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Separazione fittizia e pensione

23 Maggio 2019
Separazione fittizia e pensione

Finta separazione per ottenere la pensione sociale: conseguenze penali.

Una delle pratiche oggi più utilizzate per ottenere benefici non dovuti è quella di ricorrere alla separazione fittizia. Ciò vuol dire che marito e moglie, con un semplice accordo di separazione consensuale, possono recarsi in Tribunale e formalizzare l’intenzione di volersi dire addio. In realtà, i coniugi continuano a convivere come se nulla fosse. Si tratta, quindi, di una finta separazione messa in scena per ottenere la pensione sociale e incrementare così le proprie entrate.

Difatti, la pensione sociale spetta solo se il reddito di ciascun coniuge non supera determinati limiti fissati dalla legge. Di conseguenza, si hanno maggiori probabilità di ricevere la prestazione economica per chi è separato (legalmente ed effettivamente).  Ma procediamo con ordine e parliamo più nel dettaglio di separazione fittizia e pensione.

Che cos’è la pensione sociale?

La pensione sociale è una prestazione di assistenza economica erogata dall’Inps. A partire dal 1996, è stata sostituita dall’assegno sociale. Attualmente l’importo della pensione è pari a 458,00 euro per 13 mensilità per un totale di 5.954,00 euro annui.

Requisiti per ottenere la pensione 

Per beneficiare della pensione sociale, la legge richiede che i cittadini italiani e stranieri siano in possesso dei seguenti requisiti:

  • 67 anni di età;
  • cittadinanza italiana, o, in alternativa, cittadinanza di un Paese europeo, qualora il richiedente abbia effettuato iscrizione all’anagrafe del Comune di residenza, oppure, ancora, cittadinanza di un Paese Terzo, qualora il richiedente possieda il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo;
  • residenza effettiva, stabile e continuativa per almeno 10 anni nel territorio italiano;
  • reddito non superiore a 5.954 euro annui, se il richiedente non è sposato o è separato;
  • reddito non superiore a 11.908 euro annui, se il richiedente è coniugato.

Come fare domanda?

La domanda per ottenere la pensione sociale può essere presentata all’Inps attraverso tre differenti modalità:

  • online, attraverso il servizio telematico dell’Inps;
  • tramite contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure al 06 164 164 (da rete mobile);
  • rivolgendosi agli enti di patronato, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Quali redditi vengono presi in considerazione per ottenere la pensione?

A questo punto vediamo insieme quali redditi contano ai fini del diritto alla pensione sociale. La legge afferma che rilevano i redditi, propri e del coniuge, di qualsiasi natura, al netto delle imposte e dei contributi, compresi i redditi esenti da imposte, quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o imposta sostitutiva, nonché agli assegni alimentari corrisposti secondo le norme del Codice civile e le pensioni di guerra.

Non vengono, invece, calcolati:

  • il Tfr e gli altri trattamenti di fine rapporto comunque denominati, con le relative anticipazioni;
    gli arretrati soggetti a tassazione separata;
  • il reddito della casa di abitazione;
  • le indennità di accompagnamento di ogni tipo;
  • gli assegni per l’assistenza personale e continuativa pagati dall’Inps ai pensionati per inabilità;
  • gli assegni per l’assistenza personale continuativa erogati dall’Inail nei casi di invalidità permanente assoluta;
  • i trattamenti di famiglia comunque denominati;
  • le pensioni calcolate con il sistema integralmente contributivo (non liquidate da fondi di previdenza complementari), limitatamente ad un terzo della pensione stessa e comunque non oltre un terzo del valore dell’assegno sociale.

Cosa accade se supero i limiti di reddito?

Se in seguito alla percezione della pensione sociale, si dovessero superare i limiti di reddito verrà sospesa l’erogazione dell’assegno. Qualora i redditi percepiti dovessero poi tornare al di sotto del limite Isee massimo prestabilito dalla legge, allora in tal caso potrai ottenerne il ripristino.

Attenzione: l’Inps vigila annualmente, verificando che il redditi di ciascun beneficiario non oltrepassino il limite previsto per il riconoscimento della pensione.

Come viene calcolata la pensione?

L’importo dipende sostanzialmente dal reddito posseduto. Se il beneficiario dell’assegno sociale è separato (legalmente ed effettivamente), divorziato, o non è mai stato sposato, la pensione sociale spetta:

  • in misura intera se il reddito è pari a zero;
  • in misura ridotta se non supera i 5.954 euro annui.

Se invece il beneficiario dell’assegno sociale è sposato, la pensione sociale spetta:

  • in misura intera solo se il reddito personale è pari a zero, mentre spetta in misura ridotta sino a 5.954  euro annui;
  • in misura intera, in rapporto al reddito proprio e del coniuge, solo se questo è pari a zero, mentre spetta in misura ridotta sino a 11.908 euro annui.

Ti sarà chiaro, quindi, che anche se il richiedente non ha redditi, ma si sposa con una persona avente un reddito proprio, subisce una diminuzione dell’importo base dell’assegno sociale, oppure può addirittura perdere la pensione, a seconda del reddito del coniuge.

Per calcolare a quanto ammonta l’assegno mensile, si deve sottrarre il reddito annuo (proprio per i non coniugati, i separati ed i divorziati, o proprio e del coniuge, per gli sposati) dalla soglia limite, e dividere per 13. Facciamo un esempio pratico per chiarire questo concetto: sei separato  e possiedi un reddito annuo pari a 3mila euro. In questo caso per calcolare l’ammontare dell’assegno sociale mensile che ti spetta dobbiamo fare questa operazione: (5.954 – 3mila)/13. La somma ricavata sarà l’importo della pensione che in relazione all’esempio fatto sarà pari a 227,23 euro.

Incrementi della pensione

A determinate condizioni, è possibile ottenere i seguenti incrementi:

  • una maggiorazione pari a 12,92 euro mensili, che spetta, dal 2001, a tutti coloro che hanno un’età superiore ai 65 anni, ed un reddito inferiore a 6.056,96 euro, se non sposati, separati o divorziati, o inferiore a 12.653,42 euro, se coniugati;
  • una maggiorazione pari a 190,86 euro, che spetta, dal 2002, ai pensionati con almeno 70 anni di età e con reddito sino a 8.370,18 euro, se non sposati, separati o divorziati, o sino a 14.259,18 euro, se coniugati.

Separazione fittizia e pensione 

Ma veniamo al nocciolo della questione, ovvero quando una coppia si separa per finta (cosidetta separazione fittizia) allo scopo di beneficiare della pensione.

Avrai sicuramente capito che chi è separato ha maggiori probabilità di ricevere la pensione sociale. Ciò in quanto l’assegno spetta in misura piena solo se il reddito proprio e quello del coniuge sono pari a zero.

I casi di separazioni fittizie sono sempre più frequenti, anche grazie alla facilità con la quale è possibile ottenere la separazione consensuale. Devi sapere che esistono tre modi per separarsi consensualmente, ovvero in totale accordo:

  • la prima è quella di rivolgersi al tribunale. In tal caso, i coniugi nominano un proprio avvocato oppure possono optare per un avvocato unico che li difenda congiuntamente (così risparmiando sulle spese legali). L’avvocato nominato prepara un atto (il c.d. ricorso) in cui saranno scritte le volontà dei coniugi: dall’eventuale assegno di mantenimento alla assegnazione della casa coniugale, dall’affidamento dei figli minori agli orari di visita del genitore non collocatario ecc. Il ricorso viene poi depositato in tribunale con tutti gli allegati necessari (atto di matrimonio, stato di famiglia e di residenza dei coniugi, dichiarazione dei redditi ecc.). A questo punto, il giudice fissa un’udienza per tentare una conciliazione dei coniugi. Se la conciliazione non riesce e le parti resistono nella loro volontà di separarsi, allora l’accordo verrà omologato. Da questo preciso momento i coniugi possono vivere separatamente e iniziano a decorrere il termine di sei mesi per poter poi ottenere il divorzio. Il costo della procedura è di circa 42 euro, più ovviamente la parcella degli avvocati;
  • la seconda strada è molto più rapida ed è quella della negoziazione assistita. Anche in questo quaso verranno nominati gli avvocati che procederanno alla redazione dell’atto di separazione. In questo caso non c’è alcuna udienza in tribunale: l’atto infatti viene convalidato direttamente dagli avvocati che poi devono depositarlo in tribunale per una sorta di “nulla osta” finale;
  • la terza via è la separazione in Comune. In questo caso ai coniugi basterà recarsi presso l’ufficio di stato civile del Comune dove risiedono oppure in quello dove hanno contratto matrimonio. Tale procedura è totalmente gratuita ed è accessibile solo alle coppie che non hanno figli, o i cui figli maggiorenni (purché non portatori di handicap) hanno raggiunto l’indipendenza economica e sempre a condizione che, negli accordi di separazione, non sia prevista la divisione di beni, mobili o immobili. In ogni caso l’accordo di separazione può prevedere la corresponsione dell’assegno di mantenimento.

Separarsi per finta è un reato?

Ogni coppia è libera di separarsi quando vuole. La legge stabilisce infatti il diritto di ogni coniuge di ricorrere al Tribunale, con o senza il consenso dell’altro, per far sciogliere il legame matrimoniale qualora la convivenza sia divenuta intollerabile. Il giudice, tuttavia, non accerta la reale sussistenza di tale presupposto ma si limita a dar per buona la dichiarazione della parte che si è rivolta al tribunale. Questo vuol dire che ogni coppia può separarsi in qualsiasi momento, al di là dell’effettiva esistenza di una crisi.

Chiarito ciò, dobbiamo domandarci: è possibile distinguere una separazione reale da una fittizia? Non è così semplice come sembra. La legge infatti presume che l’amore della coppia sia finito per il fatto che uno o entrambi di essi si siano rivolti al giudice per chiedere una sentenza di separazione.

Ciò che la legge vieta, però, è l’intento fraudolento. Se lo scopo della separazione fittizia è quello appunto di frodare lo Stato, al fine di percepire una pensione a cui non si ha diritto, allora la coppia dovrà subire un procedimento penale che in caso di condanna comporta anche l’obbligo di restituzione di tutte le somme indebitamente percepite.

Ma come fa lo Stato a capire che la separazione è falsa? Spesso la coppia commette degli errori. Facciamo un esempio pratico: la coppia decide di fare una separazione fittizia e, nel proprio atto di separazione, concorda la prosecuzione della coabitazione almeno finché uno dei due non abbia trovato un nuovo alloggio. In questo la caso, la Pubblica Amministrazione potrebbe presumere l’intento simulatorio e la revoca la pensione.

Attenzione, quindi, a volersi separare per finta per ottenere benefici non dovuti. Come abbiamo già detto, l’Inps opera un monitoraggio continuo al fine di prevenire situazioni del genere.



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