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Sintomi ernia del disco

26 Maggio 2019 | Autore:
Sintomi ernia del disco

Come si guarisce dall’ernia del disco? Quando si può evitare l’intervento chirurgico? In quali casi il medico risponde di responsabilità professionale?

E’ da un po’ di tempo che avverti dei dolori lancinanti alla schiena (acuti e taglienti) ed inizi a preoccuparti, in quanto il dolore non accenna a diminuire. Può darsi che inizialmente hai sottovalutato il tuo stato di salute, non gli hai dato il giusto peso. Magari quel malessere è dovuto ad una postura scorretta tenuta a lavoro (magari per un periodo di tempo prolungato); all’uso di tacchi un po’ più alti e scomodi del solito; ad alcuni sforzi fisici dovuti al trasloco o al cambio di esercizi della tua scheda di allenamento in palestra. Qualunque sia la ragione, fatto sta che continui a percepire questa terribile sensazione di dolore e, in aggiunta al mal di schiena, hai riscontrato anche un intorpidimento, un formicolio o una debolezza a livello muscolare. Quelli appena descritti sono solo alcuni dei sintomi dell’ernia del disco; pertanto, il consiglio è di rivolgerti ad uno specialista per fugare ogni dubbio.

Quando si manifesta l’ernia del disco? Nel momento in cui la parte centrale del disco intervertebrale (definita nucleo polposo) attraversa l’anello fibroso che lo racchiude e fuoriesce dal disco, comprimendo così il nervo. Cosa succede se il medico espone il paziente a situazioni rischiose per la sua salute ed omette di sottoporlo agli esami necessari? Te lo spiegherò nel mio articolo, illustrandoti le più recedenti sentenze a riguardo; dopodiché, potrai leggere l’intervista al dr. Marco Sassi, specialista in neurochirurgia con un master in chirurgia della colonna vertebrale ed in agopuntura, per l’approccio chirurgico ma anche conservativo a questa patologia.

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Domanda dalle molte sfaccettature. Il mal di schiena è un campanello d’allarme perché qualcosa non sta funzionando. Nella stragrande maggioranza dei casi, ciò che non funziona bene è la muscolatura, non le ossa o i dischi o i nervi. Questo significa che, per affaticamenti, ritmi troppo serrati nella vita di tutti i giorni o un riposo inadeguato, abbiamo “tirato troppo la corda”. La muscolatura si contrae e genera dolore se abbiamo compiuto uno sforzo eccessivo ovviamente, ma anche per micro-traumi dovuti a sforzi ripetuti anche non di elevata intensità.

Ernia del disco: cos’è?

In medicina, la parola “ernia” significa che qualcosa è uscito dalla sua sede naturale e si trova altrove, il più delle volte perché i tessuti che delimitavano si sono danneggiati. Esiste questo per esempio nell’ernia inguinale, dove un danno della parete dell’addome porta alla fuoriuscita di una piccola porzione di intestino. Allo stesso modo, nell’ernia discale, la porzione centrale del disco esce dal disco perché il sistema di fibre che costituisce l’anello esterno del disco stesso è danneggiato. Il più delle volte questo nucleo centrale esce posteriormente e va in contatto con i nervi, generando quella che comunemente conosciamo come sciatica, cioè un’infiammazione del nervo sciatico.

Quali sono le cause dell’ernia del disco?

Non esiste una risposta a questa domanda, perché non esiste una causa univoca. Esistono piuttosto molteplici fattori in grado, occorrendo insieme, di determinare la fuoriuscita del nucleo centrale del disco. Questi fattori sono, per esempio, una postura scorretta sul luogo di lavoro, un’insufficiente attività fisica, una predisposizione genetica a tessuti di contenimento di scarsa qualità, l’avanzare dell’età, l’artrosi, i traumi ripetuti o gli sforzi di entità massimale. Ma anche il fumo di sigaretta è stato dimostrato predisporre allo sviluppo di una degenerazione del disco che può portare all’ernia discale.

Quest’ampia costellazione di fattori predisponenti fa sì che vi siano persone con un’attività “a rischio” che non sviluppano la patologia e viceversa persone che hanno un controllo su alcuni di questi fattori, ma che tralasciano alcuni aspetti che portano poi alla malattia.

Ernia del disco: quali sono i sintomi?

Il danno del disco determina di per sé un’alterazione della postura e, quindi, una contrazione della muscolatura che può essere dolorosa. Inoltre, il nucleo del disco erniato contatta il nervo determinando una sciatica, cioè un’irradiazione del dolore lungo il decorso del nervo (il più delle volte lungo l’arto inferiore e fino al piede). Il danno del nervo può finire per determinare un calo della forza dell’arto inferiore stesso.

E’ possibile prevenire l’ernia del disco? Se sì, in che modo?

Conducendo uno stile di vita sano. Praticando attività sportiva in modo tranquillo, non eccessivo e con adeguato riscaldamento. L’evitamento del fumo e del sovrappeso.

Come avviene la diagnosi? Durante la visita, il medico cosa dovrà verificare? 

Più che altro, il consiglio che do’ al paziente è di verificare che il medico che si trova davanti a lui, possa analizzare attentamente il quadro clinico con una visita neurologica approfondita, in cui vengono valutati i danni già riportati dal nervo.

Un nervo ancora in buone condizioni può consentire la risoluzione del problema attraverso trattamenti conservativi, in modo da relegare l’intervento chirurgico all’ultima possibilità. La diagnosi, quindi, avviene essenzialmente attraverso la visita, mentre l’esame di risonanza magnetica è l’unico a dare sufficienti informazioni sul dettaglio anatomico della patologia.

Si può guarire spontaneamente dall’ernia del disco?

Diciamo che tutte le ernie discali lombari guariscono spontaneamente. Il problema è il quando! Un’ernia in un fisico giovane ed in buone condizioni, magari essenzialmente conseguente ad un trauma, potrebbe essere riassorbita dal disco nell’arco di un paio di settimane. Conseguentemente, il paziente non viene operato e guarisce con un minimo disagio.

Il problema è quando l’ernia resta a lungo a contatto con il nervo, lo schiaccia, e quindi rischia di determinare un danno persistente anche dopo il suo riassorbimento o l’intervento chirurgico.

Come curare l’ernia del disco?

Nella mia pratica clinica quotidiana incontro continuamente pazienti affetti da ernia discale. Praticamente mai consiglio l’intervento chirurgico come prima ipotesi. In un’elevata percentuale di casi, un farmaco cortisonico adeguato, a giusto dosaggio, adottato per il numero sufficiente di giorni, riesce a tenere sotto controllo il danneggiamento del nervo favorendo quindi il riassorbimento spontaneo dell’ernia.

Naturalmente, l’intervento chirurgico in mano ad un chirurgo esperto, in tecnica microchirurgica, consente un recupero pressoché immediato ed un bassissimo rischio di danno neurologico. Non sono quindi dell’idea che l’intervento chirurgico sia un’ipotesi da cancellare, ma piuttosto una valida opzione in quei casi in cui abbiamo un rischio di danno permanente del nervo e una sintomatologia dolorosa molto intensa con una grave alterazione della qualità della vita del paziente.

Nel dettaglio, in quali casi si consiglia un intervento chirurgico? 

In quei casi in cui abbiamo una evidenza alla visita neurologica di un danno del nervo in peggioramento e di conseguenza non risulta prudente lasciar trascorrere ancora tempo con trattamenti conservativi fisici o farmacologici. Questo danno solitamente può essere il calo di forza di un arto inferiore, la paralisi di un piede, fino alla perdita di controllo degli sfinteri.

Ernia del disco: è consigliabile l’uso di farmaci per la gestione del dolore? 

Assolutamente sì. Se il paziente non ha controindicazioni (come per esempio il diabete o la pressione elevata) il cortisonico è il farmaco di scelta. Antidolorifici ed antiinfiammatori potrebbero determinare controindicazioni se associati al cortisonico (che è sempre opportuno assumere in associazione ad un farmaco per la protezione dello stomaco), e quindi deve essere valutata l’associazione terapeutica caso per caso.

Chi soffre di ernia del disco può praticare attività fisica? 

Non consiglio nella fase acuta l’attività fisica.

Un’attività in acqua deve essere consigliata solo se il paziente conosce già il nuoto o l’acquagym da prima dell’esordio sintomatologico. Non è il momento, data l’importanza del dolore in questo tipo di patologia, di prendere dimestichezza con un nuovo sport.

Quali sono gli esercizi di fisioterapia consigliati?

Solitamente, io non consiglio la fisiochinesiterapia nella fase acuta, in cui la sciatica non consente al paziente di seguire le indicazioni del fisioterapista in maniera adeguata.

Altre informazioni utili che vuole condividere con i nostri lettori?

Ricordo che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha già da tempo incluso l’agopuntura secondo la medicina tradizionale cinese tra le metodiche per cui l’efficacia nel trattamento dell’ernia discale è dimostrata scientificamente.

Lo dico perché sono uno dei docenti della scuola di agopuntura milanese e, di conseguenza, mi capita con grande frequenza di fare questa scelta assieme ai miei pazienti nel tentativo di allontanare l’intervento chirurgico controllando il dolore, ma senza gli effetti collaterali della terapia farmacologica.

Responsabilità professionale del sanitario

Il fatto di non aver sottoposto il paziente ad un esame neurologico integra la responsabilità professionale del sanitario che, nel valutare le sue condizioni cliniche, non ha tenuto una condotta conforme ai doveri di prudenza, diligenza e perizia.

E’ il caso analizzato dal tribunale di Milano [1], il quale si è soffermato sui «dati clinici ed anamnestici (quali ipostenia e senso di bruciore in fossa iliaca destra), tipici del deficit neurologico a livello dorsale». Pertanto, nel caso di specie, si presentava la necessità di un’analisi in sede neurologica. In particolare, occorreva fare una risonanza magnetica al fine di mettere in risalto l’ernia D9-D10 che avrebbe consentito un intervento chirurgico tempestivo, evitando così i successivi danni neurologici (come la paraplegia spastica).

Se durante un trattamento terapeutico o un intervento c’è il rischio che possa presentarsi una circostanza, la cui evoluzione è in grado di determinare l’insorgere di un pericolo per la salute del paziente, il medico è tenuto ad impiegare tutti i metodi idonei che ha a disposizione per evitare il verificarsi della situazione pericolosa.

Il dovere professionale del medico consiste nell’applicare metodi capaci di salvaguardare la salute del paziente e di preferirli a quelli che possono anche solo esporla a rischio.

Che succede se il medico privilegia il trattamento più rischioso e provoca dei danni al paziente? In che momento sorge la colpa? La colpa sorge dal momento in cui il medico ha compiuto la scelta pericolosa per la salute del paziente. In virtù di questo principio, la Suprema Corte [2] ha ritenuto colpevole un medico che aveva deciso di sottoporre un paziente, affetto da “paraparesi spastica”, ad un intervento di ernia discale per via transarticolare, al posto del meno rischioso intervento anteriore alla colonna attraverso toracotomia destra. Questa scelta ha determinato il verificarsi della situazione pericolosa collegata ad un intervento rischioso e la conseguente necessità di un secondo intervento, attraverso toracotomia, da cui è derivata  la lesione dell’integrità psico-fisica stimata al 68%.

note

[1] Trib. Milano sez. I n.14402 del 03.12.2014.

[2] Cass. civ. sez. III n.19213 del 29.09.2015.

Autore immagine: 123rf com.


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