Diritto e Fisco | Articoli

Consigli legali per divorzio

23 Maggio 2019 | Autore:
Consigli legali per divorzio

Ecco tutto ciò che bisogna sapere dal punto di vista legale quando ci si accinge a divorziare.

Tu e tuo marito siete separati da tempo e state per sciogliere definitivamente la vostra unione. Su una cosa sola siete d’accordo: non siete fatti l’uno per l’altra e non vi intendete su nulla. Per il resto, non fate altro che litigare e ciò è stato dimostrato anche dal giudizio di separazione, lungo e pieno di contrasti. Prima di intraprendere il passo che porterà al definitivo scioglimento del vostro matrimonio, hai quindi bisogno di ricevere consigli legali per il divorzio. Leggi questo articolo: vi troverai le informazioni che ti servono.

Il divorzio comporta lo scioglimento definitivo del vincolo matrimoniale tra due persone. Se i due coniugi si sono sposati in chiesa, esso prende il nome di cessazione degli effetti civili del matrimonio. Infatti per il diritto canonico, che è la legge della Chiesa, il matrimonio è un sacramento e come tale non può mai essere sciolto (salvo che in casi rari e particolari); pertanto chi si è sposato con rito cattolico può divorziare soltanto per la legge civile. Davanti allo Stato egli tornerà ad essere una persona libera e se vorrà potrà sposarsi nuovamente al Comune; non potrà, invece, convolare a nuove nozze in chiesa.

Divorzio: consigli utili

Vediamo di seguito alcuni consigli utili per chi si accinge a divorziare.

La prima cosa che devi fare se vuoi divorziare è andare da un avvocato di tua fiducia ed esporgli la tua situazione. È importante che tu gli fornisca le seguenti informazioni:

  • se dalla vostra unione sono nati figli;  in caso affermativo, la loro età, la scuola che frequentano, le eventuali attività extra scolastiche che svolgono;
  • qual è la situazione patrimoniale tua e del tuo coniuge, in particolare se avete proprietà separatamente o in comune;
  • quale attività lavorativa tu e  il tuo coniuge svolgiate. Se uno dei due non lavora, per l’avvocato è importante conoscerne le ragioni: può essere, ad esempio, che abbia preferito dedicarsi interamente alla famiglia, o che abbia subito la perdita del lavoro (ad esempio per malattia o licenziamento);
  • quale sia il reddito di ognuno di voi. Questo dato non è necessariamente legato al lavoro, perché è possibile anche avere entrate diverse, ad esempio gli affitti;
  • se siete giunti di comune accordo alla decisione di divorziare. In caso affermativo, il legale vorrà sapere se vi siete accordati, o se pensate di poterlo fare, riguardo alle condizioni del divorzio: principalmente con chi debbano vivere i vostri figli, oppure se uno dei due debba corrispondere all’altro un assegno di mantenimento.

C’è solo un caso in cui non occorre che tu e il tuo coniuge vi rivolgiate a un avvocato, e tra poco te ne parlerò.

Il tuo legale, acquisite da te tutte le informazioni che ti ho indicato, ti aiuterà a scegliere se divorziare in modo consensuale o giudiziale. La prima soluzione è praticabile se tu e il tuo coniuge siete d’accordo sulle condizioni che regoleranno lo scioglimento del vostro matrimonio; se invece avete dei contrasti bisognerà ricorrere al divorzio giudiziale. Vediamo in cosa consistono queste due diverse opzioni.

Come si divorzia in modo consensuale?

Se tu e il tuo coniuge siete d’accordo nel divorziare, e anche su come regolare i vostri rapporti (affidamento dei figli, eventuale corresponsione di un assegno di mantenimento da parte di uno all’altro, altri aspetti economici che vi riguardano), dovete scegliere una procedura di tipo consensuale. Al riguardo le modalità di divorzio che la legge prevede sono tre:

  • il divorzio in Comune;
  • il divorzio consensuale in tribunale;
  • la negoziazione assistita.

Il divorzio in Comune [1] è una procedura veloce ed economica, e non  richiede nemmeno l’assistenza di un avvocato. Ti avevo già anticipato che c’è un caso in cui non è necessario rivolgersi ad un legale: si tratta proprio di questa ipotesi. Il costo è veramente minimo: solo l’imposta di bollo. Quando ricorrono i presupposti, conviene utilizzare questa opportunità.

Per divorziare in Comune occorrono però alcune condizioni:

  • non dovete avere figli minori di età, portatori di handicap o incapaci;
  • nel vostro accordo non deve essere previsto un trasferimento di beni tra di voi. Facciamo un esempio. Tizio e Caia vogliono divorziare. Essi hanno già concordato tutte le condizioni che regoleranno lo scioglimento della loro unione. Durante il matrimonio Tizio aveva acquistato un appartamento, intestandolo a sé, ma lo aveva fatto utilizzando il denaro proveniente dall’attività lavorativa della moglie. Adesso i due hanno concordato che l’immobile in questione venga trasferito a Caia:  per questo motivo non potranno divorziare in Comune ma per farlo dovranno scegliere un’altra modalità.

Se tu e il tuo coniuge volete divorziare in questo modo,  dovete presentare, anche separatamente, al sindaco o dall’ufficiale dello stato civile la dichiarazione di voler divorziare. Non è necessario preparare nulla di scritto: infatti viene redatto un verbale. Quest’ultimo  ha la stessa efficacia di una sentenza del tribunale. Il sindaco o l’ufficiale di stato civile dispongono poi l’annotazione del divorzio a margine dell’atto di nascita. Potete anche  concordare che uno di voi versi all’altro un assegno di mantenimento.

Se mancano le condizioni per divorziare in Comune, occorre rivolgersi al Tribunale oppure ricorrere alla negoziazione assistita.

Per il divorzio consensuale in tribunale [2] dovete semplicemente presentare un ricorso congiunto in cui esponete dettagliatamente le condizioni che regoleranno lo scioglimento del matrimonio: chi debba abitare la casa coniugale, con chi debbano vivere i figli, se uno di voi debba versare all’altro un assegno di mantenimento, e così via.

Se avete figli minori di età il Tribunale effettuerà un controllo per accertare che gli accordi tra voi non li pregiudichino. Infatti, quando due coniugi si separano o divorziano viene salvaguardato innanzitutto l’interesse dei figli della coppia, che devono superare l’inevitabile trauma derivante dal fallimento dell’unione dei loro genitori. I coniugi non possono quindi prendere accordi che non tengano conto, principalmente, del benessere materiale e psicologico dei figli. Ad esempio, essi non potrebbero concordare, solo perché fa loro comodo, che il loro bambino viva a giorni alterni con l’uno e con l’altro, cambiando continuamente abitudini.

In questa forma di divorzio c’è una sola udienza che si svolge davanti al Presidente del tribunale. Successivamente il Tribunale omologa il divorzio, cioè lo “ufficializza” con una sentenza.

Ovviamente i costi di questa procedura sono più elevati, perché occorrerà pagare, oltre agli avvocati, anche le tasse che la legge prevede quando si inizia una causa. La buona notizia è che, se tu e il tuo coniuge siete d’accordo, potete anche scegliere un solo legale per entrambi.

La negoziazione assistita [3] presenta, più o meno, gli stessi costi del procedimento in Tribunale.  In questo caso  due legali di fiducia dei coniugi preparano un accordo di divorzio, che viene sottoscritto da marito e moglie e certificato dagli avvocati. Successivamente esso viene trasmesso al Comune. Se i coniugi sono d’accordo nel designarlo, essi possono anche ricorrere a un solo legale. Se vi sono figli minori di età, l’accordo viene controllato dal Tribunale.

Come avviene il divorzio giudiziale?

Il divorzio giudiziale [4] si svolge davanti al tribunale. Se tu e il tuo coniuge non siete d’accordo su uno o più aspetti dello scioglimento della vostra unione, è necessario che sia il tribunale a stabilire chi di voi ha ragione. L’unica strada percorribile è pertanto quella del divorzio giudiziale, una vera e propria causa che può durare anche anni.

Se vuoi fare il primo passo devi quindi andare da un avvocato e spiegargli, senza nascondere nulla, i vari aspetti del fallimento dell’unione matrimoniale. L’avvocato preparerà un ricorso che sarà depositato nella cancelleria del tribunale e poi notificato alla controparte. Tu e il tuo coniuge dovrete comparire ad un’udienza davanti al presidente del tribunale. Egli tenterà di conciliarvi (il che, per ovvie ragioni, sarà molto difficile).

Il presidente darà alcuni provvedimenti provvisori e urgenti, necessari per regolamentare i rapporti patrimoniali tra voi coniugi e quelli con gli eventuali figli. Ad esempio: se, dopo la separazione, uno di voi ha continuato ad abitare la casa coniugale, il presidente stabilirà se debba ancora farlo; egli potrebbe disporre che uno di voi versi all’altro un assegno di mantenimento; se vi sono figli minori di età, oppure che si trovano in condizioni particolari (incapacità, handicap), darà le disposizioni più opportune per curare i loro interessi. Il presidente baserà la sua decisione su ciò che gli risulta al momento: quindi prenderà in considerazione quello che i vostri avvocati avranno scritto, le dichiarazioni dei redditi che avrete prodotto, ciò che gli direte quando vi sentirà. Ovviamente, nel corso della causa, potranno essere raccolti ulteriori elementi che consentiranno al tribunale una valutazione più completa.

Dopo la prima udienza, la causa continuerà con un altro giudice, nominato dal presidente. Ognuno di voi cercherà di far valere le proprie ragioni, portando delle prove a sostegno di esse. Gli esempi possono essere tanti; te ne faccio alcuni. Poniamo che Tizio e Caia divorzino. Caia, disoccupata, chiede un assegno di mantenimento, ma Tizio afferma che in realtà l’ex moglie lavora in nero e cerca di dimostrarlo portando testimoni. Oppure la coppia ha dei figli minori, e Caia non vuole che l’ex marito li frequenti, accusandolo di comportamenti violenti nei loro confronti. Il suo avvocato chiederà, quindi, di sentire dei testimoni che hanno assistito a scene di violenza, o anche la nomina di un consulente psicologo che, parlando con i bambini nel giusto modo, possa comprendere come stanno le cose.

Come vedi, il divorzio giudiziale può essere una guerra senza esclusione di colpi. Per questo ti ho detto che bisogna riferire al proprio avvocato tutte le circostanze che riguardano il fallimento dell’unione, anche quelle che mettono a disagio, senza nascondere i propri eventuali errori e cattivi comportamenti. Solo così il legale sarà messo nelle condizioni di preparare una difesa adeguata. Inoltre, si tratta della procedura più costosa: infatti chi inizia deve pagare delle tasse; l’attività dell’avvocato sarà particolarmente impegnativa, e ciò farà lievitare la parcella.

Il procedimento si conclude con una sentenza, che pronuncia il divorzio e nella quale il Tribunale può confermare i provvedimenti dati dal presidente alla prima udienza, oppure modificarli. Può succedere che  in corso di causa tu e il tuo coniuge raggiungiate un accordo: in tal caso il divorzio da giudiziale diventa consensuale e il tribunale emette subito una sentenza.

Se divorzio mi spetta un assegno di mantenimento?

Se il divorzio avviene in maniera consensuale, tu e il tuo coniuge sarete certamente d’accordo su un eventuale assegno di mantenimento che uno dei due debba corrispondere all’altro per il suo sostentamento e per quello dei figli.

Se invece il divorzio avviene in forma giudiziale, sarà il Tribunale a decidere se uno di voi abbia diritto a percepire dall’altro l’assegno di divorzio. Ciò avviene quando un coniuge non dispone di mezzi adeguati e non può procurarseli per ragioni oggettive.

Facciamo un esempio. Tizio e Caia divorziano. Caia lavora ma percepisce uno stipendio basso, che si rivela insufficiente per il suo sostentamento e per quello del bambino avuto dalla coppia. Non ci si può nemmeno aspettare che Caia svolga delle attività extra, perché il lavoro la impegna già buona parte della giornata e deve anche dedicarsi al figlio; pertanto il tribunale pone a carico di Tizio un assegno di mantenimento in suo favore.

Ma con quali criteri il tribunale stabilisce l’entità dell’assegno di divorzio? In conformità con il più recente orientamento della Cassazione [5] i giudici terranno conto di questi fattori:

  • il reddito di entrambi i coniugi. Con questo termine si intendono tutte le entrate a carattere continuativo: non solo lo stipendio ma anche eventuali canoni di locazione o rendite. Può essere che uno dei due non lavori, ma che possieda degli immobili che ha concesso in affitto, e che quindi percepisca mensilmente un importo superiore a uno stipendio;
  • le ragioni della decisione. Verranno considerati, cioè, i comportamenti di ognuno dei coniugi che hanno provocato in modo definitivo la rottura del vincolo. In particolare, si terrà conto del fatto che la precedente separazione sia stata pronunciata con addebito a uno dei due, cioè attribuendogli la responsabilità del fallimento dell’unione;
  • la concreta possibilità per il coniuge economicamente più debole di lavorare. Facciamo un esempio. Una coppia divorzia; la moglie non lavora, il marito percepisce un ottimo stipendio. La moglie ha ormai più di 50 anni e si è dedicata tutta la vita alla famiglia, in particolare al marito, del quale ha agevolato la carriera. Ormai non ha concrete possibilità di immettersi nel mercato del lavoro, perchè ha interrotto gli studi e non ha esperienze lavorative. Diverso sarebbe il caso se la donna fosse giovane, e avesse le competenze e le forze per incominciare a svolgere un’attività;
  • il contributo dato da ciascun coniuge alla vita familiare. Si terrà conto anche del ruolo che ognuno di essi ha avuto nella formazione del patrimonio della famiglia e di quello appartenente a ognuno dei due. Si pensi al caso di una moglie che si è sempre dedicata, in modo esclusivo, alla casa ed ai figli, consentendo al marito di lavorare gran parte della giornata e di acquistare con il proprio reddito dei beni, che vengono intestati a lui soltanto. I due divorziano, e la moglie non lavora. Peraltro, avendo trascorso lungo tempo a casa, le viene difficile trovare un’occupazione. Il Tribunale terrà conto del fatto che il sacrificio della donna ha consentito al marito di arricchirsi;
  • la durata del matrimonio. Se una coppia si separa e divorzia a breve distanza dalle nozze, il Tribunale valuterà con particolare attenzione la richiesta di un assegno divorzile, per evitare che con un matrimonio – lampo uno dei due possa “sistemarsi” a carico dell’altro coniuge, economicamente avvantaggiato. Pensiamo alla donna che, per interesse, sposa un uomo ricco e molto più anziano, e poi, dopo un paio d’anni, divorzia.

Quindi, se vuoi ottenere un buon assegno di divorzio, ti consiglio di cominciare a pensare alle prove che puoi presentare al giudice (sottoponendole prima al tuo avvocato) per dimostrare che il reddito che già eventualmente percepisci non ti è sufficiente per vivere dignitosamente e che non hai la possibilità di lavorare; che il fallimento dell’unione non è da attribuire a te; che non hai la possibilità di lavorare, o, se già lo fai, di trovare un’altra occupazione più redditizia; che hai contribuito alla formazione del patrimonio familiare.

Potrai ricorrere a prove testimoniali, ma anche ad estratti conto, ricevute di acquisto e altri documenti. L’importante è che tu ne parli con il tuo legale fin da subito: infatti è possibile proporre al giudice le prove che si vogliono utilizzare entro certi termini.

La stessa cosa devi fare se, al contrario, ritieni ingiusto corrispondere al tuo ex partner un mantenimento. Cerca di raccogliere le prove che potrebbero dimostrare il suo ruolo nel fallimento del matrimonio o il fatto che potrebbe lavorare.

Tieni inoltre presente che, se avete figli, non puoi certo sottrarti al dovere di contribuire al loro mantenimento.

Infine ti segnalo che è in corso di approvazione una legge che modificherà i criteri di determinazione dell’assegno di divorzio: per saperne di più ti consiglio di leggere Divorzio: come cambia l’assegno di mantenimento.

Penso di averti dato i consigli legali necessari per procedere al divorzio più serenamente. Lo scioglimento definitivo di un matrimonio è sempre un momento difficile e impegnativo, ma essere consapevoli dei propri e degli altrui diritti può certamente aiutare a viverlo con più lucidità ed efficacia nelle scelte che si dovranno compiere.

Nuovo assegno di mantenimento: GUARDA IL VIDEO


note

[1] D.L. n. 132/2014 convertito in L. n. 162/2014.

[2] Art. 4 co. 16 L. 898/1970.

[3] Art. 4 D.L. n. 132/2014 convertito in L.n. 162/2014.

[4] Art. 4 L. 898/1970.

[5] Cass. sent. n. 11504/2017.

Autore immagine: 123rf com.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA