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Come costringere qualcuno a fare qualcosa

23 Maggio 2019
Come costringere qualcuno a fare qualcosa

Se qualcuno non vuol fare ciò che deve ed è stato già condannato dal giudice, l’esecuzione forzata in forma specifica è la soluzione prevista dalla legge.

Un vicino di casa ha montato, proprio vicino al pianerottolo del tuo appartamento, un impianto di videosorveglianza, ma la telecamera punta diritto alla tua porta; nonostante tu gli abbia chiesto di rimuoverla, ancora non ha provveduto. Insieme ad alcuni parenti hai ereditato un’automobile ma uno di questi la sta usando per scopi personali senza autorizzazioni e senza che prima sia intervenuta la divisione del patrimonio del defunto. Tuo fratello ha un terreno che confina col tuo, dal quale deve rimuovere una serie di detriti che ostruiscono i canali dell’acqua piovana, ma non vuole farlo. Un albero minaccia di cadere sul tetto di casa tua ma il proprietario non intende abbatterlo. Sono numerosi i casi in cui si può avere l’esigenza di costringere qualcuno a fare qualcosa. Tuttavia è difficile risolvere il problema quando manca la collaborazione del diretto interessato. Certo, c’è sempre il tribunale che può emettere una condanna, ma questo non esclude che il destinatario vi adempia spontaneamente. Né tu, né il giudice potete costringerlo con un pistola. Ecco che allora diventa vitale scoprire come costringere qualcuno a fare qualcosa.

Di tanto parleremo nel seguente articolo. Ti spiegheremo innanzitutto che rischi nel farti giustizia da te; poi approfondiremo i casi in cui è consentito l’esercizio dell’autotutela; infine ti illustreremo quale procedimento è necessario attivare per costringere una persona a comportarsi in un determinato modo. Ma procediamo con ordine.

Costringere qualcuno con le buone e con le cattive

Se devi farti valere nei confronti di qualcuno e spingerlo a comportarsi in un determinato modo devi stare attento a non sconfinare nel reato di minaccia o di violenza personale. Per restare nella legalità è necessario che:

  • la condotta che vuoi ottenere deve essere conforme a legge e corrispondere a un tuo diritto. Non puoi costringere qualcuno a prestarti un’automobile o una somma di denaro, ma puoi obbligarlo a restituirti ciò che gli hai prestato. In pratica, ci deve essere una norma di legge che riconosce l’esistenza di un tuo diritto a ottenere quel determinato comportamento; il vantaggio che miri a perseguire non deve essere illecito ma riconosciuto dal nostro ordinamento;
  • la minaccia deve sostanziarsi nell’uso di un mezzo consentito dall’ordinamento. Puoi di certo dire: «Se non togli subito la tua spazzatura dalla porta di casa mia ti trascinerò in tribunale»; così come è lecito anche l’uso di frasi iperboliche come: «Se non mi versi tutti gli arretrati che mi devi ti farò fallire e ti ridurrò in rovina»: è chiaro infatti che, in un’ipotesi del genere, la minaccia si riferisce all’uso di uno strumento – l’azione legale e il ricorso per fallimento al tribunale – riconosciuto dalla legge. La minaccia di agire in giudizio non è reato; dire «ti denuncio» non è reato. Allo stesso modo dire «ti faccio vedere io» è considerata un’espressione priva di alcuna valenza minatoria.

Quindi l’uso di un’espressione violenta e risoluta, se corrisponde a un diritto riconosciuto dalla legge, non è illegale.

Farsi giustizia da sé è reato

Una cosa è dire, un’altra è fare. Chi si fa giustizia da sé commette reato di «esercizio arbitrario delle proprie ragioni». Se si compie tale azione con una violenza sulle cose – ad esempio, il padrone di casa che cambia la serratura del proprio appartamento per mandare via l’inquilino moroso – scatta una multa fino a 516 euro. Se invece si esegue una violenza o una minaccia sulle persone – ad esempio chi strappa dalle mani di un’altra persona le chiavi della propria auto facendola cadere a terra o chi brandisce un coltello dinanzi al vicino che fa rumore durante la notte – viene condannato fino a un anno di reclusione.

Come costringere qualcuno a fare qualcosa?

Ma allora, se è vero che la minaccia è consentita solo entro limiti ristretti e che non ci si può far giustizia da sé, come si può costringere una persona a fare una cosa che non vuol fare? Come è possibile fare in modo che qualcuno si comporti in modo da rispettare la legge?

La soluzione c’è ma è tutt’altro che semplice e breve da percorrere. Ecco cosa bisogna fare.

Iniziare una causa

La prima cosa da fare per costringere qualcuno a fare qualcosa è intentargli una causa. Se c’è un’urgente necessità di tutela, che potrebbe essere pregiudicata dai lunghi tempi del processo civile ordinario, si può anche fare un ricorso accelerato (il cosiddetto “ricorso all’articolo 700 codice procedura civile”).

Il giudice emetterà un provvedimento al termine del giudizio in cui condannerà la controparte a comportarsi in un determinato modo e a fare ciò che la legge gli impone di fare.

Ma che succede se questi non adempie?

La notifica della sentenza

Se il tuo avversario non adempie alla sentenze, devi passare alle maniere dure: all’esecuzione forzata. Il primo passo che allora devi compiere è recarti dall’ufficiale giudiziario – lo farà il tuo avvocato – affinché notifichi alla controparte la sentenza insieme all’atto di precetto. L’atto di precetto è un ultimo avvertimento che dai all’interessato, offrendogli altri 10 giorni di tempo per adempiere. Alla scadenza di questi 10 giorni potrai agire con l’esecuzione forzata.

L’avvio dell’esecuzione forzata

Il terzo passaggio è quello dell’esecuzione forzata. La legge non prevede solo il pignoramento – che è l’esecuzione forzata nei confronti di chi non paga – ma anche la cosiddetta esecuzione forzata in forma specifica che invece è rivolta a ottenere:

  • la consegna di un bene mobile o immobile da chi lo possiede e non vuole restituirlo;
  • la realizzazione di un determinato comportamento che una persona dovrebbe fare e non vuole compiere;
  • l’interruzione di un comportamento che una persona sta realizzando e non dovrebbe invece fare.

Nel primo caso si parla di esecuzione per consegna e rilascio, mentre negli altri due di esecuzione per obblighi di fare e non fare.

La finalità è quella di far intervenire un ufficiale giudiziario a riprendere ciò che è del debitore e consegnarglielo (essendo pubblico ufficiale ha il potere di obbligare il soggetto passivo e, in caso di sua residenza, avvalersi della forza pubblica come carabinieri o polizia) oppure nominare un altro soggetto che compia l’opera dovuta o rimuova quella illegittima a spese però del responsabile.

In un modo o nell’altro, quindi, si può sempre costringere qualcuno a fare qualcosa nonostante la sua volontà, ma come detto è necessario che, a monte di tutto, vi sia un ordine del giudice (ossia la sentenza di condanna) e un procedimento di esecuzione forzata (l’esecuzione forzata in forma specifica).

Le sanzioni per il ritardo

La legge prevede anche la possibilità che il giudice – su richiesta del danneggiato – fissi una sanzione che il responsabile dovrà versare per ogni giorno successivo alla sentenza di condanna in cui non si adeguerà al comando ricevuto. Sono le cosiddette astreintes. Ad esempio, se un soggetto è stato condannato dal giudice ad abbattere immediatamente un muro, nella sentenza il magistrato può imporgli una multa per ogni giorno di ritardo successiva alla notifica della sentenza stessa.

L’ammontare è deciso tenendo conto del valore della controversia, della natura della prestazione, del danno quantificato o prevedibile e di ogni altra circostanza utile.



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