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Mio marito non vuole avere rapporti sessuali

20 Maggio 2019
Mio marito non vuole avere rapporti sessuali

Quando il coniuge non vuole fare l’amore: se il marito non desidera più la moglie, ci può essere separazione con addebito?

Matrimonio senza sesso: è possibile? In teoria sì, almeno se c’è l’accordo (anche tacito). La legge non può imporre alcun comportamento sotto le lenzuola. Il problema però sorge quando è solo uno dei due coniugi a sottrarsi puntualmente ai rapporti sessuali inventando scuse di ogni genere. Il modo migliore per affrontare il problema è parlarne e farsi consigliare da un terapista di coppia, un consulente che possa rimuovere gli eventuali ostacoli innescati dall’abitudine o dall’età che avanza. Ma che succede se manca la volontà di risolvere il problema? «Mio marito non vuole avere rapporti sessuali e non vuol più fare l’amore» lamentano numerose donne sposate. Non poche di queste trovano rifugio e comprensione in un amante occasionale. La donna tradisce più facilmente quando non si sente compresa e desiderata, dimostrano numerosi indagini sull’argomento. Sotto invece un profilo legale, le cose si complicano ulteriormente. In gioco è infatti il diritto ad abbandonare il coniuge perché non vuole avere rapporti sessuali né ha un valido motivo per giustificare tale sua astensione. Ebbene, se, da un lato, è indubbio che non si possa obbligare il coniuge a fare l’amore, correndo altrimenti il rischio di incorrere in una incriminazione per violenza sessuale, dall’altro lato è anche vero che matrimonio e rapporti sessuali sono intimamente collegati, tant’è che le nozze possono essere annullate quando non sono state “consumate”. 

In tutto questo, c’è un importante aspetto da non dimenticare: la legge non ti costringe ad amare il coniuge per sempre. Se finisce l’attrazione puoi separarti e divorziare senza incorrere in alcuna responsabilità. Ed allora, in questi casi, un atto di coraggio è sicuramente più conveniente almeno sotto un profilo legale.

Una recente sentenza della Cassazione [1] è intervenuta sul tema (leggi Diritto ai rapporti sessuali tra coniugi). Nel caso trattato dalla Corte non era una donna a dire «mio marito non vuole avere rapporti sessuali» ma, al contrario, era l’uomo che si lamentava dei continui mal di testa della moglie, tant’è che ha trovato il modo di costringerla, minacciandola altrimenti di lasciarla. Ebbene, questa forma di violenza psicologica è stata ritenuta rientrare nella violenza sessuale. La violenza sessuale, secondo la più recente giurisprudenza, non è solo quella che si consuma con gli atti di costrizione fisica, ma anche attraverso la violenza morale o con altre forme di minacce indirette e latenti. A riguardo ti consiglio di leggere un interessante articolo dal titolo Violenza sessuale: quando non c’è consenso dove abbiamo analizzato una serie di ipotesi che, seppur frequenti nella pratica, integrano il reato. 

La Corte, ad esempio, ha ritenuto sussistere la violenza sessuale a carico di un uomo responsabile per aver condotto una donna, in auto, in un luogo appartato e nell’aver tentato, più volte e insistentemente, di spogliarla; il fatto di trovarsi impossibilitata a chiamare aiuto, ha di fatto portato la donna ad accettare l’atto sessuale nel timore di conseguenze ben peggiori. Salvo poi, una volta terminato il tutto, denunciare l’uomo per violenze. 

Ritorniamo al tema dei rapporti sessuali all’interno del matrimonio. La Cassazione dice che il marito non può costringere la moglie a fare l’amore se questa non vuole, a meno che non voglia essere denunciato per violenza sessuale. 

Dall’altro lato il marito o la moglie non si possono sottrarre costantemente ai rapporti sessuali, a meno che non vi sia una valida e comprensibile ragione (di ordine fisico o psicologico). Una «valida ragione» potrebbe semplicemente essere il fatto di non amare più l’altro o non essere da questi più attratto. Dire «non ti voglio» non è infatti una colpa e consente di ottenere la separazione senza l’addebito. La legge non ti può obbligare ad amare, né a fare l’amore con chi non desideri. Ma bisogna dirlo in tempo perché il rifiuto categorico e immotivato è – quello sì – una colpa. 

Leggi Fare sesso con la moglie o il marito è obbligatorio?

A questo punto, possiamo dire – in via interpretativa – che ciò che la legge vieta è solo il silenzio. Chi non motiva le proprie ragioni (e resta in silenzio) o le motiva ricorrendo a scuse (il banale mal di testa) può essere considerato responsabile per la fine dell’unione. La responsabilità comporta solo la perdita del diritto all’assegno di mantenimento. In una coppia ove la moglie guadagna meno del marito, se è quest’ultimo a non volere più rapporti e a non darne motivazione, lei incasserà ugualmente l’assegno. Al contrario, se è la moglie che non vuol più fare l’amore e ricorre giornalmente al mal di testa, il marito potrà separarsi senza versarle un euro.

Ma perché si possa configurare il rifiuto agli atti sessuali è anche necessario che vi sia la richiesta. Se entrambi i coniugi vanno a letto e, nel darsi la buona notte, si girano ciascuno dal proprio lato, senza cercarsi, nessuno potrà un giorno accusare l’altro di rifiuto ai rapporti sessuali. 

Se, dunque, ti stai ancora chiedendo che rischio se non faccio sesso con mio marito o mia moglie, è impossibile che un avvocato possa darti una risposta netta. Ma una cosa è certa: se hai intenzione di non avere mai più rapporti, sarà bene che lo dici immediatamente e lo motivi anche con la semplice perdita dell’interesse fisico: solo così, in caso di costrizione, potrai denunciare il coniuge e, nello stesso tempo, non potrai essere dichiarato/a responsabile per la fine del matrimonio.

 


note

[1] Cass. sent. n. 17676/19 del 29.04.2019.

Autore immagine: 123rf com.


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