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Proprietario di una casa vive in affitto: deve pagare l’Imu?

19 Maggio 2019
Proprietario di una casa vive in affitto: deve pagare l’Imu?

Se residenza e abitazione non sono coincidenti bisogna pagare Imu e Tasi.

Si paga l’Imu sulla prima casa non abitata? Se lo chiedono molti proprietari di abitazione che, per una ragione o per un’altra, sono costretti a vivere in affitto. Se però questa situazione di lontananza si protrae per diversi mesi, è lecito domandarsi se, sulla casa di proprietà si devono pagare l’Imu e la Tasi. Un dubbio più che fondato visto che la normativa considera «abitazione principale» – quella cioè oggetto dell’esenzione dal pagamento delle imposte – l’immobile ove vi è sia la residenza (dato formale dichiarato all’ufficio dell’anagrafe) che la dimora abituale (dato sostanziale, consistente nel luogo ove si vive per gran parte dell’anno). Ed allora se il proprietario di una casa vive in affitto deve pagare l’Imu? Cerchiamo di fare il punto della situazione e di dare una risposta a questo comune quesito legale.

Quando non si pagano Imu e Tasi

Secondo l’attuale normativa, Imu e Tasi non si pagano sull’abitazione principale. In particolare, la disciplina prevede che per «abitazione principale» si intende l’immobile nel quale «il possessore ed il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente». L’abitazione principale è quindi quella ove il contribuente ha fissato la propria residenza nonché la dimora abituale propria e dell’intero nucleo familiare.

Quindi, le condizioni per non pagare l’Imu sono due:

  • avere la residenza all’interno dell’immobile;
  • avere la dimora abituale propria e della propria famiglia all’interno dell’immobile.

In linea di principio, il concetto di dimora abituale consiste nel luogo dove normalmente il cittadino trascorre il suo tempo per gran parte dell’anno. La residenza è invece l’indirizzo dichiarato al Comune che, comunque, deve necessariamente coincidere con la dimora. È infatti vietato fornire all’ufficio anagrafe un luogo di residenza dove non si vive effettivamente, diverso quindi dalla dimora. Chi lo fa commette un falso in atto pubblico, punito penalmente.

In ultimo segnaliamo cosa si intende per domicilio: esso designa il luogo dove il cittadino ha il centro dei suoi affari e interessi, non solo economici ma anche affettivi e personali.

La residenza e il domicilio di chi è in affitto

Chi vive in affitto e ha anche una casa di proprietà, se anche in teoria può avere lasciato la propria residenza presso quest’ultimo immobile, non vi ha di certo la dimora che, invece, si trova nell’appartamento preso in locazione. È in quest’ultimo, infatti, che vive quotidianamente.

Dunque, il proprietario di casa che sta in affitto non possiede mai una delle due condizioni per beneficiare dell’esenzione Imu: la dimora abituale nella propria casa. Stando così le cose, poiché ai fini Imu rileva sia la residenza che la dimora abituale, l’esenzione non spetta. Deve quindi pagare le imposte chi conserva la residenza nella casa di proprietà ma ha spostato la dimora abituale nell’appartamento in affitto.

Non rileva neanche il fatto che il tempo di trasferimento nell’appartamento in affitto sia relativamente breve, ad esempio uno o due anni. A rigore questi è tenuto, per tale periodo, a pagare l’Imu e la Tasi sulla casa di proprietà non più abitata anche se intende farvi ritorno al più presto. In teoria egli dovrebbe anche regolarizzare la propria residenza nell’immobile in locazione poiché è lì che vive.

Residenza in casa di riposo

La legge inoltre precisa che non si tiene conto del trasferimento della dimora se ciò dipende dal ricovero permanente in una casa di riposo. In quest’ultimo caso non ha alcun rilievo il luogo in cui è posta la residenza anagrafica. Ne consegue che il trasferimento di residenza nella casa di riposo non comporta la perdita dell’agevolazione Irpef, a condizione ovviamente che la casa posseduta non sia locata.


note

Autore immagine: 123rf com.


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