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Come richiedere pensione minima

24 Maggio 2019 | Autore:
Come richiedere pensione minima

La pensione minima: cos’è, a quanto ammonta, i requisiti per percepirla, i limiti di reddito e le modalità per la richiesta. Le altre maggiorazioni sociali.

La tua pensione è talmente irrisoria che vorresti chiedere un’integrazione? Devi possedere dei requisiti specifici per farlo? Non hai mai versato i contributi, puoi comunque beneficiare della pensione minima? Alcuni lavoratori vivono il pensionamento come una sorta di “liberazione”. Rappresenta cioè, il momento in cui tornano ad essere padroni del proprio tempo, potendosi dedicare a quello che più gli piace senza essere assillati dai ritmi e dagli orari di lavoro. Per altri, invece, il pensionamento può rappresentare l’inizio di un periodo di rinunce e sacrifici in quanto l’assegno percepito può essere talmente esiguo che diventa difficile “tirare a campare”. Proprio per questo il legislatore italiano ha previsto la possibilità per chi ha determinati requisiti, di potere beneficiare di un’integrazione, detta pensione minima, in aggiunta a quella che già riceve.

Se sei un pensionato che si trova nella necessità di ricorrere a tale strumento previdenziale ma non sa come fare, allora leggi questo articolo. Cercherò di darti una mano, spiegandoti quando e come richiedere la pensione minima, nel tentativo di rendere il più chiaro possibile un argomento non sempre di facile comprensione. Ti darò anche qualche sommaria notizia sulle altre maggiorazioni sociali previste per la pensione. Ma procediamo con ordine.

Cos’è la pensione minima

La pensione è una somma mensile erogata dall’Inps (Istituto nazionale previdenza sociale) al lavoratore che ha raggiunto l’età pensionabile e ha cessato dall’attività lavorativa. Quando tale pensione è al di sotto di un determinato livello di reddito, chi la percepisce ha la possibilità di richiedere la pensione minima, altrimenti denominata trattamento minimo, a condizione che presenti precisi requisiti.

La legge ha previsto la pensione minima per tutti quelli che sono arrivati all’età pensionabile senza avere raggiunto, con il versamento dei contributi, la soglia base per una vita dignitosa [1]. Se quindi, tali lavoratori hanno versato i contributi ma la pensione va al di sotto di un determinato livello, potranno ricevere dall’Inps un’integrazione al fine di migliorare la loro condizione economica. Questa soglia minima, detta “minimo vitale”, non è fissa ma viene stabilita di anno in anno per legge.

Il trattamento minimo spetta su ogni tipo di pensione (vecchiaia, di anzianità, anticipata, di reversibilità). Per coloro che percepiscono l’assegno di invalidità, l’integrazione viene calcolata in maniera differente mentre chi percepisce l’assegno sociale non ne ha diritto in quanto trattasi di una prestazione di assistenza e non previdenziale. In quest’ultimo caso si applicano però, delle maggiorazioni. In merito, si consiglia la lettura dell’articolo “Pensione minima come funziona”.

L’integrazione al minimo non vale per i soggetti che hanno iniziato a lavorare dal 1996 in poi, per chi è iscritto alla gestione separata dell’Inps (vedi i lavoratori autonomi come artigiani, commercianti, liberi professionisti, ecc.) e per i lavoratori ai quali si applica il calcolo contributivo della pensione.

Importo della pensione minima

Per l’anno in corso, e più precisamente a partire dal 1 gennaio 2019, la pensione minima ammonta a € 513,00 (che diventano € 1.026,00 per il solo mese dicembre per via della tredicesima). Rispetto al 2018, il cui importo era stato fissato in € 507,41, c’è stato quindi, un piccolo aumento per effetto dell’adeguamento delle pensioni al tasso d’inflazione.

Pertanto, se la pensione non arriva a € 513,00 al mese, l’Inps integra il trattamento sino ad arrivare a questa cifra.

Esempio: Sempronio è un pensionato che percepisce una pensione di € 300,00 mensili. Poiché ha tutti i requisiti previsti per ottenere la pensione minima, avrà diritto ad un’integrazione di € 213,00. Otterrà così quello che per l’Inps è un assegno sufficiente per sopravvivere.

Requisiti per la pensione minima

La pensione minima spetta a tutti i pensionati, uomini e donne, indipendentemente dall’età, ma solo se hanno determinati requisiti. Non conta quanti anni di contributi siano stati versati dai lavoratori (10, 20, ecc.) e quanti anni questi abbiano effettivamente lavorato. L’importante è che essi siano già titolari di un trattamento pensionistico, che va integrato.

Per ottenere la pensione minima è indispensabile che i richiedenti possiedano limiti specifici di reddito. Inoltre, bisogna tenere conto anche della loro situazione personale cioè se si tratta di persone non coniugate, legalmente separate o divorziate ovvero di soggetti sposati.

Calcolo della pensione minima

Per calcolare la pensione minima il parametro di riferimento è rappresentato dal reddito assoggettabile all’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche).

Tale dato comprende tutti i redditi del soggetto, se single, o della coppia, se il pensionato è coniugato, tranne:

  1. eventuali pensioni di invalidità civile;
  2. rendite Inail;
  3. Tfr (Trattamento di fine rapporto);
  4. case di proprietà;
  5. reddito della prima casa;
  6. trattamenti di famiglia;
  7. arretrati soggetti a tassazione separata;
  8. la stessa pensione da integrare al minimo.

Limiti di reddito personali

Se il pensionato è una persona non coniugata, legalmente separata o divorziata, potrà percepire:

  • la pensione minima in misura piena pari ad € 513,00 mensili, quando il suo reddito annuale non supererà i € 6.669,13;
  • la pensione minima in misura parziale quando invece, il suo reddito personale annuale sarà compreso tra € 6.669,13 e € 13.338,26 (ossia fino a due volte il trattamento minimo annuo). In tal caso l’importo della pensione minima sarà dato alla differenza tra quello massimo di € 13.338,26 e quello attuale.

Se invece, il suo reddito annuale supera i € 13.338,26, non avrà diritto al trattamento minimo. Ai fini del calcolo dell’integrazione mensile, si deve:

  1. sottrarre il reddito totale del pensionato dalla soglia limite;
  2. dividere la cifra per 13.

Esempio: Tizio tra la pensione ed altri redditi personali, percepisce € 12.000 annui. Ha quindi, diritto a ricevere un’integrazione parziale. Infatti se da € 13.338,26 si tolgono € 12.000, rimangono € 1.338,26, che divisi per 13, danno € 103 mensili, da aggiungere alla pensione che già riceve.

Se il pensionato è coniugato, il diritto all’integrazione spetta solo nel caso in cui non vengano superati specifici limiti di reddito sia personale sia coniugale. Pertanto, gli spetterà:

  • la pensione minima in misura piena, se il reddito personale annuale non supera € 6.669,13 e quello coniugale annuale, che si ottiene dalla somma del proprio reddito con quello del coniuge, non supera i € 20.007,39;
  • la pensione minima in misura parziale, se il reddito personale annuale non è superiore a € 13.338,26 e quello coniugale è compreso tra € 20.007,39 e € 26,676,52.

Esempio: Caio ha un reddito personale pari ad € 10.000,00 mentre quello coniugale ammonta a € 25.000,00. Bisogna allora fare un doppio confronto: tra € 13.338,26 – 10.000,00 = 3.338,26 e € 26,676,52 – 25.000,00 = 1.676,52. Poiché 1.676,52 è minore di 3.338,26, al pensionato spetta un’integrazione parziale di € 1.676,52 annui.

Se il reddito personale annuale supera € 13.338,26 e quello coniugale supera i € 26,676,52, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

Il limite di reddito coniugale non si applica alle integrazioni al minimo per le pensioni con decorrenza antecedente al 1994.

Modalità di versamento della pensione minima

Sia se il pensionato è single sia se è coniugato, la pensione minima verrà erogata in un unico importo mensile.

Cosa succede se una persona non ha mai versato i contributi

Il soggetto che è privo completamente di contributi, non avrà diritto alla pensione e quindi, neanche all’integrazione. Tuttavia potrà usufruire dell’assegno sociale. Quest’ultimo spetterà anche agli stranieri legalmente residenti in Italia da almeno 10 anni.

Domanda di integrazione al minimo della pensione

La domanda per beneficiare della pensione minima va presentata in una qualsiasi sede Inps oppure tramite raccomandata A/R o anche rivolgendosi ad un Centro per l’assistenza fiscale (Caf). Si può inoltrare contestualmente alla domanda di pensionamento o successivamente quando già si percepisce la pensione. In entrambi i casi bisogna produrre anche una dichiarazione reddituale che attesti i redditi percepiti nello stesso anno in cui viene erogata la prestazione.

Altre maggiorazioni sociali per la pensione

In maniera estremamente sintetica vediamo ora altre maggiorazioni sociali per la pensione.

I titolari di una pensione minima Inps e i pensionati che percepiscono un reddito da pensione pari all’importo della pensione minima, possono beneficiare di una “maggiorazione sociale”, che varia in base all’età dei pensionati.

Più precisamente e con riferimento agli importi previsti per il 2018:

  • se i pensionati hanno un’età compresa tra i 60 e i 64 anni, potranno ottenere un importo aggiuntivo di € 25,83 mensili;
  • se hanno un’età tra i 65 e i 69 anni, spetteranno loro € 82,64 al mese;
  • se ultrasettantenni, avranno diritto ad un’integrazione di € 136,44 se non titolari della quattordicesima (€ 124,44 se titolari di quattordicesima mensilità).

Vanno inoltre rispettati dei limiti di reddito:

  • se i pensionati non sono coniugati, il reddito personale non deve superare € 6.524,57 annui;
  • se invece sono coniugati, il reddito non deve essere superiore a € 12.349,48.

Vi è poi, un ulteriore importo aggiuntivo, il quale viene erogato una sola volta all’anno. I titolari di pensione che hanno almeno 64 anni e che percepiscono redditi annui non superiori di una volta e mezza l’importo del trattamento minimo Inps, cioè € 10.003,70, hanno diritto ad un importo aggiuntivo compreso tra € 437,00 e € 655,00 in base ai contributi versati. Tale importo aggiuntivo, che si può definire più propriamente “quattordicesima”, verrà corrisposto unitamente alla mensilità di luglio [2].

Invece, i pensionati il cui reddito personale annuo non supera € 9.894,52 e quello coniugale è inferiore a € 19.789,38, riceveranno una somma pari ad € 154,94 (tredicesima), corrisposta con la mensilità di dicembre [3].

Pensione minima di cittadinanza

Con il recente pacchetto previdenza è stata introdotta nel nostro ordinamento la pensione minima di cittadinanza, la quale a seconda della situazione economica della famiglia, potrà anche superare l’integrazione al trattamento minimo e le maggiorazioni per la pensione, di cui si è trattato in precedenza. Infatti, con l’erogazione di tale trattamento pensionistico, l’integrazione al reddito arriverà a € 780,00 mensili. Tuttavia, solo chi possiede determinati requisiti previdenziali oltre a particolari condizioni patrimoniali e Isee relative al nucleo familiare, prescritte dalla legge, potranno beneficiare della pensione minima di cittadinanza. E’ possibile trovare informazioni più dettagliate sull’argomento, nell’articolo “Pensione minima 2019


note

[1] Art. 6 L. n. 638/1983.

[2] L. n. 127/2007.

[3] Art. 70 co. 7 L. n. 388/2000.

Autore immagine: 123rf com.


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