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Spunta la norma salva corrotti

23 Maggio 2019 | Autore:
Spunta la norma salva corrotti

Salvini chiede di eliminare l’abuso d’ufficio, poi dice: meglio riformarlo. Di Maio: «Più lavoro e meno stronzate». Dove vuole arrivare il leader leghista?

Qual è il modo migliore per sbloccare i cantieri e far ripartire l’Italia, secondo Matteo Salvini? Abolire il reato di abuso d’ufficio. Avete letto bene. Certo, vedere che spunta la norma salva corrotti da uno dei leader del cosiddetto «Governo del cambiamento» può destare qualche perplessità. Tant’è che perfino l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, non crede alle proprie orecchie: «Non è togliendo un reato che sistemi le cose» ha scritto sul suo profilo Facebook.

Insomma, quello che secondo il capo della Lega è necessario per eliminare l’attuale burocrazia e la paura di chi deve firmare un atto o aprire un cantiere (cioè degli amministratori locali), al suo dirimpettaio pentastellato suona come l’ennesima scusa per proteggere chi nel Carroccio è stato colto con le mani nella marmellata. Al punto che, secondo Di Maio, quello che serve è (testualmente) «più lavoro e meno stronzate». Non si può dire che i rapporti tra i due stiano attraversando il momento migliore.

Ma vediamo in che cosa consiste quella che si presenta come una norma salva corrotti, perché Salvini vorrebbe eliminare il reato di abuso d’ufficio e quali probabilità ha di farcela.

Abuso d’ufficio: che cos’è?

Negli ambienti giudiziari l’abuso d’ufficio è definito la corruzione nella quale non si è riusciti a dimostrare la tangente. Un reato particolarmente difficile da provare, perché c’è un atto illegittimo del pubblico ufficiale che crea un vantaggio ad un terzo, ma non c’è una ricompensa. Secondo il Codice penale [1], commette reato di abuso di ufficio il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle sue funzioni, in violazione di norme di legge o di regolamento oppure astenendosi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto, procura intenzionalmente a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale, ovvero arreca ad altri un danno ingiusto.

In parole più semplici: si macchia del reato di abuso di ufficio sia l’esponente politico di spicco sia il più sconosciuto dei funzionari pubblici se agisce, come pubblico ufficiale, a proprio vantaggio anziché a beneficio della collettività oppure, nell’esercizio delle sue funzioni, crea volutamente un danno a qualcuno.

Qualche esempio pratico? Una gara d’appalto truccata a beneficio di un amico, una raccomandazione o una nomina che non segue la normale procedura, la multa del cugino che finisce nella spazzatura.

Questo reato è punito con la reclusione a 1 a 4 anni, pena che aumenta se il vantaggio o il danno rilevato è di particolare gravità.

Perché Salvini non vuole il reato di abuso di ufficio?

Sicuramente Matteo Salvini non vuole eliminare il reato di abuso d’ufficio per poter cestinare la multa del cugino. C’è, dunque, da chiedersi perché il leader della Lega, vicepremier e ministro dell’Interno, voglia introdurre quella che sembra a tutti gli effetti una norma salva corrotti.

Secondo lui, questo reato penalizza l’Italia. «C’è troppa burocrazia – sostiene Salvini – e c’è paura di firmare atti, aprire cantieri, sistemare scuole, ospedali». Cose che, comunque, si possono fare nella piena legalità e alla luce del sole. Quindi? «Non possiamo per presunzione di colpevolezza bloccare tutto».

Ma la presunzione di colpevolezza di chi? Di chi fa le cose seguendo la legge? Non dovrebbe avere nulla da temere. Oppure di chi corrompe o si lascia corrompere e poi viene beccato? Se così fosse, la presunzione cadrebbe ben presto, resterebbe la colpevolezza e verrebbe, giustamente, punito.

A meno che Salvini non voglia forzare la mano con il Movimento 5 Stelle per arrivare alla resa dei conti dopo le europee. Per far perdere la pazienza all’avversario, non c’è come picchiare sul tasto che più gli può far male. E, sapendo che i pentastellati fanno della lotta alla corruzione la loro bandiera (cedi il caso Siri) niente di meglio che proporre una norma salva corrotti.

Salvini ha, comunque, corretto frettolosamente il tiro, dopo che sia il premier Giuseppe Conte sia il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone gli hanno fatto notare che l’aveva detta grossa. «Bisogna rivedere la norma», ha precisato il ministro dell’Interno dicendo che «non bisogna abolirla. Voglio punire i colpevoli – ha concluso il leader leghista – ma lasciare lavorare tranquilli cittadini, sindaci, funzionari pubblici, presidenti e associazioni di volontariato». Tra queste ultime, ovviamente, non saranno comprese le Ong.

Parole, queste ultime, apprezzate da Di Maio, che all’equazione «più lavoro e meno stronzate» aggiunge su Facebook il suo pensiero: «L’abuso di ufficio è un reato in cui cade spesso chi amministra, ma se un sindaco agisce onestamente non ha nulla da temere». E conclude: «Il prossimo passo sarà che per far dimettere un sottosegretario togliamo il reato di corruzione?». Forse è meglio non dare delle idee.


note

[1] Art. 323 cod. pen.


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