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Quando e come denunciare l’ex marito

20 Maggio 2019
Quando e come denunciare l’ex marito

Come difendersi dall’ex marito invadente, che offende, che perseguita, che diffama, che non versa il mantenimento per la moglie e i figli. 

In amore e in guerra tutto è permesso. Ma è proprio quando l’amore finisce che comincia la vera guerra. E così tra ex coniugi ogni scusa è buona per ricorrere all’avvocato o alla Procura della Repubblica. In materia di rapporti familiari, la possibilità di commettere un reato non è, del resto, così remota. Sono molte le occasioni in cui il Codice penale interviene in quest’ambito: è il caso, ad esempio, delle illegittime intrusioni all’interno della casa famigliare dopo l’assegnazione all’ex moglie, l’omesso versamento dell’assegno di divorzio o del mantenimento per i figli, gli atti fraudolenti finalizzati a nascondere il proprio patrimonio da possibili pignoramenti, i maltrattamenti anche dopo la separazione, ecc.

Se si guardano però le statistiche dei procedimenti penali pendenti, si nota che quasi tutti sono a carico del marito. Tuttavia buona parte di questi viene archiviata, a dimostrazione di un uso distorto e strumentale della giustizia, a volte impiegata solo come arma di ricatto per un mantenimento più elevato o come strumento di vendetta personale. Ecco perché abbiamo deciso di spiegare, in questa mini guida, quando e come denunciare l’ex marito: cercheremo cioè di indicare quali sono i reati più frequenti, come difendersi dall’ex marito e quando è possibile denunciarlo. Ma procediamo con ordine.

Quando denunciare l’ex marito che non paga il mantenimento

Sicuramente il reato più frequente in tema di rapporti tra ex coniugi è l’omesso versamento dell’assegno di mantenimento o di divorzio per la moglie e del mantenimento per i figli. La disciplina è parzialmente diversa. Sebbene in entrambi i casi ciò che viene sanzionato è l’inadempimento all’obbligo del giudice e l’aver lasciato la famiglia in stato di bisogno, quando la vittima è la moglie questa deve dimostrare di essere rimasta senza i mezzi necessari per vivere (cosa che non succede, ad esempio, se dispone di un proprio patrimonio). Invece quando si tratta del mantenimento dei figli, lo stato di necessità si presume sempre sussistente, per cui è più facile far scattare il reato. L’uomo non può giustificarsi sostenendo di aver perso il lavoro o di essere disoccupato dovendo dare dimostrazione di aver fatto tutto il possibile – ivi compreso vendere eventuali patrimoni di cui sia titolare (case, auto, ecc.) – per sostenere l’ex famiglia. Dunque, lo stato di impossibilità economica deve essere oggettivo e incolpevole (non può quindi avere l’assoluzione l’ex marito che si dimette dal lavoro).

Quando denunciare il marito che va via di casa

Anche l’abbandono della casa – che di per sé è un comportamento che implica solo la sanzione civile dell’addebito (ossia la perdita dei diritti successori e del mantenimento) – può integrare un reato quando la famiglia viene lasciata senza mezzi di sostentamento. Si pensi a un padre che, unico soggetto che guadagna lo stipendio mensile, va via di casa con l’intenzione di non farvi più ritorno. Anche in questo caso il comportamento può essere passibile di denuncia. Il reato infatti sussiste anche se non c’è alcun provvedimento del giudice che impone al familiare di pagare un assegno. Invece non si può essere puniti se l’abbandono è giustificato da ragioni di lavoro, di malattia o da una condanna penale (ad esempio le violenze dell’ex).

Si può denunciare l’ex marito invadente che entra nella casa assegnata alla moglie

Una volta che il giudice ha dichiarato la separazione dei coniugi e disposto l’assegnazione della casa alla moglie, l’uomo non può più farvi ritorno se non espressamente autorizzato, anche se si tratta di casa sua. Se ha la necessità di prelevare degli oggetti personali deve concordare data e orario con l’ex moglie. L’uomo che entra nella casa assegnata alla moglie commette reato di violazione di domicilio e può essere ovviamente querelato.

Quando denunciare l’ex marito per violenze e maltrattamenti familiari

Spesso succede che, anche dopo il provvedimento di separazione, il marito continui a perseguitare la moglie e a maltrattarla. Secondo la Cassazione [1] si configura ugualmente il reato di maltrattamenti in famiglia anche se la vittima – in questo caso l’ex moglie – non è più convivente poiché fondamentale è l’abitualità della condotta anche dopo la cessazione della convivenza.

A tal proposito, la Suprema Corte sottolinea che è configurabile il reato di maltrattamenti in famiglia anche in danno della persona non convivente o non più convivente con l’agente, quando questi e la vittima siano legati da vincoli nascenti dal coniugio o dalla filiazione; questo perché la convivenza non rappresenta un presupposto della fattispecie di reato.

Affinché scatti il reato di maltrattamenti in famiglia è necessaria la presenza di più atti vessatori causanti sofferenze fisiche o morali, realizzati in momenti successivi, anche se in un limitato contesto temporale. Lo scopo perseguito deve essere quello di ledere la personalità della vittima.

Il reato di maltrattamenti in famiglia non trova applicazione soltanto ove il nucleo sia fondato sul matrimonio, ma anche nell’ipotesi in cui esista una relazione sentimentale, caratterizzata da vincoli affettivi e aspettative assistenziali assimilabili a quelli che caratterizzano una famiglia e una convivenza abituali [2].

Come difendersi dall’ex marito che insulta, offende, diffama e fa stalking

L’uomo che insulta l’ex moglie o la diffama in pubblico in sua assenza può essere querelato. I maltrattamenti infatti non sono solo fisici ma anche psichici (volti ad esempio a creare una sorta di sudditanza della donna nei confronti dell’ex marito).

Secondo la Cassazione [3], se è vero che l’uomo molestatore dopo la separazione commette il reato di maltrattamenti in famiglia (in quanto permangono ancora gli obblighi reciproci di rispetto tra i due ex coniugi), quando invece si passa al divorzio e ogni legame viene reciso, il reato configurabile è quello di stalking.

Si finisce facilmente nello stalking quando il marito tempesta di messaggi sul cellulare la moglie, anche se – sempre a detto dei giudici – quando ciò è finalizzato a vedere i figli che invece lei gli nega, il reato non sussiste. E altrettanto dicasi nel caso del padre che è preoccupato per la salute del bambino ammalato e chiama in continuazione per sapere come sta.

Quando però i messaggi diventano così insistenti e ripetuti da causare nell’ex moglie un perdurante stato di ansia o di paura, allora c’è lo stalking. Consequenziale è l’adozione del «divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla donna» [4].

In un altro caso giurisprudenziale un uomo aveva preso la moglie per un braccio, l’aveva portata in una stanza, aveva chiuso a chiave la porta e poi l’aveva obbligata a discutere per due ore di questioni familiari. Più che un confronto, un vero e proprio abuso, secondo i giudici. Consequenziale la condanna del marito, ritenuto responsabile di “violenza privata” ai danni della consorte [5]. Va considerato decisivo il fatto che «il marito impedì alla moglie di abbandonare la discussione». Quest’ultimo comportamento è sufficiente, concludono i magistrati, per parlare di vera e propria «violenza privata» ai danni della donna.

L’ex marito può staccare le utenze dalla casa familiare?

È vero che l’ex moglie che ottiene dal giudice la casa familiare deve – se la sentenza non dispone diversamente – pagare da sé tutte le utenze, ma se queste sono ancora intestate all’uomo questi non può arbitrariamente staccarle lasciando l’ex famiglia al buio, senza acqua e riscaldamento. Diversamente può essere denunciato per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni [6].

Che fare se l’ex marito nasconde i suoi beni, i conti e gli immobili?

Una volta che il giudice ha condannato l’ex marito a pagare il mantenimento alla moglie e ai figli, spesso succede che questi, per sottrarsi all’obbligo e non subire il rischio di pignoramento, compie atti simulati e fraudolenti finalizzati a non pagare. È il caso di chi svuota il conto e lo intesta a un prestanome o finge un debito con un’altra persona al fine di farle iscrivere ipoteca sulla propria casa o che vende in modo simulato i propri immobili.

La pena prevista è quella della reclusione fino a 3 anni o con la multa da 103 a 1.032 euro. La norma trova applicazione, nei rapporti fra coniugi separati o divorziati, quando il coniuge in capo al quale sono stati previsti obblighi di natura economica agisca fraudolentemente allo scopo di non adempiere.

Il termine per presentare la querela decorre dal momento in cui al creditore perviene notizia dell’inottemperanza.


note

[1] Cass. sent. n. 6506/19 dell’11.02.2019.

[2] Cass. sent. n. 19922/19 del 9.05.2019.

[3] Cass. sent. n. 10932/17 del 6.03.2017.

[4] Cass. sent. n. 21693/18 del 16.05.2018.

[5] Cass. sent. n. 42772/17 del 19.09.2017.

[6] Cass. sent. n. 13407/19 del 27.03.2019.


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7 Commenti

    1. Leggi i nostri articoli:
      -Anche l’uomo è vittima della violenza della donna. Come il femminicidio esiste anche il maschicidio: un fenomeno orrendo su cui spesso si chiudono gli occhi. Per vergogna o per stereotipi. https://www.laleggepertutti.it/184812_anche-luomo-e-vittima-della-violenza-della-donna
      -Denunciare gli illeciti del coniuge per la causa di separazione https://www.laleggepertutti.it/144066_denunciare-gli-illeciti-del-coniuge-per-la-causa-di-separazione

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  1. Poi ci si lamenta perché qualche moglie finisce all’ospedale, o all’obitorio. Con una giurisprudenza così sbilanciata a favore delle donne, e con gli uomini considerato come bancomat, non c’è da stupirsi. E’ una vera violenza contro gli uomini, che a volte si difendono. Comprensibilmente.

  2. E se invece è la ex convivente quella che non paga gli straordinari, che non presenta fatture per spese straordinarie ma che pretende comunque di essere pagata, che invia messaggi di minacce e intimidazioni, che cambia residenza ai figli senza il consenso del giudice, che prende i soldi dal conto corrente dei figli creato appositamente per loro, che non da il nome del dottore di base, che non paga spese mediche e dentistiche??

    1. Michele leggi i nostri articoli:
      -Affido figli genitori non sposati https://www.laleggepertutti.it/247815_affido-figli-genitori-non-sposati
      -Convivenza di fatto, separazione e mantenimento figli https://www.laleggepertutti.it/297407_convivenza-di-fatto-separazione-e-mantenimento-figli
      -Mantenimento figli genitori non sposati https://www.laleggepertutti.it/286206_mantenimento-figli-genitori-non-sposati
      -L’ex coniuge può trasferirsi con il figlio? Genitore separato può trasferirsi col figlio in altra città? Cambio di residenza del genitore collocatario: che succede se la madre cambia città dopo la separazione? https://www.laleggepertutti.it/282709_lex-coniuge-puo-trasferirsi-con-il-figlio
      -Divorzio: condizioni relative ai figli https://www.laleggepertutti.it/282090_divorzio-condizioni-relative-ai-figli
      -Provvedimenti per i figli dopo separazione o divorzio: ultime sentenze https://www.laleggepertutti.it/302291_provvedimenti-per-i-figli-dopo-separazione-o-divorzio-ultime-sentenze
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