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Insultare l’insegnante è reato?

21 Maggio 2019
Insultare l’insegnante è reato?

Quando offendere un docente di scuola è oltraggio a pubblico ufficiale. Il professore di scuola pubblica o privata è sempre pubblico ufficiale e in quali occasioni esercita tale funzione?

Il professore di scuola ha dato un brutto voto a tuo figlio; così sei andato a trovarlo durante la pausa tra le lezioni per chiedergli spiegazioni. Lui si è rivolto nei tuoi riguardi con aria di sufficienza, insinuando che il ragazzo non sarebbe seguito dai genitori quando fa i compiti. Ti è sembrata un’offesa non troppo velata, quasi un modo per giudicare le tue conoscenze scolastiche. Ne è nato un litigio. Hai replicato alle sue accuse alzando la voce. Lui, per tutta risposta, risentito dalle tue parole, ha detto che avrebbe informato di ciò il preside per gli opportuni provvedimenti. Provvedimenti non nei confronti di tuo figlio, ma nei tuoi che, a suo dire, avresti offeso un pubblico ufficiale. Cosa può farti la scuola? Insultare l’insegnante è reato? Vediamo cosa dice la giurisprudenza in merito.

Quando c’è oltraggio a pubblico ufficiale

Spesso si dimentica che il docente della scuola pubblica è un dipendente dell’amministrazione e, come molte di queste figure, riveste il ruolo di pubblico ufficiale. Senonché il reato di oltraggio a pubblico ufficiale è stato di recente riscritto dal legislatore che ne ha ristretto i confini.

Per far scattare l’illecito penale oggi è necessario che ricorrano le seguenti condizioni:

  • innanzitutto c’è bisogno di un’offesa: la frase deve travalicare la normale critica all’operato dell’agente ma deve essere rivolta a colpire la sua persona, la moralità, l’onore e la reputazione della stessa divisa;
  • l’offesa deve essere pronunciata in un luogo pubblico o aperto al pubblico. La scuola o il cortile del plesso scolastico è sicuramente uno di questi;
  • l’offesa deve avvenire dinanzi a più persone. Non c’è bisogno della presenza del pubblico ufficiale offeso. La legge non richiede che le altre persone partecipino alla discussione potendo ben essere nelle vicinanze (come in un corridoio scolastico) potenzialmente raggiungibili dalle parole incriminate;
  • il pubblico ufficiale deve essere offeso “mentre compie un atto d’ufficio” e proprio a causa di tali sue funzioni. Non è sufficiente, dunque, che il pubblico ufficiale si trovi “nell’esercizio delle sue funzioni” ma è richiesto, in più, che l’oltraggio venga commesso mentre egli sta effettivamente compiendo un atto d’ufficio, il che ulteriormente sembra restringere l’ambito di applicazione della norma incriminatrice. Per esempio, se Tizio offende un vigile mentre fa le multe, dicendogli che la sua faccia sembra quella di uno spaventapasseri, non commette oltraggio a pubblico ufficiale. Al contrario, se Tizio offende il vigile proprio a causa delle multe che sta facendo alle auto, e gli grida “sei un infame” allora il reato è scontato.

Se mancano una o più di queste condizioni non si ha il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, ma nulla toglie che si possa incorrere invece nell’ingiuria o nella diffamazione. Con questa differenza: l’ingiuria – che è l’offesa rivolta direttamente alla vittima ed in sua presenza – non è più reato ma solo un illecito civile che consente tutt’al più di chiedere il risarcimento del danno; la diffamazione invece – che è l’offesa indirizzata a una persona quando questa non è presente – è invece un reato e si può ancora denunciare il responsabile. 

Quindi, chi offende un insegnante senza altre persone nelle vicinanze che possono ascoltare non commette reato, ma potrebbe essere accusato di ingiuria. Se invece ne parla male alle spalle può essere incriminato per diffamazione.

Insultare l’insegnante è reato?

Vediamo ora cosa hanno detto i giudici dinanzi alla domanda: insultare un insegnante è reato? Possiamo già dare una risposta immediata e secca: offendere un insegnate a scuola o in un altro luogo pubblico, dinanzi a più persone nelle vicinanze, è oltraggio a pubblico ufficiale e quindi è reato. Ma ciò solo se l’offesa riguarda le sue funzioni (ad esempio un errato metro di valutazione, i giudizi da questi espressi, la tecnica didattica, le eventuali offese – fisiche o psicologiche – agli alunni, ecc.). Non è reato però se si offende un professore per altre ragioni. Ad esempio se il docente di tuo figlio ha parcheggiato in seconda fila violando il Codice della strada e, per tale motivo, lo offendi non commetti oltraggio in quanto l’offesa non è proferita a causa dei suoi compiti istituzionali.

In questo senso, dunque, ogni professore, insegnante o maestro è sempre un pubblico ufficiale e quindi non può essere offeso. 

Secondo la Cassazione [1], anche l’insegnante di scuola media riveste la qualifica di pubblico ufficiale in quanto l’esercizio delle sue funzioni non è circoscritto alla tenuta delle lezioni, ma si estende alle connesse attività preparatorie, contestuali e successive, ivi compresi gli incontri con i genitori degli allievi. Pertanto è oltraggio a pubblico ufficiale e non ingiuria l’offesa pronunciata all’interno dell’edificio scolastico dal genitore di un alunno nei confronti di un docente di scuola media durante l’incontro con i genitori. 

Del resto, se l’insegnante è un pubblico ufficiale, anche il suo registro è un atto pubblico e fa fede per tutto ciò che in esso è stato scritto. Come scritto dal Tar Cagliari [2], il registro dell’insegnante, in quanto atto pubblico, fa fede (fino a querela di falso) per tutto ciò che in esso viene attestato e, in particolare, per i fatti che il pubblico ufficiale medesimo attesta aver compiuto o essere avvenuti in sua presenza; il registro stesso, peraltro, rappresenta una mera verbalizzazione dell’andamento e del rendimento dell’alunno nel corso dell’anno scolastico il cui giudizio si concretizza, poi, in modo conclusivo, nella decisione che il Consiglio di classe assumerà alla fine.

Insegnante di scuola privata: è pubblico ufficiale?

La qualità di pubblico ufficiale deve essere attribuita a tutti gli insegnanti di scuole statali, in quanto essi esercitano una funzione disciplinata da norme di diritto pubblico e caratterizzata dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione e dal suo svolgersi attraverso atti autoritativi e certificativi. Ma che succede invece se si tratta di una scuola privata? Anche qui interviene la Cassazione a dire [3]: il professore presso un istituto legalmente riconosciuto riveste la qualità di pubblico ufficiale, atteso che l’insegnamento è pubblica funzione e che le scuole secondarie private sono equiparate alle scuole pubbliche dalla legge [4]; tale qualifica non ha, invece, l’assistente tecnico con compiti meramente esecutivi necessari per coadiuvare l’insegnante di materie tecniche nell’uso del laboratorio [5].

Ed ancora: l’attività esercitata nei corsi di addestramento professionale, anche se gestita da organismi privati ha natura pubblica, in quanto rientrante nel novero delle funzioni amministrative degli organi centrali e periferici dello Stato in materia di istruzione professionale trasferita alle regioni a statuto ordinario [6]. Premesso che l’insegnante dei corsi componente della commissione d’esame è pubblico ufficiale e che l’esame stesso costituisce – per conto della Regione – l’atto conclusivo di verifica e valutazione dei risultati conseguiti dagli allievi, ne deriva che il verbale della commissione esaminatrice è atto pubblico originario, poiché ha la funzione di documentare un’attività compiuta direttamente dal pubblico ufficiale che ne è l’autore.

Si segnala infine una pronuncia del tribunale di Roma [7]: «in una scuola privata riconosciuta, tanto il registro di classe quanto il registro del singolo professore costituiscono atti pubblici. Il docente di tale scuola, inoltre, è pubblico ufficiale, sia perché indipendentemente da formali investiture e indipendentemente da un diretto rapporto di servizio con la pubblica amministrazione, esercita un potere certificativo, nel senso che svolge attività di documentazione, sia perché svolge anche un’altra pubblica funzione, che si articola in una valutazione di livello tecnico-professionale nei confronti dell’attività di studio dell’alunno. 

Se l’insegnante impone le lezioni private 

Suggerire sì, imporre no. L’insegnante può suggerire ai genitori le lezioni private ma se diventa un indiretto ricatto subordinato alla promozione si può parlare di abuso d’ufficio. Secondo la Cassazione [8], infatti, integra il delitto di abuso di ufficio il comportamento di un’insegnante di scuola statale che abbia tratto occasione dai colloqui con i genitori di taluni allievi per segnalare ai medesimi, i quali chiedevano l’indicazione del nome di un insegnante privato, la disponibilità del proprio figlio a seguire a pagamento gli allievi nelle ore pomeridiane; ciò nella prospettiva, sia pure tacita, di una più favorevole valutazione ufficiale del profitto scolastico di tali allievi. 

Ingiuria e diffamazione: cosa si rischia? GUARDA IL VIDEO


note

[1] Cass. sent. n. 15367/14. Cfr. anche Cassazione penale sez. VI, 15/12/1993.

[2] Tar Cagliari, sent. n. 705/2002. Così anche Cassazione penale sez. V, 13/11/1996, n.790: «Ha natura di atto pubblico il registro di classe, che, pur non identificandosi con il registro del professore, costituisce dotazione obbligatoria in ciascuna classe ed è destinato a fornire la prova di fatti giuridicamente rilevanti e a documentare avvenimenti relativi all’amministrazione scolastica e in particolare a far fede “erga omnes”, quale attestazione di verità, dell’attività svolta in classe dall’insegnante. (Nella specie la S.C. ha ritenuto corretta la configurabilità del delitto di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, ex art. 479 c.p., in un caso in cui il registro di classe attestava che l’insegnamento di diritto e scienza delle finanze era stato tenuto da un insegnante diverso da quello che lo aveva effettivamente tenuto).»

[3] Cass. sent. n. 3004/1999.

[4] Legge 19 gennaio 1942 n. 86.

[5] Figura istituita dall’art. 68 r.d. 30 aprile 1924 n. 965.

[6] Cass. sent. del 20.03.1989.

[7] Trib. Roma, sent. dell’11.10.2004.

[8] Cass. sent. del 13/06/1991.


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