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Cartella esattoriale per mancato pagamento contributo unificato

21 Giugno 2019 | Autore:
Cartella esattoriale per mancato pagamento contributo unificato

Perché l’Agenzia delle Entrate e Riscossione notifica al cittadino una cartella chiedendo il pagamento del contributo unificato?

L’Italia è, da sempre, uno dei Paesi con il più alto livello di litigiosità, cioè con il più elevato numero di cause che vedono coinvolti i propri cittadini. Difatti, uno dei motivi che rendono assai lungo e penoso l’iter per giungere ad una sentenza è proprio il gran numero di liti che ogni anno vengono avviate davanti ai tribunali italiani. Un numero che poi si va a sommare alle liti già pendenti da più tempo. Il tutto, alla fine, genera il caos che affligge le nostre aule di giustizia. Lo Stato, già da diversi anni, per tentare di alleggerire il carico di cause civili arretrate, ha pensato bene di innalzare l’importo del contributo unificato.

Il contributo unificato, infatti, non è altro che il tributo dovuto dalla parte che intende avviare una causa civile o amministrativa (in materia penale, il contributo unificato va pagato solo dalla parte civile quando viene accolta una domanda di risarcimento dei danni). Quando si paga? Al momento della cosiddetta iscrizione a ruolo, cioè quando l’avvocato della parte che avvia un processo porta gli atti in cancelleria per dare inizio alla causa. L’importo varia a seconda del valore della causa: va da un minimo di euro 43,00 (per processi il cui valore sia pari o inferiore ad euro 1.100,00) fino ad un massimo di euro 1.696,00 (per cause di valore superiore ad euro 520.000,00). Per le cause il cui valore non sia determinabile (ad esempio un ricorso contro la revoca della patente) il contributo unificato va pagato nella misura fissa di euro 237,00 se la causa va fatta davanti al giudice di Pace, mentre è di euro 518,00 se la causa deve essere portata davanti al tribunale.

Cosa accade se il contributo unificato non viene pagato o viene pagato in misura insufficiente? La risposta a questa domanda è che può arrivare una cartella esattoriale per mancato pagamento del contributo unificato. Nell’articolo che segue ricostruiremo il percorso che può portare alla notifica di una cartella al cittadino, da parte dell’Agenzia delle Entrate e Riscossione per l’omesso o insufficiente pagamento del contributo unificato.

Qual è l’importo del contributo unificato?

Per alcuni processi, l’importo del contributo unificato va pagato in misura fissa e indipendentemente dal valore della causa:

  • euro 43,00 per le cause in materia di previdenza ed assistenza obbligatoria, per quelle di separazione consensuale, per le domande congiunte di divorzio, per le esecuzioni su beni mobili (di valore inferiore ad euro 2.500,00);
  • euro 98,00 per le cause di volontaria giurisdizione (ad esempio, quelle che riguardano l’iscrizione di una società nel registro delle imprese, di adozione di persone maggiori d’età, di autorizzazione alla vendita di beni di un minore ecc.) e per i procedimenti non consensuali di scioglimento del matrimonio;
  • euro 278,00 per i processi esecutivi immobiliari (cioè per la causa necessaria ad espropriare e mettere all’asta l’immobile del debitore);
  • euro 851,00 per le procedure fallimentari.

In alcuni casi, l’importo del contributo unificato, rispetto a quello appena indicato, viene aumentato della metà (per le cause in appello, cioè di secondo grado), oppure raddoppiato (per le cause davanti alla Cassazione) o dimezzato (ad esempio nelle cause di opposizione a decreto ingiuntivo, di convalida di sfratto, di urgenza, nei procedimenti possessori, nelle cause cautelari e di sequestro).

Il contributo si paga acquistando l’apposita marca presso le ricevitorie e apponendola sulla nota di iscrizione a ruolo che l’avvocato predispone e consegna al cancelliere quando una causa viene iscritta al ruolo.

Perché arriva la cartella per omesso pagamento del contributo unificato?

Una cartella di pagamento (altrimenti detta esattoriale) per omesso o insufficiente pagamento del contributo unificato può essere notificata al cittadino perché, quando il nostro avvocato ha iscritto la causa presso la cancelleria, ha applicato sulla nota di iscrizione a ruolo una marca per contributo unificato di importo inferiore a quella dovuta [1].

Chiaramente, il cancelliere ha l’obbligo di verificare che l’importo della marca applicata corrisponda a quanto dovuto. Nel caso in cui rilevi che la marca non c’è per niente o che il suo importo sia inferiore, non può rifiutarsi di iscrivere la causa a ruolo (quindi il processo viene avviato lo stesso) e da quel momento partirà obbligatoriamente l’iter per il recupero della somma non pagata.

Può infatti accadere che l’avvocato non concordi con il cancelliere sul modo di calcolare il valore della causa (difatti il contributo unificato varia di importo a seconda del valore della causa) e, quindi, può capitare che l’avvocato ritenga di dover pagare un importo, mentre il cancelliere ritiene invece quell’importo insufficiente.

In ogni caso, il cancelliere che giudichi insufficiente il contributo unificato versato o che verifichi che non sia stato pagato alcun contributo unificato, deve avviare la procedura prevista per il recupero della somma e questa procedura, se non è interrotta con il pagamento di quanto chiesto, sfocia inevitabilmente nella notifica di una cartella di pagamento (con maggiorazione di interessi e sanzioni).

Il cancelliere deve verificare il corretto pagamento del contributo unificato

Qual è l’iter per recuperare il contributo unificato non pagato?

Prima di trasmettere la pratica all’Agenzia delle Entrate e Riscossione (incaricata per legge di riscuotere forzosamente anche il contributo unificato), il cancelliere, in collaborazione con la struttura di recupero crediti del suo ufficio giudiziario ed Equitalia Giustizia, dà avvio all’iter per il recupero del contributo unificato del tutto omesso o di quello non versato.

Dopo che è stato calcolato da parte della struttura di recupero crediti l’importo da recuperare, la società Equitalia Giustizia invia al debitore (cioè al cittadino che ha avviato la causa all’indirizzo del suo avvocato, se risulta dagli atti che lì fu eletto domicilio) un invito al pagamento di questa somma.

Se entro trenta giorni dalla notifica dell’invito al pagamento non avviene il versamento di quanto richiesto al cittadino, Equitalia Giustizia (calcolata anche la sanzione che va dal 100% al 200% di quanto dovuto) procederà all’iscrizione a ruolo del complessivo importo e ad affidarne il recupero all’Agenzia delle Entrate – riscossione.

Il contributo unificato viene maggiorato di interessi al tasso legale

Che fare se arriva la cartella per il contributo unificato?

Se arriva la cartella per l’omesso o insufficiente pagamento del contributo unificato vuol dire che il cittadino non ha pagato quanto gli è stato richiesto con l’invito al pagamento oppure che l’avvocato ha “dimenticato” di comunicare questo invito al suo cliente (considerato che l’invito al pagamento deve essere spedito al domicilio eletto dal cittadino che quasi sempre coincide con lo studio del legale che lo difende).

In ogni caso, se il cittadino ritiene di non dover pagare questo importo (perché magari l’ha già pagato o perché ritiene ingiusto il modo con il quale la struttura di recupero crediti del tribunale ha calcolato l’importo) dovrà impugnare la cartella entro il termine di sessanta giorni con ricorso davanti alla commissione tributaria provinciale del capoluogo di provincia dove ha sede l’ente creditore (che è in pratica il tribunale o il giudice di pace).

Per importi fino ad euro 2.500,00 queste cause non necessitano dell’assistenza di un avvocato ed il cittadino può fare tutto da sé.

Se la cartella di pagamento arriva alla residenza del cittadino perché l’avvocato non gli ha mai girato il precedente invito al pagamento capitato che fu a lui recapitato (in qualità di domiciliatario del cittadino), ci saranno gli estremi, fermo restando il pagamento della cartella, per avviare una causa di responsabilità professionale nei confronti del legale.

Prima della cartella va notificato un invito al pagamento per il recupero del contributo unificato omesso


note

[1] Art. 13 D.P.R. n. 115/2002.

Autore immagine: 123rf com.


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1 Commento

  1. Nel caso invece di soccombenza dinanzi al Consiglio di Stato, può l’Amministrazione (parte ricorrente, vincitrice) invitare la controparte (parte resistente, soccombente), suo dipendente (per il tramite del diretto capo ufficio), a versare il C.U. prenotato a debito, senza interloquire con il difensore e senza notificare la sentenza, minacciando l’iscrizione a ruolo in caso di inadempimento del termine dalla stessa P.A. fissato?

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