l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza.

Cosa accade quando viene violato il dovere di fedeltà?

Dopo aver scoperto il tradimento, hai deciso di separarti; per te, proseguire la convivenza è ormai diventato impossibile.

Il nostro legislatore ha previsto che, in sede di separazione, il giudice, se accerta che il comportamento di un coniuge è stato contrario ai doveri nascenti dal matrimonio, dispone l’addebito della separazione [4].

Ma cosa si intende per “addebito”? L’addebito consiste nell’affermazione che la fine del matrimonio è stata causata da uno dei due coniugi con un comportamento che ha reso intollerabile la prosecuzione della convivenza.

I casi più frequenti di separazione con addebito sono proprio quelli dovuti alla violazione del dovere di fedeltà.

La Corte di Cassazione ha  affermato a tal proposito come non vi possa essere alcun dubbio circa il fatto che l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave; essa determina, normalmente, l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza e l’infedeltà – a prescindere dal fatto che sia stato commesso adulterio o si sia trattato solo di relazione platonica – rende addebitabile la separazione [5].

L’addebito non scatta automaticamente: bisogna infatti accertare se la violazione dell’obbligo di fedeltà sia stata la causa vera e propria della crisi matrimoniale, oppure se la relazione extraconiugale sia nata quando ormai i coniugi erano in crisi per motivi diversi. Per potersi avere una separazione con addebito, quindi, il tradimento deve essere stato la causa scatenante della crisi matrimoniale.

Ma torniamo al nostro esempio. il tuo matrimonio non era in crisi prima di venire a sapere del tradimento di tuo marito. In sede di separazione, quindi, potrai chiedere al giudice l’addebito al tuo ex, in quanto la crisi coniugale è stata causata proprio dalla sua infedeltà.

In caso di tradimento posso chiedere il risarcimento del danno?

Il giudice ha pronunciato la separazione con addebito a tuo marito: è possibile chiedere anche il risarcimento dei danni? Il diritto al risarcimento non è automatico, ma può essere riconosciuto quanto ricorrono della condizioni che illustreremo.

Prima bisogna precisare che, solitamente, dalla separazione dei coniugi può nascere, dal punto di vista economico, solo il diritto all’assegno di mantenimento di un coniuge nei confronti dell’altro.

Tuttavia, in casi specifici, i giudici hanno riconosciuto la possibilità di chiedere, oltre alla pronuncia di addebito della separazione, anche il risarcimento dei danni nel caso in cui i comportamenti posti in essere da uno dei coniugi siano stati talmente gravi da ledere i diritti fondamentali tutelati dal nostro ordinamento, quali ad esempio la dignità, la reputazione, la salute o l’integrità psico – fisica.

Al riguardo, la Corte di Cassazione ha affermato che il coniuge tradito ha diritto al risarcimento del danno in quanto la violazione degli obblighi coniugali integra un vero e proprio illecito civile [6]. Che significa? I doveri che nascono dal matrimonio non sono semplici “doveri morali”, ma hanno natura giuridica, sono cioè previsti da specifiche norme del Codice civile ed il nostro sistema ricollega alla loro violazione degli effetti. Sulla base di tale ragionamento, la giurisprudenza ha chiarito che il coniuge che non rispetta l’obbligo di fedeltà non deve necessariamente essere sanzionato con l’addebito, ma – ove ve ne siano i presupposti – anche con la condanna al risarcimento del danno.

Ma quali sono le condizioni per ottenere il risarcimento dei danni in caso di tradimento?

Ebbene, non è sufficiente il solo fatto che il tuo ex abbia violato il dovere di fedeltà. La giurisprudenza ha, infatti, precisato che è necessario verificare, oltre che la concreta violazione del dovere nascente dal matrimonio (quindi il tradimento), il danno patito (ad esempio la depressione insorta dopo essere venuta a conoscenza del tradimento) e la prova che quest’ultimo sia una conseguenza diretta del tradimento. Occorre provare, quindi, anche il cosiddetto “nesso casuale” tra il fatto (l’infedeltà) e il danno (la depressione). Se nel corso del giudizio vengono provati tutti e tre questi elementi, potrai ottenere il risarcimento.

La Corte di Cassazione, con riferimento all’ipotesi di tradimento, ha chiarito che bisogna dimostrare che, per le sue modalità, la violazione del dovere di fedeltà abbia determinato la lesione della salute o dell’integrità psico fisica del coniuge (causando ad esempio la depressione); oppure occorre verificare se l’infedeltà sia stata commessa tramite comportamenti che vanno oltre l’offesa di per sé contenuta nel tradimento e che realizzano atti gravemente lesivi della dignità della persona. Si pensi, ad esempio, al caso in cui molte persone siano a conoscenza del tradimento perpetrato dal marito ai danni della moglie ignara: in tal caso, oltre l’offesa strettamente legata all’infedeltà, sussiste anche la lesione di altri diritti fondamentali della persona quali quella della dignità o della reputazione personale.

Ma è possibile chiedere il risarcimento anche quanto non è stata pronunciata la separazione con addebito?

A tale quesito la giurisprudenza ha dato risposta positiva. La Corte di Cassazione ha affermato, infatti, che l’azione di risarcimento non è ostacolata dal fatto che il giudice, in sede di separazione, non abbia pronunciato l’addebito nei confronti dell’altro coniuge.

Ad esempio, la Suprema Corte ha riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni alla moglie tradita in un caso in cui l’ex marito le aveva fatto credere che la crisi matrimoniale fosse passata, mentre, in realtà, aveva continuato a portare avanti una relazione extraconiugale di cui erano a conoscenza persino i parenti. Tale gravissima condotta aveva provocato alla moglie tradita una depressione molto grave, oltre che la lesione della sua dignità personale.

Nel caso affrontato dalla Corte di Cassazione, la moglie non aveva ottenuto una pronuncia di addebito della separazione, ma ha comunque avuto diritto al risarcimento dei danni per via della gravissima condotta dell’ex marito, che aveva leso non solo il suo diritto alla salute ed all’integrità psico – fisica, ma anche quello alla dignità.

Bisogna dire che, tuttavia, non tutti i tribunali condividono quest’orientamento: diverse sentenze affermano, al contrario, che non è possibile chiedere il risarcimento se il giudice, in sede di separazione, non ha pronunciato anche l’addebito.

Torniamo al nostro esempio: poiché la fine del matrimonio è stata causata dal tradimento di tuo marito, in sede di separazione potrai chiedere sicuramente l’addebito; inoltre, poiché la scoperta della sua infedeltà ti ha causato gravi sofferenze morali e ti ha fatto sprofondare in uno stato di depressione vera e propria, potrai chiedere al giudice che ti venga riconosciuto anche il risarcimento dei danni.


note

[1] Art. 29 Cost.

[2] Artt. 143, 144 e 147 cod.civ.

[3] Art. 570 cod. pen.

[4] Art. 151 cod. civ.

[5] Cass. sent. n. 13747 del 18.09.2003.

[6] Cass. sent. n. 9801/2005.

Autore immagine: 123rf com


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