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Reddito di cittadinanza, cosa rischia chi lavora in nero

31 Maggio 2019 | Autore:
Reddito di cittadinanza, cosa rischia chi lavora in nero

Lavoro irregolare, senza assunzione, finto part time: che cosa succede a chi non dichiara l’attività svolta e il reddito che ne deriva.

Chi viene trovato a lavorare in nero rischia qualcosa? Solitamente, a rischiare è il datore di lavoro, al quale può essere irrogata una maxi-sanzione da decine di migliaia di euro, addirittura sino a 43200 euro. Oltre a questo, il datore rischia sanzioni dall’Inps e dall’Inail per il mancato versamento dei contributi, e ulteriori sanzioni per il pagamento della retribuzione in contanti. Inoltre, può essere condannato a pagare le differenze retributive, nel caso in cui gli importi erogati risultino inferiori alle previsioni del contratto collettivo applicabile. È infine prevista la sospensione dell’attività, se i lavoratori irregolari trovati in azienda risultano superiori al 20%.

Ma quali sono le conseguenze per le persone trovate a lavorare in nero? Chi lavora irregolarmente, cioè senza che sia stata comunicata l’assunzione ai centri per l’impiego ed agli enti competenti (modello Co Unilav), rischia qualcosa?

Le conseguenze per chi lavora in nero non sono causate dallo svolgimento dell’attività lavorativa in sé, ma dal non aver dichiarato il reddito reale ai fini fiscali, o dall’aver dichiarato il falso in fase di richiesta di eventuali sussidi, come l’indennità di disoccupazione Naspi.

Ma per quanto riguarda il Reddito di cittadinanza, cosa rischia chi lavora in nero? Anche in questo caso, le conseguenze negative sono causate non dal lavoro in sé, ma dal non aver dichiarato il reddito derivante dall’attività lavorativa “nascosta” ai fini del sussidio.

Lavorare, infatti, non impedisce di percepire il reddito di cittadinanza, ma riduce l’entità del sussidio.

Peraltro, a rischiare non sono solo i lavoratori in nero, ma anche le persone che lavorano “in grigio”, ad esempio chi figura avere un contratto part time, ma viene pagato per più ore “fuori busta”. Ovviamente, non rischia invece chi lavora full time ma è assunto a tempo parziale e non riceve soldi in nero: in questo caso, l’abuso è difatti commesso dal datore di lavoro.

In ogni caso, il rischio non si limita a una semplice multa, ma si può arrivare sino a una condanna a 6 anni di reclusione. Può decadere dal sussidio, poi, chi per colpa dell’attività svolta irregolarmente non ha la possibilità di svolgere le attività di politica attiva di lavoro (ricerca di un’occupazione, presentazione ai colloqui, frequenza di corsi di formazione e riqualificazione…)

I controlli sono svolti prevalentemente dalla Guardia di finanza; ne abbiamo parlato in: Reddito di cittadinanza, controlli per chi rifiuta il lavoro

Beneficiario del reddito di cittadinanza che lavora in nero: rischi

Se il beneficiario del reddito di cittadinanza, nel momento della richiesta del sussidio, lavora in nero, rischia sino a 6 anni di reclusione. Come mai? Perché risulta aver utilizzato, per ottenere o mantenere il beneficio, dichiarazioni e documenti falsi o attestanti cose non vere, o aver omesso informazioni dovute.

In questi casi, chi consegue indebitamente il reddito di cittadinanza è punito:

  • con la reclusione da 2 a 6 anni;
  • con la revoca retroattiva del sussidio;
  • con l’impossibilità di chiedere il reddito di cittadinanza prima che siano decorsi 10 anni dalla condanna.

Beneficiario del reddito di cittadinanza pagato fuori busta: rischi

E se chi richiede il reddito lavora “in grigio”, cioè percepisce somme aggiuntive non dichiarate in busta paga, pur figurando assunto dall’azienda (in parole semplici, “prende soldi in nero”)?

Le conseguenze sono le stesse, rispetto a chi lavora in nero, perché risulta comunque aver utilizzato, nella richiesta del sussidio, dichiarazioni e documenti falsi o attestanti cose non vere, o aver omesso informazioni dovute. Si rischiano dunque sino a 6 anni di reclusione.

Beneficiario del reddito di cittadinanza che trova un nuovo lavoro

Se il beneficiario del reddito di cittadinanza, dopo la richiesta del sussidio, trova un nuovo lavoro e non lo dichiara, rischia sino a 3 anni di reclusione.

Le sanzioni vanno infatti da 1 a 3 anni di reclusione per chi non comunica qualsiasi variazione del reddito: rischia, comunque, sia chi lavora in nero, sia chi percepisce degli importi non dichiarati.

Può trattarsi anche di chi, pur essendo già assunto, si accorda col datore di lavoro al fine di percepire delle somme in nero.

Come si comunicano le variazioni di reddito?

Ogni variazione del reddito, rispetto a quanto dichiarato nella domanda di reddito di cittadinanza, deve essere dichiarata entro 30 giorni, attraverso la presentazione del modello Rdc/Pdc Com Esteso (SR181).

Nel caso in cui si debba comunicare lo svolgimento di un’attività lavorativa parasubordinata o subordinata, deve essere indicato il reddito previsto per l’anno di avvio dell’attività (il reddito di lavoro concorre a rideterminare l’importo del sussidio nella misura dell’80%); se deve essere comunicato l’avvio di una nuova attività di lavoro autonomo o d’impresa, la comunicazione va rinnovata entro il 15 del mese successivo a ogni trimestre. Come incentivo, si ha diritto ad ottenere il reddito di cittadinanza senza decurtazioni per le due mensilità successive a quella di variazione della condizione di occupazione [1].

Non vanno invece dichiarati i redditi da tirocinio, da attività socialmente utili e da lavoro accessorio.

Che cosa succede se si rifiuta un’offerta di lavoro?

Se l’interessato rifiuta un’offerta di lavoro congrua perché, magari, lavora in nero, o lavora per più ore rispetto a quelle dichiarate, rischia di decadere dal sussidio: è infatti possibile rifiutare al massimo due proposte lavorative congrue (come definite dal decreto sulla riforma degli ammortizzatori sociali, come integrato dal decreto sul reddito di cittadinanza) nell’arco del periodo di fruizione del reddito. Ha anche la possibilità di recedere dall’impiego per due volte nell’arco dello stesso periodo. Se, però, percepisce il reddito in fase di rinnovo, deve accettare il primo lavoro congruo proposto.

Tagli del sussidio, sino alla decadenza dallo stesso, sono previsti anche per chi non svolge le attività previste dal patto per il lavoro.

Reddito di cittadinanza: prima condanna per lavoro nero

Iniziano ad essere applicate le prime sanzioni ai lavoratori in nero che beneficiano del reddito di cittadinanza, dato che figurano senza stipendio. La prima condanna riguarda un operaio in un cantiere edile di Cerignola, adibito al lavoro senza regolare assunzione, “pizzicato” nello svolgimento dell’attività dal personale dell’Ispettorato del lavoro e dei Carabinieri.

Per lui, 4320 euro di multa, la segnalazione all’Inps ed all’autorità giudiziaria, la perdita retroattiva del sussidio e l’impossibilità di richiedere il reddito di cittadinanza per 10 anni. Leggi la notizia: Lavoratore in nero col reddito di cittadinanza.


note

[1] Art. 3 co. 9 DL 4/2019.

Autore immagine: 123rf.com


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