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Come ottenere le mansioni ridotte

18 Giugno 2019
Come ottenere le mansioni ridotte

Il lavoratore ha diritto a non vedere il proprio bagaglio di conoscenze professionali svilito e danneggiato ma può ottenere di essere adibito a mansioni ridotte o inferiori se è una sua volontà.

L’obbligo fondamentale del lavoratore, nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato, è l’esecuzione della prestazione di lavoro per la quale è stato assunto. La prestazione di lavoro consiste in una serie di attività che vengono dette anche mansioni e che, nel suo complesso, costituiscono la figura professionale ricoperta dal dipendente.

Tendenzialmente il dipendente ha interesse ad accrescere i bagaglio di mansioni che gli vengono attribuite perché in tal modo acquisisce una maggiore professionalità che ha un suo valore intrinseco. Per questo nella generalità dei casi, il dipendente ha interesse ad essere adibito ad altre mansioni, rispetto a quelle originarie e in particolare  a mansioni che corrispondono a superiori livelli di inquadramento, il tutto nell’ottica della crescita e della carriera.

In alcuni casi, però, il dipendente ha altri progetti e si chiede come ottenere mansioni ridotte.

La regola generale prevista dalla legge, infatti, è che il dipendente non può essere adibito a mansioni inferiori né gli possono essere tolte delle mansioni. Ci sono però delle eccezioni che operano proprio quando la riduzione delle mansioni o l’adibizione a mansioni inferiori è determinata dalla volontà del lavoratore stesso ed è coerente con i propri progetti di vita. Ma andiamo con ordine.

Mansioni del lavoratore: cosa sono?

Il rapporto di lavoro è un rapporto a prestazioni corrispettive. Datore di lavoro e dipendente assumono degli obblighi reciproci l’uno nei confronti dell’altro. L’impegno principale che si assume il datore di lavoro è il pagamento dello stipendio mensile al lavoratore, nei termini di pagamento previsti nel contratto.

Dal canto suo, il lavoratore si impegna, in particolare, ad eseguire la prestazione di lavoro oggetto del contratto di lavoro e per la quale è stato assunto.

La prestazione di lavoro del lavoratore è individuabile attraverso la categoria legale, la qualifica professionale e le mansioni. In particolare, la categorie distingue i dipendenti in dirigenti, quadri, impiegati ed operai ed è dunque una classificazione molto generale. La qualifica professionale individua il titolo da attribuire al dipendente, ad esempio, cameriere di sala.

Le mansioni, invece, sono tutte le attività concrete che il dipendente deve svolgere e che rientrano nella qualifica professionale. Seguendo il nostro esempio, le mansioni del cameriere di sala sono prendere le ordinazioni presso i clienti, servire cibo e bevande al tavolo, sbarazzare i tavoli, portare il conto, etc.

Le mansioni hanno un importante valore per il dipendente perché lo qualificano dal punto di vista professionale. Proprio per questo, il cambiamento delle mansioni da parte del datore di lavoro è una operazione delicata in quanto modificando le mansioni viene comunque intaccato il bagaglio professionale del lavoratore. A seconda dei casi, la modifica delle mansioni potrebbe essere qualificante per il dipendente, ad esempio in caso di promozione oppure dequalificante per il lavoratore, se la modifica delle mansioni prevede l’assegnazione del dipendente a mansioni meno qualificate.

Mansioni: il rapporto con l’inquadramento contrattuale

Quando il dipendente viene assunto, nel contratto di lavoro viene individuato il livello contrattuale nel quale il dipendente viene inquadrato. Ogni contratto collettivo di lavoro prevede, nel suo settore di riferimento, una determinata classificazione del personale che tiene conto delle specificità del singolo settore considerato.

Il livello di inquadramento non è altro che la fotografia del ruolo che il dipendente riveste in azienda e del livello professionale delle mansioni che gli vengono affidate. Ai livelli più alti, troveremo dipendenti con ruoli apicali e di coordinamento, con elevate competenze professionali, ampi margini di autonomia e una forte responsabilità. Man mano che si scende di livello le mansioni diventano via via meno qualificate, più operative e scemano anche la responsabilità e l’autonomia.

Il livello, dunque, da al dipendente un proprio ruolo nell’organigramma aziendale.

Accanto ai livelli di inquadramento spesso troviamo le qualifiche professionali. I Ccnl, in sintesi, anche per facilitare il ruolo degli operatori, collocano le varie qualifiche professionali tipiche di quel settore nei vari livelli. E così, nel Ccnl Pubblici Esercizi, il capo cuoco, il cuoco e l’aiuto cuoco sono, ovviamente, posizionati in diversi livelli di inquadramento poiché hanno un ruolo diverso in azienda, responsabilità diverse, competenze diverse.

Le mansioni che, come abbiamo detto, sono l’insieme delle attività connesse ad una determinata qualifica professionale, sono strettamente correlate al livello di inquadramento.

Ad un dipendente inquadrato in un livello basso della scala contrattuale non potranno essere richieste mansioni che comportano organizzazione, direzione di altre risorse umane, responsabilità. Viceversa, al restaurant manager non potrà essere richiesto di effettuare mansioni di pulizia dei locali.

Mansioni: è possibile variarle?

La legge [1] afferma che il dipendente deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni riconducibili allo stesso livello di inquadramento delle ultime effettivamente svolte. Emerge dunque con chiarezza il legame tra mansioni e livello di inquadramento.

La legge, infatti, non vuole ingessare i rapporti di lavoro, proibendo alle parti di cambiare la qualifica professionale del dipendente. Ciò che, invece, occorre evitare è che il bagaglio professionale del lavoratore venga mortificato. Per questo le modifiche sono possibili a patto che rientrino nello stesso livello di inquadramento. In questo senso il dipendente può essere adibito a qualsiasi qualifica professionale purché facente parte del medesimo livello di inquadramento contrattuale.

Tornando al nostro esempio, il cameriere di sala è inquadrato al quarto livello del Ccnl Pubblici esercizi al pari, ad esempio, del barista. Il passaggio da cameriere a barista è dunque possibile perché sono mansioni afferenti allo stesso livello.

Non è possibile, invece, chiedere al dipendente di pulire i locali, attività che caratterizza la qualifica professionale dell’addetto alle pulizie, inquadrata nel sesto livello del Ccnl.

Esiste solo un caso in cui il datore di lavoro può cambiare le mansioni in senso peggiorativo: in caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali che incidono sulla posizione del lavoratore, lo stesso può essere assegnato a mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore purché rientranti nella medesima categoria legale. Ciò significa che in ogni caso il dipendente non può passare da una categoria ad un’altra (ad esempio da quadro a impiegato o da impiegato ad operaio) ma può passare da una qualifica professionale di quarto livello ad una di quinto livello se c’è stato un cambiamento organizzativo che ha inciso sulla sua posizione.

Tornando al nostro esempio, se il datore di lavoro decide di chiudere il bar e lasciare in funzione solo il ristorante, il barista può essere adibito a mansioni riconducibili al quinto livello del Ccnl. In questo caso, però, il dipendente mantiene l’originario inquadramento al quarto livello e la retribuzione del quarto livello. Le uniche voci retributive che gli possono essere tolte sono le indennità legate alle particolari modalità di svolgimento della prestazione. Per fare un esempio concreto, se il barista percepiva l’indennità di cassa poiché maneggiava denaro e nella nuova qualifica non toccherà il denaro questa indennità gli può essere tolta.

In tutti gli altri casi il datore di lavoro non può mai ridurre le mansioni del dipendente o adibirlo a mansioni inferiori e se lo fa il provvedimento di modifica delle mansioni è illegittimo ed il dipendente può impugnarlo di fronte ad un giudice chiedendo il ripristino della situazione precedente al cambio delle mansioni ed il risarcimento del danno subito.

Come ottenere mansioni ridotte

La legge è, però consapevole che in certi casi è lo stesso dipendente a chiedere e desiderare una riduzione delle mansioni che gli sono affidate oppure l’adibizione a mansioni inferiori.

Le motivazioni possono essere molte. Di solito ciò avviene perché il dipendente vuole riappropriarsi dei propri spazi di vita e fare, dunque, un lavoro più tranquillo, con meno responsabilità e con più tempo libero. Oppure perché il lavoratore, nel ruolo che ricopre in azienda, rischia di essere licenziato e dunque accetta ben volentieri mansioni meno qualificanti piuttosto che perdere il posto di lavoro. Oppure ancora perché vuole cimentarsi con nuovi stimoli professionali.

In questi casi, la legge consente alle parti del rapporto di lavoro di stipulare il cosiddetto patto di demansionamento, ossia, un accordo con cui le parti possono, derogando alla regola generale, prevedere l’adibizione del dipendente a mansioni inferiori, ridurre il perimetro di mansioni affidate al lavoratore, la riduzione della retribuzione, la riduzione del livello di inquadramento e finanche della categoria legale.

Il patto di demansionamento è possibile nell’interesse del lavoratore:

  • alla conservazione dell’occupazione;
  • all’acquisizione di una diversa professionalità;
  • al miglioramento delle condizioni di vita.

Per essere valido ed efficace questo accordo non può essere sottoscritto dalle parti come una comune scrittura privata ma deve essere approvato nelle cosiddette sedi protette [2] ossia, dei luoghi nei quali il dipendente riceve una particolare assistenza e tutela e in cui è dunque possibile verificare la reale volontà del dipendente.

Queste sedi sono:

  • la commissione di conciliazione istituita presso l’Ispettorato territoriale del lavoro;
  • le sedi sindacali;
  • le commissioni di certificazione dei contratti di lavoro;
  • il giudice del lavoro.

Il lavoratore può farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato o da un avvocato o da un consulente del lavoro.


note

[1] Art. 2103 cod. civ.

[2] Art. 2113, ultimo co. cod. civ.

Autore immagine: 123rf com.


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