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Prescrizione accertamento Irpef

21 Maggio 2019
Prescrizione accertamento Irpef

Illeciti collegati al mancato pagamento Irpef, omessa dichiarazione dei redditi o dichiarazione infedele. Termini di prescrizione e decadenza per l’Agenzia delle Entrate e per le cartelle esattoriali di Agenzia Entrate Riscossione.

Se in passato non hai pagato l’Irpef o non hai presentato la dichiarazione dei redditi è probabile che, fino a quando non scadranno i termini per l’accertamento fiscale, l’idea di un possibile controllo non ti farà dormire la notte. Non hai tutti i torti: chi non paga le tasse evase e le sanzioni conseguenti all’evasione rischia un blocco del conto corrente o dello stipendio. Quando poi si superano i 20mila euro di debito può scattare anche un’ipoteca sulla casa. Per fortuna il rischio di incorrere in una di tali misure è limitato a un arco di tempo predeterminato dalla legge e neanche tanto ampio se si considerano i tempi biblici della nostra amministrazione. Questo termine varia a seconda che l’Agenzia delle Entrate ti abbia già notificato un avviso di pagamento o meno. La stessa presenza di una cartella esattoriale potrebbe cambiare le carte in tavola. Ecco perché è bene sapere qual è la prescrizione accertamento Irpef e quali regole si applicano a chi non paga l’imposta sul reddito delle persone fisiche.

Di tanto parleremo nella seguente guida. Ti spiegheremo innanzitutto che differenza c’è tra decadenza e prescrizione dell’accertamento Irpef, cosa succede quando l’Agenzia delle Entrate si accorge che non hai versato l’imposta, quanto tempo ha l’ufficio per notificarti l’accertamento e come puoi impugnarlo. Poi passeremo ad analizzare la successiva fase della notifica della cartella esattoriale Irpef e vedremo quando questa va in prescrizione.

Il tema è dunque piuttosto ampio, anche se la sua comprensione non richiede conoscenze di diritto tributario: chi non è un esperto di legge e fiscalità potrà ugualmente comprendere qual è la prescrizione accertamento Irpef. Alla fine si tratta solo di tenere a mente pochi dati numerici. Procediamo dunque con ordine e vediamo cosa prescrive la legge.

Accertamento fiscale omesso versamento Irpef: quali violazioni?

L’omesso versamento dell’Irpef può derivare da tre diversi comportamenti:

  • omessa presentazione della dichiarazione dei redditi;
  • presentazione dei redditi non corretta (o infedele): il contribuente in questo caso, pur avendo inviato la dichiarazione nei termini, ha occultato dei guadagni o ha gonfiato le spese sostenute per pagare meno Irpef;
  • presentazione dei redditi corretta a cui però non è seguito il versamento dell’Irpef correttamente dichiarato dal contribuente.

Nessuna di queste tre ipotesi configura un reato se non vengono superate determinate soglie. In particolare:

  • per l’omessa dichiarazione dei redditi o l’omesso versamento dell’Irpef (1° e 3° illecito sopra indicato), il reato scatta solo se l’imposta evasa supera 50mila euro per ogni singola dichiarazione. Si rischia la reclusione da 1 a 3 anni;
  • per la dichiarazione infedele (2° illecito sopra indicato) il reato scatta solo se l’imposta evasa supera 150mila euro e i redditi non dichiarati superano il 10% di quelli totali o ammontano a 3 milioni di euro. Si rischia anche in questo caso la reclusione da 1 a 3 anni.

Termine di decadenza accertamento Irpef

L’Agenzia delle Entrate deve procedere all’accertamento della violazione tributaria entro termini prestabiliti: questi termini sono detti “termini di decadenza”.

La decadenza si distingue dalla prescrizione (di cui parleremo a breve) per il fatto che il termine della prima (a differenza della seconda) non può mai essere interrotto da alcun avviso o diffida inviata al contribuente. In buona sostanza, se entro i tempi che a breve indicheremo l’Agenzia delle Entrate non notifica l’accertamento al contribuente, quest’ultimo non deve più pagare nulla e l’accertamento è illegittimo.

Il termine di decadenza per l’accertamento Irpef è diverso, anche in questo caso, a seconda dell’illecito commesso. E difatti, per tutti i redditi successivi al 2016, oggetto di dichiarazione dal 2016, i termini di accertamento sono i seguenti:

  • in caso di infedele dichiarazione dei redditi o di omesso versamento dell’Irpef a seguito di corretta presentazione della dichiarazione (2° e 3° illecito sopra descritto), l’Agenzia delle Entrate ha 5 anni di tempo per inviare l’accertamento. I 5 anni iniziano a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo. Quindi, per tutte le anomalie nelle dichiarazioni dei redditi del 2017, la prescrizione dell’atto si compirà il 31 dicembre 2022. Il contribuente sarà finalmente “salvo” a partire dal 1° gennaio 2023;
  • in caso di omessa dichiarazione dei redditi (1° illecito sopra indicato), l’Agenzia delle Entrate ha invece 7 anni di tempo per inviare l’accertamento. Il termine decorre dal 1° gennaio successivo a quello in cui la dichiarazione sarebbe dovuta essere presentata (e quindi scadono il 31 dicembre del settimino anno successivo). In pratica fino al 2024. La decadenza si avrà solo a patire dal 1° gennaio 2025.

Che fare se ricevi un accertamento Irpef fuori termine?

Se l’Agenzia delle Entrate ti invia un accertamento per Irpef oltre i predetti termini lo puoi contestare davanti alla Commissione Tributaria Provinciale entro 60 giorni dalla notifica. Difatti, la nullità deve essere tempestivamente eccepita dal contribuente nel ricorso introduttivo del giudizio non potendo essere rilevata d’ufficio dal giudice. Se però il contribuente non agisce l’accertamento diventa definitivo e bisognerà pagare le imposte con le sanzioni.

Prescrizione accertamento Irpef

Una volta notificato l’accertamento Irpef, inizia a decorrere il termine di prescrizione.

Sulla prescrizione Irpef si è detto e scritto molto in giurisprudenza. Alcuni giudici [1] sostengono che, trattandosi di un tributo dovuto annualmente, esso si prescrive in cinque anni al pari di tutti i debiti che vanno pagati ogni anno o in frazioni più brevi. L’orientamento che, al momento, sembra però più accreditato sostiene che l’Irpef si prescrive dopo 10 anni. E ciò perché, anche se è dovuto ogni 365 giorni, i presupposti sono sempre diversi (la base imponibile, ossia i redditi dichiarati, variano di anno in anno).

Se arriva la cartella di pagamento di Agenzia Entrate Riscossione

Anche qui si è riproposto il medesimo problema ossia se la cartella esattoriale per accertamento fiscale Irpef si prescriva in 5 o in 10 anni. Alcuni giudici restano ancorati al termine breve di 5 anni [2]. Leggi sul punto Cartella Irpef: prescrizione. Questa tesi, sino a poco tempo fa minoritaria, è stata di recente confermata da un’altra autorevole sentenza della Cassazione [3] secondo cui anche la cartella Irpef si prescrive in 5 e non in 10 anni, chiaramente a condizione che, nel frattempo, il contribuente non abbia mai ricevuto alcun sollecito o intimazione di pagamento.

La prescrizione fa sì che il debito si cancelli definitivamente. Non potendosi impugnare la cartella prescritta – poiché il ricorso si può proporre solo entro 60 giorni dalla notifica – si potrà far ricorso contro il successivo atto notificato dall’agente della riscossione (ad esempio una intimazione di pagamento, un fermo, un’ipoteca, un pignoramento).

La cartella ha validità di 1 anno oltre il quale, per procedere al pignoramento, l’esattore deve notificare una intimazione di pagamento (che a sua volta ha valore per massimo 180 giorni e può essere ulteriormente rinnovata).


note

[1] Comm. Trib. Reg. Catania, sent. n. 4963/2011; Trib. Roma, sent. n. 981/1990. Ctp Lodi, sent. n. 24/01/17.

[2] Cass. ord. n. 20213/2015. CTP Avellino, sent. n. 267/2017 (si veda anche CTR Catanzaro sent. n. 173/16 e CTP Reggio Calabria, sent. del 16.04.2014). Ctr Lombardia, sent. n. 1883/16/2018.

[3] Cass. sent. n. 30362/2018 del 23.11.2018

Autore immagine: 123rf com


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