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Pagamento f24 in ritardo per colpa della banca

22 Maggio 2019
Pagamento f24 in ritardo per colpa della banca

Come evitare le sanzioni se il versamento delle imposte avviene qualche giorno dopo dalla scadenza del termine. 

Immagina di aver effettuato il pagamento delle imposte con bonifico bancario pochi giorni prima della scadenza. Per un problema al sistema informatico dell’istituto di credito, l’ordine viene eseguito in ritardo e l’amministrazione riceve il tuo accredito dopo il termine previsto dalla legge. Ti arriva così, a distanza di svariati mesi, una contestazione con avviso di pagamento delle sanzioni per la mora. La tua difesa, che si appoggia sul fatto di aver dato l’ordine alla banca nei termini, non viene accolta dall’ufficio. Non ti resta che presentare ricorso al giudice. Che chance hai di vincere l’opposizione in caso di pagamento F24 in ritardo per colpa della banca? La questione è stata di recente trattata dalla Cassazione [1].

L’ordinanza affronta il problema dell’eventuale legittimità delle sanzioni irrogate al contribuente per aver versato le imposte in ritardo, ma con un bonifico eseguito prima della scadenza del termine. Vediamo dunque qual è stato l’orientamento espresso dalla Suprema Corte nel caso in oggetto.

Pagamento F24 in ritardo: come evitare le sanzioni

Secondo la Cassazione, il contribuente che paga in ritardo le tasse nonostante abbia disposto il bonifico con data e valuta anteriori alla scadenza del termine non può essere sanzionato dall’amministrazione finanziaria. In tali casi infatti la responsabilità è esclusivamente della banca che non ha rispettato i termini ordinari per l’esecuzione dell’ordine di pagamento.

Per evitare le sanzioni connesse al pagamento con F24 in ritardo, il cittadino deve dimostrare di aver disposto il bonifico prima della scadenza del termine e che il ritardo sia dipeso dall’istituto di credito.

In poche parole se la banca, nonostante le richieste del cliente, effettua dopo la scadenza le operazioni di accredito, non può sussistere una responsabilità del debitore.

Infatti, hanno spiegato i Supremi giudici in relazione al caso concreto, il bonifico bancario è uno dei metodi di pagamento per il versamento delle imposte previsti dalla legge e di cui il cittadino può avvalersi in piena libertà, senza che ciò implichi per lui degli svantaggi. Anzi, è la stessa legge a imporre sistemi di pagamento tracciabili quando si tratta di importi da 3.000 euro a salire. Non potendo quindi utilizzare i contanti, il contribuente non può che rimettersi alla solerzia del proprio istituto di credito.

Ora, è vero che il codice civile stabilisce che, chi si vale dell’opera di terzi nell’adempimento delle proprie prestazioni, risponde anche delle colpe di questi ultimi, ma evidentemente tale principio non vale in ambito tributario, almeno quando il ritardo è imputabile alla banca. Del resto non avrebbe senso stabilire un termine per il versamento delle tasse se poi sul contribuente vengono addossati eventuali disguidi dei sistemi informatici o bancari, obbligandolo così, di fatto, ad anticipare tale termine per prevenire ritardi.

Insomma – si legge nella pronuncia in commento – le conseguenze del ritardo frapposto dalla banca, che materialmente è tenuta a eseguire il pagamento in favore dell’amministrazione finanziaria, non possono ricadere sul correntista che ha dato ordine di pagamento entro il termine previsto.

Pagamento F24 in ritardo per Irpef

Basti considerare che, in materia di versamento delle imposte dirette (Irpef, Ires), la legge [2] prevede che l’istituto di credito che non versa alla tesoreria dello Stato nel termine previsto le imposte al cui pagamento è stata delegata deve corrispondere una penale per ogni giorno di ritardo. Con tale norma il legislatore ha voluto evitare che le banche potessero ritardare – colposamente o dolosamente – il versamento delle imposte, magari per speculare sugli interessi, vista l’entità delle somme che invece appartengono all’intera collettività nazionale.

Risultato: per il contribuente l’obbligo contributivo si ritiene definitivamente e correttamente assolto già con la delega di pagamento effettuata alla banca, a prescindere dal momento in cui quest’ultima effettuerà l’accredito delle somme all’amministrazione.

Il medesimo ragionamento deve, dunque, ritenersi valido anche per tutte le altre tasse e accise, anche laddove non sia stata prevista una penale a carico della banca che ritardi nell’accredito dei pagamenti effettuati.


note

[1] Cass. ord. n. 13759 del 22.05.2019.

[2] Art. 17, ultimo comma, della legge 2 dicembre 1975, n. 576, aggiunto dall’art. 4 del d.l. 4 marzo 1976, n. 30, convertito in legge 2 maggio 1976 n. 160.

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, ordinanza 21 novembre 2018 – 22 maggio 2019, n. 13759

Presidente Cristiano – Relatore Zoso

Rilevato che

1. Hera Comm s.r.l. impugnava gli avvisi di accertamento emessi dalla Regione Toscana per gli anni 2004 e 2005, con i quali le erano state irrogate le sanzioni per il tardivo versamento delle accise, da effettuarsi entro la fine di ciascun mese. La ricorrente aveva effettuato i pagamenti tramite bonifico bancario con ordini antecedenti la data di fine mese, ma le somme erano state accreditate dall’istituto bancario con ritardo benché con valuta riferita al giorno di scadenza previsto. La commissione tributaria provinciale di Firenze accoglieva parzialmente il ricorso, applicando il cumulo giuridico delle sanzioni. Proponevano appello la Regione Toscana ed appello incidentale la contribuente. La commissione tributaria regionale della Toscana respingeva l’appello principale ed accoglieva l’appello incidentale, ritenendo che i pagamenti fossero tempestivi poiché la contribuente aveva dato ordine di pagamento alla banca entro i termini previsti e la banca aveva effettuato l’accredito in un momento successivo ma con valuta antecedente la data di scadenza.

2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione la Regione Toscana, affidato a due motivi illustrati con memoria. La contribuente si è costituita in giudizio con controricorso pure illustrato con memoria.

Considerato che

1. Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3 cod. proc. civ., in quanto la CTR ha errato nel ritenere che, seppure il pagamento era materialmente avvenuto in data successiva alla scadenza tributaria, esso doveva considerarsi tempestivo per il fatto che era stato effettuato con valuta in data antecedente la scadenza.

2. Con il secondo motivo deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3 cod. proc. civ., per aver la CTR confermato la sentenza di primo grado sul punto del cumulo giuridico delle sanzioni benché non ne ricorressero i presupposti.

3. Osserva la Corte che il primo motivo di ricorso è infondato. Ciò in quanto la CTR ha accertato, con giudizio in fatto che non è stato oggetto di contestazione sotto il profilo motivazionale, che Hera Comm s.r.l. aveva dato ordine di pagamento delle rate mensili alla propria banca prima dei termini previsti dall’art. 13 del D.Lgs. 471/97 e che la banca ha effettuato l’operazione di accredito delle somme a favore della Regione Toscana dopo la scadenza dei predetti termini ma con valuta anteriore.

Ora, si deve considerare che il bonifico bancario è un modo di pagamento previsto per il pagamento delle accise per cui è causa, sicché le conseguenze del ritardo frapposto dalla banca, che materialmente era tenuta ad eseguire il pagamento a favore della Regione Toscana, non possono ricadere sul contribuente che ha dato ordine di pagamento entro il termine previsto. Basti considerare che, in materia di versamento delle imposte dirette, l’art. 17, ultimo comma, della legge 2 dicembre 1975, n. 576, aggiunto dall’art. 4 del D.L. 4 marzo 1976, n. 30, convertito in legge 2 maggio 1976 n. 160, prevede che l’azienda di credito che non versa alla tesoreria dello Stato nel termine previsto le imposte al cui pagamento è stata delegata deve corrispondere una penale per ogni giorno di ritardo. Con tale norma il legislatore ha avuto lo scopo di rendere inaccettabile per le aziende di credito il rischio di un ritardo nel versamento e di precludere movimenti speculativi su somme ingenti, appartenenti all’intera collettività nazionale, e ciò sul presupposto che l’obbligo contributivo a carico del contribuente doveva ritenersi assolto con la delega di pagamento effettuata alla banca. Il medesimo presupposto deve, dunque, ritenersi sussistente anche in materia del pagamento delle accise, ove peraltro non è prevista una penale a carico della banca che ritardi nell’accredito dei pagamenti effettuati.

4. Il secondo motivo rimane assorbito.

5. Il ricorso va, dunque, rigettato e le spese processuali, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza. Poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è respinto, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto l’art. 13, comma 1 quater al testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione integralmente rigettata.

P.Q.M.

La corte rigetta il ricorso e condanna la Regione Toscana a rifondere alla contribuente le spese processuali che liquida in Euro 1.700,00, oltre accessori di legge.

Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del D.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.


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