Addio agli 80 euro di Renzi?

21 Maggio 2019 | Autore:
Addio agli 80 euro di Renzi?

Doccia fredda del ministro Tria: «Un provvedimento sbagliato che non rientra in una riforma fiscale». Che cosa cambierebbe per i lavoratori?

Quando il ministro dell’Interno Matteo Salvini disse «la pacchia è finita», si riferiva agli sbarchi degli immigrati. Non poteva immaginare che la sua frase sarebbe calzata a pennello per un’ipotesi suggerita da uno dei suoi colleghi di governo a lui meno graditi, cioè il ministro dell’Economia. Giovanni Tria, finora bastian contrario in un Esecutivo che vorrebbe spendere più di quello che ha, si lascia sfuggire una battuta che potrebbe tradursi proprio in quel concetto: «La pacchia è finita». Non per gli immigrati, però, ma per i lavoratori dipendenti che stanno al di sotto di una certa fascia di reddito. Che cosa ha detto Tria di così allarmante? Che forse dovremo dire addio agli 80 euro di Renzi perché sono una misura sbagliata.

Perbacco, ma come mai? Perché, secondo il titolare della ventiquattrore marrone più famosa d’Italia, con il provvedimento approvato dal Governo Renzi si spende ma non si incassa. E, quindi, il bonus Renzi non rientra in una riforma fiscale efficace. E, se tanto mi dà tanto, una misura sbagliata potrebbe essere anche cambiata, per non dire cancellata. Significa dire addio agli 80 euro di Renzi. Che cosa cambierebbe per i circa 10 milioni di italiani che oggi si trovano quei soldi in busta paga?

Si sa che il potere di Tria all’interno del Consiglio dei Ministri è tutto da verificare: più volte, infatti, è stato invitato dai due vicepremier a rivedere le sue posizioni quando si diceva perplesso sulle certe misure promesse dai leader di Lega e Movimento 5 Stelle. Più volte, dunque, è stato costretto a rimangiarsi le parole e rifare i conti pur di non andare contro alla maggioranza.

Questa volta, però, e visto che ogni euro è un bene prezioso in un momento in cui nemmeno i conti della nonna riescono a far quadrare il bilancio dello Stato, Tria potrebbe guadagnarsi una bella pacca sulla spalla da parte di Salvini e di Luigi Di Maio. Perché, da una parte, recupera un po’ di soldi e, dall’altra, lo fa screditando un provvedimento del tanto odiato Renzi. Cosa vuoi di più dalla vita? Capire che cosa cambia per i cittadini se devono dire addio agli 80 euro di Renzi.

80 euro Renzi: che succede se si cancella?

Nel caso in cui Tria decida di mettere in atto i suoi pensieri, devono dire addio agli 80 euro di Renzi i lavoratori dipendenti o quelli che percepiscono un reddito assimilato, come:

  • i soci lavoratori delle cooperative;
  • i disoccupati;
  • chi è in mobilità o in cassa integrazione;
  • chi svolge dei lavori socialmente utili;
  • chi ha un lavoro a progetto a tempo determinato;
  • chi appartiene alle forze dell’ordine;
  • i sacerdoti.

Direbbe addio al bonus Renzi chi ha un reddito inferiore a:

  • 24.600 euro annui (per il bonus intero);
  • 26.600 euro (per il bonus parziale).

Non cambierebbe nulla, in linea di massima, per i pensionati, per i liberi professionisti e per i lavoratori autonomi. Ma nemmeno per chi ha un reddito inferiore agli 8.174 euro annui, soglia sotto la quale parte la no tax area e si ha l’Irpef azzerata per effetto delle detrazioni fiscali.

Bonus 80 euro: la smentita del ministero

Per completezza, bisogna segnalare che il ministero dell’Economia e delle Finanze, in una nota sul suo sito web, ha precisato che Giovanni Tria «non ha mai parlato di taglio degli 80 euro, ma piuttosto di un possibile loro riassorbimento nell’ambito di una futura revisione del prelievo fiscale. È chiaro – conclude il comunicato – che dalla revisione del prelievo fiscale nessuno uscirà penalizzato».

Si attende, dunque, di capire quale sarà il vantaggio per chi vedrà cambiare in busta paga la voce «spesa dello Stato» (giusto per citare le parole di Tria) a favore del dipendente con la voce «prelievo fiscale» nei suoi confronti.


note

Autore immagine: mef.gov.it


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