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Dispetti condominiali: cosa fare?

20 Maggio 2019
Dispetti condominiali: cosa fare?

Dal rumore allo stalking, dal furto della corrispondenza al getto di cose pericolose o che sporcano: come reagire e come difendersi alle molestie dei vicini di appartamento.

Il condominio dovrebbe essere il luogo in cui le persone, unite dai medesimi interessi, si vengono l’un l’altro incontro. Invece diventa più spesso terreno di scontro e di dispetti, quasi a dimostrare che il vicino di casa è più pericoloso di chi invece abita lontano. Paradossi a parte del nostro mondo, la legge entra nelle dinamiche condominiali per sanzionare i comportamenti molesti, le violazioni del regolamento e le persecuzioni interne agli edifici. Lo fa, in parte, attraverso le più tradizionali norme del Codice civile (come quelle sul rumore), in parte con i reati inseriti nel Codice penale (come lo stalking), in parte grazie all’interpretazione dei giudici che, in tutti questi anni, sono intervenuti a sanzionare i dispetti condominiali. 

Il rischio che corre chi dà fastidio ai vicini è quello di trovarsi impelagato in un processo penale dal quale si esce sempre con le “ossa rotte”, non fosse altro per la parcella da corrispondere agli avvocati. Chi invece viene molestato ha la possibilità, in determinate situazioni, di sporgere una querela ai carabinieri a costo zero.

Non tutto però rientra nel penale e, se si sbaglia, si rischia di fare un buco nell’acqua e ottenere un provvedimento di archiviazione. Ecco perché è bene sapere, in caso di dispetti condominiali, cosa fare e come comportarsi per far rispettare i propri diritti. 

Di tanto parleremo in questo articolo: ti spiegheremo, più nel dettaglio, come difenderti dal tuo vicino di casa e quale tipo di tutela azionare a seconda dell’illecito commesso. 

Tacchi e rumori di sera

Il rumore è il primo incriminato nell’ambito dei piccoli dispetti condominiali. Coinvolge, di solito, il condomino del piano di sopra e quello del piano di sotto. Ma, proprio per questa dimensione “bifamiliare”, esso non costituisce mai reato. Disturbare il vicino che dorme non è infatti un illecito penale. Il reato di «disturbo al riposo e alle attività delle persone», previsto dal Codice penale, scatta infatti solo quando ad essere molestata è la cosiddetta «quiete pubblica» ossia un numero indeterminabile di individui: in buona sostanza tutto il palazzo o il circondario. 

Quindi, se il condomino che vive sopra di te batte i tacchi apposta per darti fastidio o sposta le sedie durante la notte per farti dispetto, non hai altra via che interessare di ciò un avvocato affinché avvii un processo civile, eventualmente anche in via d’urgenza. Il giudice del tribunale condannerà il molestatore a smettere e lo potrà anche condannare al pagamento di una somma di denaro per ogni violazione successiva alla pronuncia. In più potrai agire per il risarcimento ma dovrai dimostrare un danno alla salute concreto, che non si può presumere solo per il fatto che i rumori sono stati dimostrati. Un certificato medico che ti abbia prescritto dei tranquillanti o la prova che tu non sia riuscito più a dormire di notte potrà fare al caso tuo.

In questi casi, quindi, quando cioè il rumore è avvertito solo da pochi condomini, non puoi chiamare i carabinieri o la polizia poiché non ci sono i presupposti del reato.

Hai la possibilità di interessare l’amministratore di condominio solo se, nel regolamento, sono indicati particolari orari di silenzio; nel qual caso – sempre se previsto dal regolamento o autorizzato dall’assemblea – l’amministratore può disporre una sanzione fino a 200 euro nei confronti del colpevole.

Cane che abbaia

Per fortuna, il dispetto è un comportamento sconosciuto agli animali. Ma il dispetto può essere quello del padrone che, pur sapendo che il proprio cane dà fastidio, non fa nulla per impedirglielo e, magari, durante la notte lo lascia fuori dal balcone facendo sì che i suoi latrati vengano ascoltati da tutti. Questa volta, invece, siamo nell’ambito del reato perché l’abbaiare del cane, quando si tratta di una taglia media o grande, è un rumore suscettibile di essere ascoltato da numerose persone. Scatta quindi la possibilità di denunciare il proprietario il quale, se dovesse argomentare che il pianto dell’animale è inevitabile quando questi resta solo a casa, ne rischia anche il sequestro.

Il Codice civile impedisce di inserire, nel regolamento di condominio, clausole che vietino di possedere o detenere animali in casa e, dall’altro lato, non si può impedire loro di “parlare” (abbaiare, miagolare, ecc.). Questo però non significa concedere l’autorizzazione a molestare il vicinato; il padrone deve fare di tutto, a pena di responsabilità personale, per evitarlo. 

In materia la giurisprudenza riconosce la responsabilità penale del padrone se non controlla gli strepiti del suo cane e se il rumore disturba un numero imprecisato di persone. Scatta invece una responsabilità civile se le emissioni rumorose – che superano il livello di normale tollerabilità – danneggiano una o poche persone. 

Nel primo caso è necessaria la produzione di rumori idonei ad arrecare disturbo o a turbare la quiete e le occupazioni non solo degli abitanti dell’appartamento sovrastante o sottostante la fonte di propagazione, ma anche di una più consistente parte degli occupanti dell’edificio. 

Impossessamento e distruzione della corrispondenza

Non capita di rado che il postino, nel lasciare la corrispondenza nella cassetta delle lettere, non inserisca per bene le buste all’interno del foro o, nel caso di pacchi e plichi più corposi, li lasci sopra il mobiletto della posta. In questi casi, il vicino che vuol fare un dispetto, ha gioco facile e può appropriarsi delle lettere altrui o buttarle nel cestino della spazzatura. Il Codice penale prevede un apposito reato rubricato «violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza» [1] e punisce tale comportamento con la reclusione fino a un anno o con una multa da 31 a 156 euro.

Dovrai avere le prove e non semplici sospetti. Di solito l’androne è collegato con le telecamere di videosorveglianza a circuito chiuso i cui filmati l’amministratore è tenuto a farti vedere se servono per reprimere un reato come nel caso di specie.

Danni all’automobile

Se il vicino di casa riga volontariamente la tua auto, sgonfia o buca le gomme puoi denunciarlo solo se il fatto viene commesso sulla strada pubblica. Questo perché il danneggiamento è stato in parte depenalizzato nel 2016. Oggi l’illecito penale resta solo quando le cose sono “esposte alla pubblica fede” ossia lasciate senza protezione in un luogo accessibile a tutti, confidando nell’altrui rispetto. Quindi, se hai parcheggiato nel giardino del condominio, non puoi più querelare il tuo vicino ma, al massimo, con la prova dell’illecito, puoi fargli una causa civile per risarcimento danni. A tal fine ti puoi avvalere di una telecamera che, installata sul balcone, inquadra il parcheggio condominiale.  

Comportamenti ossessivi

Il vicino che ti aspetta sotto casa, che si ferma dietro l’uscio della tua porta, che attua una serie di altri comportamenti ossessivi tanto da farti temere per la tua stessa incolumità o quella dei tuoi cari o ti costringe a cambiare le tue abitudini (cioè, in sostanza, togliere alla persona offesa il bene della tranquillità, in modo da creare una situazione che le renda intollerabile la vita) commette il reato di stalking. La giurisprudenza ha riconosciuto proprio la figura dello stalking condominiale, sicché non ci sono dubbi che, quando il comportamento è reiterato, opprimente, angoscioso e assillante, puoi denunciare il fatto alla polizia o ai carabinieri oppure rivolgerti al Questore il quale emetterà un provvedimento di ammonimento nei confronti del molestatore.

Di recente la Cassazione [7] ha chiarito che esiste un reato di “dispetti condominiali“: le condotte di disturbo possono diventare penalmente rilevanti. Le conseguenze del reato commesso di atti persecutori (quello che tutti chiamiamo appunto stalking) all’interno del condominio sono assai gravi, perché nei confronti del reo può essere emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Con conseguente allontanamento dalla propria casa.
La Corte di Cassazione affermava che la misura custodiale in carcere disposta nei confronti degli imputati molestatori era giustificata poiché gli stessi compivano anche atti incendiari e di danneggiamento degli immobili dei vicini, tali da determinare nel condominio un grave clima di intimidazione.

Tuttavia nella maggiore parti dei casi gli atti di disturbo sono più sottili e tendono a colpire, goccia a goccia, i malcapitati vicini. Al riguardo la Corte di Cassazione [8] ha condannato due condòmini per il reato di getto pericoloso di cose. La vicenda originava da profondi dissidi esistenti tra due coppie abitanti nello stesso palazzo e causate dall’uso del terrazzo. Uno dei ricorrenti aveva ingiunto più volte ai vicini di lasciare l’abitazione e di non accedere al terrazzo di sua proprietà. I due imputati avevano ripetutamente molestato i vicini , provocando forti rumori nella notte che disturbavano il loro riposo e le parti lese avevano trovato gli indumenti stesi imbrattati da urina versata dal piano superiore. Uno dei ricorrenti era stato visto sputare dal proprio terrazzo nel balcone dei vicini e versare urina con un secchiello sugli indumenti dei condòmini , e aveva ripetutamente minacciato di morte il vicino, mentre l’altra ricorrente aveva rivolto parole ingiuriose. La Cassazione riteneva entrambi i ricorrenti concorrenti nel reato che tutela la nettezza delle cose mobili ed immobili , poiché la condotta dei ricorrenti ledeva i vicini, i quali dal getto di cose erano imbrattati, molestati e turbati nella loro tranquillità.

Acqua, briciole, polvere e mozziconi di sigaretta dal piano di sopra

I dispetti potrebbero derivare dal piano di sopra e, in particolar modo, dal terrazzo su cui il vicino usa sbattere le tovaglie, i tappeti o innaffiare le piante facendo cadere invece all’interno del tuo terrazzo roba di ogni genere: polvere, briciole di pane o di cibo, mozziconi di sigaretta, ecc. In questi casi, se il comportamento è reiterato e il vicino viene prima ammonito per iscritto, si può denunciare per il reato di «getto pericoloso di cose atte a offendere o imbrattare o molestare le persone». Costituisce infatti reato gettare rifiuti dal balcone. Vi rientra il comportamento di chi innaffia le piante e fa cadere, sulle proprietà sottostanti, il fango e il terriccio conseguente allo straboccare dell’acqua dai vasi [2]. Ed ancora di chi non presta il dovuto controllo sul proprio animale da appartamento e consente che gli escrementi o l’urina del cane o del gatto finiscano ai piani bassi [3].

Secondo la Cassazione, invece, non è reato [4] far cadere polvere e briciole durante lo sbattimento dei tappeti e della tovaglia da pranzo e ciò per via dell’impossibilità di causare, con tale condotta, imbrattamenti e molestie alle persone.  

Spiare il vicino di casa

Se la telecamera del vicino è puntata in direzione del tuo appartamento puoi sporgere denuncia per il reato di molestia o disturbo alle persone. Difatti il Codice penale punisce chi spia il vicino di casa; in particolare si stabilisce che chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero per mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516 euro. 

Se anche dovesse mancare la petulanza, può comunque scattare il reato di «interferenze illecite nella vita privata»: in questo caso è sufficiente solo che la telecamera di videosorveglianza sia installata in modo tale che l’obiettivo, benché posto di fronte alla porta di casa, riprenda tutto il pianerottolo o l’uscio di casa del vicino o la strada o tutto il garage. 

Se però la telecamera è piantata sul balcone del vicino non ci sono più gli estremi del reato che viene commesso solo se l’impianto di videosorveglianza è posto in un luogo pubblico o aperto al pubblico. 

Insulti dal vicino di casa

Un discorso a parte meritano gli insulti del vicino di casa che oggi, di fatto, non possono più essere puniti se non ci sono testimoni. Tale comportamento infatti è stato depenalizzato, sicché la dichiarazione della vittima non vale più per fondare l’accusa. Se quindi le offese vengono proferite senza altri presenti non c’è modo di punirle. Restano reato però le minacce.

Violenza privata

Altre due sentenze, depositate il 29 maggio scorso dalla Cassazione, testimoniano le difficoltà di convivenza che sfociano non solo nell’intolleranza ma anche in ipotesi di reato diverse dallo stalking. La Corte [5] ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di condanna di un condòmino che, avendo in odio gli altri condòmini, pronunciava frasi gravemente minacciose nei loro confronti, danneggiava il portone di ingresso dello stabile e impediva al suo vicino di uscire dall’edificio. La Corte riteneva procedibile di ufficio il reato di danneggiamento del portone (esposto alla pubblica fede), per cui non serviva una querela da parte dell’amministratore. Veniva accertato che le minacce erano accompagnate da gesti di violenza e ripetute nel tempo, ingenerando uno stato di terrore poiché originava nei condòmini il fondato timore che le minacce sarebbero, in breve, passate a forme di aggressione più marcate e devastanti.

Furto di elettricità

La voglia di farsi giustizia da soli può avere anche trasformarsi in furto, come è accaduto a un condomino che si è collegato abusivamente all’impianto elettrico condominiale, rubando energia. La cosa singolare è che la ha passata liscia perché [6] la Cassazione ha annullato, per mancanza di querela, la sentenza di condanna. La Corte, infatti constatava l’assenza, all’interno del fascicolo processuale, della querela presentata dall’amministratore e dichiarava improcedibile il delitto di furto semplice di energia elettrica commesso in danno del condomino. Infatti il condomino non è dotato di personalità giuridica ma è solo uno strumento di gestione collegiale degli interessi comuni dei condòmini, e l’aggressione, penalmente rilevante, ai suoi interessi economici presuppone la presentazione di una querela da parte dell’amministratore, debitamente autorizzato dall’assemblea.

Come comportarti se il tuo vicino fa i dispetti?

Laddove il comportamento del vicino costituisce reato è facile recarsi ai carabinieri o alla polizia e sporgere querela. Si può anche depositare l’atto in tribunale, alla Procura delle Repubblica, tramite il proprio avvocato. 

Quando invece siamo nell’ambito dell’illecito civile, l’unica reazione è la causa di risarcimento del danno con la condanna a non ripetere il comportamento ed, eventualmente, una multa per ogni giorno in cui si ripeta la violazione.

Tuttavia, per chi vuol solo dare un “avvertimento” e tentare una strada alternativa al tribunale c’è la carta della mediazione. Posto infatti che l’amministratore di condominio non ha competenza per decidere in merito alle controversie tra i privati, se non è in gioco la violazione del regolamento, la vittima può recarsi presso uno degli organismi di mediazione del tribunale competente affinché questo adisca la controparte e si tenti una soluzione bonaria per mediare la controversia. È necessaria la presenza del proprio avvocato se, in caso di insuccesso della mediazione, si vuol poi andare in tribunale. Il costo è di 40 euro per il primo incontro. Se si arriva a una soluzione e al pagamento, in questa sede, di un risarcimento del danno, al mediatore va versata la percentuale.


note

[1] Art. 616 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 15956/2014.

[3] Cass. sent. n. 3206372008.

[4] Cass. sent. n. 27625/2012.

[5] Cass. sent. n. 23888/2019

[6] Cass. sent. n. 23800/2019

[7] Cass. sent. n. 28340/2019.

[8] Cass. sent. n. 30573/2019.


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1 Commento

  1. E invece lo scrivente (naturalmente dopo aver percorso INUTILMENTE, sic!, la via dei tribunali…), NON avendo nessuna fiducia nella legge e nelle leggi, ha pensato di farsi giustizia da solo, prima aspettando la “senorita” del piano di sopra in ascensore con il mattarello in mano e poi facendola letteralmente asportare da casa con la scala dei pompieri con destinazione un bel TSO! Una volta tornata dal TSO madame, che si era esibita per anni e anni anche nelle ore notturne a spostare letti, trascinare sedie e CAMMINARE CON RUMOROSISSIMI ZOCCOLI DI LEGNO – della serie: sono a casa mia e faccio quello che voglio, sempre e comunque…- E DOPO AVER PAGATO I DANNI PER I DISTURBI ARRECATI ALLA MIA FAMIGLIA, una volta colpita nel portafogli è scesa a più miti consigli… Il tutto è costato SETTE anni di Pretore e TRE cause, ma quando ce vo’… ce vo’… Avanti il prossimo!!!

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