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Per non pagare l’assegno, ne denuncia lo smarrimento: condannato per calunnia

15 Gennaio 2013
Per non pagare l’assegno, ne denuncia lo smarrimento: condannato per calunnia

Condannato per calunnia chi dichiara di aver perso un assegno, mentre invece lo ha regolarmente consegnato in pagamento a un suo creditore.

Spesso accade che, per sottrarsi all’obbligo di pagare una somma in denaro, alcuni soggetti – mal consigliati – dopo aver regolarmente staccato l’assegno al creditore, dichiarino alle autorità di polizia di averlo smarrito. Il correntista, poi, consegna tale dichiarazione – sia essa accompagnata dalla querela o meno [1] – alla propria banca affinché quest’ultima blocchi il pagamento del titolo.

Si tratta di un espediente che, in prima battuta, realizza l’interesse truffaldino del debitore, ma che poi lo espone a un rischio ben più grave.

Ha stabilito di recente la Corte di Cassazione [2] che la falsa dichiarazione di aver smarrito un assegno, invece regolarmente consegnato a un altro soggetto, integra il reato di calunnia. In questo modo, infatti, il correntista attribuisce, ai danni di chi ha ricevuto il titolo (cosiddetto “prenditore”), il reato di furto o di ricettazione.

In altri termini, così facendo, si accusa indirettamente di furto un soggetto che invece ha ottenuto il legittimo possesso del titolo. Il che integra il reato di calunnia.


note

[1] Generalmente, in casi del genere, si fa seguire, alla denuncia di smarrimento, anche la querela per i reati di appropriazione indebita di cosa smarrita e di falso in assegno.

[2] Cass. sent. n. 39237/2011.


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