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Autovelox mobile lato opposto senso di marcia

19 Maggio 2019


Autovelox mobile lato opposto senso di marcia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Maggio 2019



Multa: su quale senso di marcia della strada deve trovarsi la polizia con l’autovelox per controllare la velocità degli automobilisti?

Come avevamo già spiegato, in modo più dettagliato, nell’articolo Multa autovelox su strada statale: motivi di nullità, impugnare una contravvenzione per eccesso di velocità, fatta tramite un rilevatore elettronico, è molto più facile fuori da un centro abitato che nelle vie urbane o in autostrada. Questo perché, se nel secondo caso le rilevazioni possono avvenire in modo automatico e senza la presenza degli agenti, nel secondo invece – ossia sulle strade urbane di scorrimento e su quelle extraurbane secondarie – la polizia non è tenuta a fermare l’automobilista solo se si rispetta una serie di vincoli, uno dei quali è la preventiva autorizzazione del Prefetto. E si sa, quanto più ci sono condizioni e cavilli legali, tanto più è facile commettere un errore e rendere tutto il procedimento nullo. Insomma, è proprio la necessaria presenza dell’ordinanza prefettizia a far sì che la polizia possa più facilmente sbagliare. Come nel caso di autovelox mobile sul lato opposto al senso di marcia. A rivelarlo è una recente ordinanza della Cassazione [1]. Per capire meglio come stanno le cose, ricorreremo – come nostra abitudine – ad un esempio pratico.

Multa autovelox fuori città: quando è possibile?

Immagina di tornare dalle vacanze e di percorrere la strada statale a doppio senso di circolazione. Sul lato sinistro della strada – quello cioè destinato alle auto che procedono verso la direzione opposta alla tua – si trova, nascosta da alcune piante, una pattuglia della polizia con un autovelox. Te ne accorgi solo dopo essere passato dalla piazzola di sosta su cui si sono posizionati gli agenti. Dopo un paio di mesi, ricevi a casa una multa per eccesso di velocità. Hai alcuni dubbi sulla validità del verbale elevato con un autovelox mobile sul lato opposto al senso di marcia, della cui presenza non potevi accorgertene. Peraltro, proprio per il fatto di essere così distanti da te, i vigili non hanno potuto fermarti e contestarti immediatamente l’infrazione, circostanza che ti avrebbe consentito di difenderti subito e di sostenere, magari, che correvi a casa per un’urgenza di salute. Cosa puoi fare? Si può impugnare la multa autovelox elevata sul lato opposto al senso di marcia? Ecco cosa dicono, a riguardo, la legge e la giurisprudenza.

Condizioni di validità della multa autovelox fuori città

Per essere valida la multa elevata dall’autovelox, è necessario innanzitutto che:

  • la presenza della pattuglia sia segnalata con un cartello di preavviso posto ad adeguata distanza dalla postazione della polizia. Questa distanza deve tenere conto delle condizioni della strada e, quindi, non può essere troppo ravvicinata tanto da non consentire una dolce frenata. Dall’altro lato il cartello non può trovarsi a più di 4 km dalla pattuglia. Il cartello fisso – piantato cioè in modo stabile al lato della strada – deve essere seguito da un ulteriore cartello mobile se, su quella tratta, i controlli avvengono sporadicamente (leggi Autovelox: multe nulle se segnalate solo da cartelli fissi);
  • l’autovelox deve essere stato sottoposto a taratura almeno una volta nell’ultimo anno. La data dell’ultima taratura – operazione che deve essere certificata da una ditta specializzata in apposito verbale – deve essere indicata nel verbale.

In tutti questi casi, la polizia ha l’obbligo di arrestare immediatamente l’automobilista per contestargli la violazione del codice e notificargli il verbale. Da questa data l’interessato ha 30 giorni per ricorrere al giudice di pace e 60 al prefetto.

Tuttavia, dispone la legge, se le condizioni della strada non consentono lo stop del trasgressore, la contestazione immediata non è necessaria e la multa può essere recapitata a casa. Affinché però ciò sia possibile è necessario che:

  • ci sia un’ordinanza del prefetto che identifichi l’esatto tratto di strada (dal chilometro… al chilometro…) in cui la polizia può utilizzare l’autovelox senza fermare i conducenti multati;
  • gli estremi di tale ordinanza devono essere indicati nella multa;
  • la multa deve anche spiegare, al di là del richiamo all’ordinanza prefettizia, per quali concrete ragioni non è stato possibile fermare il conducente (ad esempio: strada troppo stretta, strada senza piazzole, ecc.).

Su quale lato della strada deve trovarsi l’autovelox?

Così autorizzata dal prefetto, e sempre previa presenza del cartello con l’avviso, la polizia può elevare multe su entrambi i lati della strada a doppio senso di circolazione? In altri termini, si può essere multati da un autovelox posizionato a sinistra e non a destra della strada? 

Secondo la Cassazione, l’ordinanza del prefetto non deve per forza indicare il senso di marcia in cui gli agenti possono collocarsi per il rilevamento automatico della velocità. In tale ipotesi, la polizia può ben sanzionare i conducenti su entrambi i lati di marcia. Ma se, al contrario, il prefetto indica uno specifico senso di marcia in cui è autorizzata la multa senza contestazione immediata, la rilevazione sul senso opposto è illegittima. 

Si legge nell’ordinanza della Cassazione in commento: «La legge non richiede che il provvedimento prefettizio specifichi, in modo indispensabile, il senso di marcia optato per la rilevazione; ma, qualora nel decreto prefettizio sia contenuto, in modo specifico, il riferimento a un certo senso di marcia, il rilevamento elettronico della velocità – nonché la connessa attività di accertamento ad opera degli agenti stradali – potranno ritenersi legittime qualora riferite all’autovelox posizionato in modo conforme al decreto autorizzativo e non, al contrario, con riguardo ad ulteriore dispositivo autovelox piazzato sulla medesima strada, in prossimità dello stesso punto chilometrico, bensì sulla carreggiata o corsia opposta, e che non abbia costituito oggetto di previsione da parte del medesimo, ovvero di ulteriore provvedimento autorizzativo».

Il decreto prefettizio di individuazione delle strade lungo le quali è possibile installare apparecchiature automatiche per il rilevamento della velocità senza obbligo di fermo immediato del conducente non deve contenere necessariamente l’indicazione del senso di marcia nel quale il dispositivo autovelox deve essere collocato. Ma, ove tale decreto, al contrario, precisi esplicitamente la carreggiata in riferimento alla quale detta installazione è consentita, il verbale di contestazione differita della violazione risulta illegittimo qualora l’accertamento sia stato effettuato mediante un autovelox posizionato sul lato della strada contrapposto a quello specificato nel summenzionato provvedimento autorizzativo, non potendosi ritenere operante, in tale ipotesi, la deroga al generale obbligo normativo di contestazione immediata.

Autovelox su lato opposto della strada: ultime sentenze

Non è la prima volta che la Cassazione afferma questo principio. Senza andare molto indietro nel tempo, ecco alcune pronunce che hanno ritenuto illegittima la multa con l’autovelox sul lato opposto della strada in presenza di una contraria disposizione del prefetto. Ecco una rassegna delle ultime sentenze sull’autovelox su lato opposto della strada.

È illegittimo l’accertamento eseguito mediante l’utilizzazione dell’autovelox posizionato sul lato opposto rispetto a quello per il quale ne era stata autorizzata l’installazione con decreto prefettizio. Ne consegue che difettando a monte l’adozione di uno specifico provvedimento autorizzativo il verbale di constatazione differita della violazione di cui all’art. 142 del Codice della Strada deve ritenersi affetto da illegittimità derivata a nulla valendo eventuali note chiarificatrici della pubblica amministrazione a fronte di una precisa indicazione prefettizia sulle modalità e sul punto di installazione dell’autovelox.

Corte di cassazione, sezione II, sentenza 9 maggio 2019 n. 12309 

In tema di violazioni del codice della strada, se è pur vero che il Decreto Legge 20 giugno 2002, n. 121, articolo 4, (convertito, con modificazioni, nella L. 1 agosto 2002, n. 168) conferisce al prefetto la competenza ad individuare le strade o i tratti di strada in cui possono essere installati dispositivi di controllo della velocità; precisando che detta norma non richiede che il provvedimento prefettizio specifichi necessariamente il senso di marcia interessato dalla rilevazione, argomentando a contrario si desume che se nel decreto prefettizio è contenuto specificamente il riferimento ad un determinato senso di marcia (come accaduto nel caso sottoposto all’esame del giudice di appello), il rilevamento elettronico della velocità e la correlata attività di accertamento (con contestazione differita) degli agenti stradali intanto potranno ritenersi legittimi se riferiti all’autovelox come posizionato in conformità al decreto autorizzativo e non, invece, con riguardo ad altro autovelox posizionato sulla stessa strada e in prossimità dello stesso punto chilometrico ma sulla carreggiata o corsia opposta, che non abbiano costituito oggetto di previsione da parte dello stesso o di altro provvedimento autorizzativo.

Corte di Cassazione, sezione VI- 2, ordinanza 22 novembre 2018, n. 30323 

Il decreto prefettizio di individuazione delle strade lungo le quali è possibile installare apparecchiature automatiche per il rilevamento della velocità (cd. autovelox) senza obbligo di fermo immediato del conducente, ai sensi dell’art. 4, comma 4, d.l. n. 121 del 2002, non deve contenere necessariamente l’indicazione del senso di marcia nel quale il dispositivo deve essere collocato. Peraltro, ove tale decreto, invece, precisi espressamente la carreggiata in riferimento alla quale detta installazione è consentita, il verbale di contestazione differita della violazione è affetto da illegittimità derivata qualora l’accertamento sia stato effettuato mediante un cd. autovelox posizionato sul lato della strada diverso da quello specificato nel summenzionato provvedimento autorizzativo, non potendosi ritenere operante, in questa ipotesi, la deroga al generale obbligo normativo di contestazione immediata.

Corte di Cassazione, sezione VI- 2 , ordinanza 1 ottobre 2018, n. 23726 

In tema di violazioni del codice della strada, l’art. 4 del d.l. 20 giugno 2002, n. 121 conferisce al prefetto la competenza ad individuare le strade o i tratti di strada in cui possono essere installati dispositivi di controllo della velocità, ma non richiede che il provvedimento prefettizio specifichi il senso di marcia interessato dalla rilevazione.

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 30 aprile 2013 n. 10206

note

[1] Cass. ord. n. 12309/19 del 9.05.2019.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 7 novembre 2018 – 9 maggio 2019, n. 12309

Presidente Lombardo – Relatore Falaschi

Fatti di causa e ragioni della decisione

11 Giudice di pace di Isernia, con sentenza depositata in data 24.01.2014, accertata l’illegittima apposizione dell’autovelox sul lato destro della carreggiata, anziché sul lato sinistro, come autorizzato dal decreto prefettizio, accoglieva l’opposizione proposta da S.M. avverso un processo verbale di contravvenzione elevato a suo carico in ordine alla violazione dell’art. 142 C.d.S. e, per l’effetto, annullava il provvedimento impugnato.

Il Tribunale di Isernia, con sentenza n. 120 del 2017, rigettava l’appello proposto dal Comune di Macchia d’Isernia, confermando la sentenza di primo grado. Avverso la sentenza del Tribunale di Isernia, il Comune di Macchia d’Isernia propone ricorso per cassazione, fondato su due motivi.

È rimasta intimata la S. .

Ritenuto che il ricorso potesse essere rigettato, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all’art. 380 bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5), su proposta del relatore, regolarmente comunicata al difensore del ricorrente, il presidente ha fissato l’adunanza della Camera di consiglio.

Atteso che:

– con il primo motivo parte ricorrente denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e la falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., in relazione alla mancata ammissione della prova per testi da esso articolata fin dalla memoria di costituzione nel giudizio di primo grado, nonché, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, il vizio di omessa o insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia ricondotto all’omessa ammissione della prova orale dedotta. Il motivo è inammissibile prima che infondato.

La doglianza è, invero, priva del necessario requisito di specificità prescritto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6) in ordine alla mancata trascrizione delle circostanze poste a fondamento della prova per testi (assunta come dedotta fin dalla memoria di costituzione in primo grado) della cui immotivata mancata ammissione il ricorrente si è lamentato.

La giurisprudenza di questa Corte è, infatti, consolidata nell’affermazione del principio secondo cui il ricorrente che, in sede di legittimità, denunci il difetto di motivazione su un’istanza di ammissione di un mezzo istruttorio, ha l’onere di indicare specificamente le circostanze oggetto della prova o il contenuto del documento trascurato od erroneamente interpretato dal giudice di merito, provvedendo alla loro trascrizione, al fine di consentire al giudice di legittimità il controllo della decisività dei fatti da provare, e, quindi, delle prove stesse, che, per il principio della necessaria specificità del ricorso per cassazione, la S.C. deve essere in grado di compiere sulla base delle deduzioni contenute nell’atto, alle cui lacune non è consentito sopperire con indagini integrative (cfr. ex multis, Cass. n. 17915/2010, ord., e, da ultimo, Cass. n. 19985/2017, ord.);

– con il secondo motivo il Comune ricorrente lamenta, per un verso, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e la falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., nonché del D.L. n. 121 del 2002, art. 4, convertito nella L. n. 168 del 2002 e del D.M. 15 agosto 2007, art. 2, anche in relazione al D.Lgs. n. 231 del 2001 (e succ. modif. e integr.), per un altro verso, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, il vizio di omessa o insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia, avuto riguardo alla contestazione circa la ritenuta illegittimità del posizionamento dell’autovelox sul lato destro della carreggiata della S.S. “(OMISSIS)”, anziché sul lato sinistro, come autorizzato dall’ente proprietario della strada, da cui era scaturita la conseguente illegittimità derivata del verbale di accertamento elevato a carico della suddetta società Enterprise s.r.l. in ordine alla rilevata violazione prevista dall’art. 142 C.d.S..

Il motivo è inammissibile con riferimento al prospettato vizio di omessa o insufficiente motivazione denunciato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, siccome riferito all’antecedente formulazione di detta norma, nel mentre “ratione temporis”, nel caso di specie, trova applicazione la versione novellata nel 2012 (ai sensi del D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 1, lett. b), conv., con modif., nella L. n. 134 del 2012), alla cui stregua è ammissibile il solo omesso esame di un fatto decisivo della controversia che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti (cfr. Cass. S.U. n. 8053/2014 e Cass. n. 23940/2017).

È appena il caso, peraltro, di rilevare che il Tribunale di Isernia ha comunque esaminato il contestato fatto decisivo relativo alla valutazione sulla legittimità o meno dell’accertamento del superamento del limite di velocità eseguito tramite autovelox, avuto riguardo al posizionamento dello stesso e alla riconducibilità o meno della relativa predisposizione ed attività di funzionamento dell’apparecchio elettronico al necessario provvedimento amministrativo autorizzatorio.

Non coglie nel segno, inoltre, la denunciata violazione di legge riferita alle richiamate disposizioni normative, sulla scorta del cui combinato disposto – secondo la prospettazione della difesa del Comune ricorrente – si sarebbe dovuto ritenere legittimo l’accertamento eseguito mediante l’utilizzazione dell’autovelox posizionato sul lato opposto rispetto a quello per il quale ne era stata autorizzata l’installazione con il decreto prefettizio.

Come di recente evidenziato da questa Corte (si veda in termini Cass. n. 23726 del 2018), qualora – come verificatosi nella fattispecie – il decreto prefettizio abbia previsto la legittima installazione dell’autovelox lungo un solo senso di marcia (che nel caso in esame avrebbe dovuto essere posizionato nella direzione Venafro – Isernia) ed, invece, l’accertamento sia stato effettuato mediante la rilevazione di un autovelox posizionato sul contrapposto senso di marcia, ne consegue che, difettando a monte l’adozione di uno specifico provvedimento autorizzativo, il relativo verbale di contestazione differita della violazione di cui all’art. 142 C.d.S. debba ritenersi affetto da “illegittimità derivata”, come statuito dal Tribunale di Isernia con la sentenza qui impugnata, senza che possano assumere rilevanza, al riguardo, eventuali note chiarificatrici successivamente approntate dalla competente P.A., a fronte di una precisa indicazione sulle modalità e sul punto di installazione dell’autovelox rinvenibile direttamente nel decreto autorizzativo.

Del resto questo principio si ricava da quanto affermato da questa Corte (cfr. Cass. n. 10206 del 2013), in base al quale, in tema di violazioni del codice della strada, se è pur vero che il più volte richiamato del D.L. 20 giugno 2002, n. 121, art. 4 (convertito, con modificazioni, nella L. 10 agosto 2002, n. 168) conferisce al prefetto la competenza ad individuare le strade o i tratti di strada in cui possono essere installati dispositivi di controllo della velocità, precisandosi che detta norma non richiede che il provvedimento prefettizio specifichi necessariamente il senso di marcia interessato dalla rilevazione, argomentando a contrario si desume che se nel decreto prefettizio è contenuto specificamente il riferimento ad un determinato senso di marcia (come accaduto nel caso sottoposto all’esame del giudice di appello), il rilevamento elettronico della velocità e la correlata attività di accertamento (con contestazione differita) degli agenti stradali intanto potranno ritenersi legittimi se riferiti all’autovelox come posizionato in conformità al decreto autorizzativo e non, invece, con riguardo ad altro autovelox posizionato sulla stessa strada e in prossimità dello stesso punto chilometrico ma sulla carreggiata o corsia opposta, che non abbiano costituito oggetto di previsione da parte dello stesso o di altro provvedimento autorizzativo.

In conclusione il ricorso va respinto.

Nulla per le spese in difetto di attività difensiva da parte dell’intimata.

Poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è rigettato, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto al testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, il comma 1-quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte dell’Amministrazione ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

La Corte, rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del Comune ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.


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1 Commento

  1. Si continua a girare sull’argomento delle multe automatiche, aggiungendo aspetti formali su aspetti formali, ma mai si affronta l’aspetto sostanziale e filosofico della materia: “lo stato può danneggiare un cittadino infliggendo una multa senza che questi abbia creato a sua volta un danno o una situazione di danno temuto?” In altri termini “è effettivamente pericoloso in ogni circostanza circolare a 57Km l’ora dove il limite è 50 Km l’ora?” e anche “il fucile sparamulte automatico è sufficiente a convincere il cittadino di essere in torto?” O genera solo acredine montante verso l’evidente brigantaggio delle istituzioni?

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