Diritto e Fisco | Articoli

Veranda sul terrazzo: serve il consenso del condominio?

15 Giugno 2019
Veranda sul terrazzo: serve il consenso del condominio?

Dopo una richiesta in SCIA del 2017 con conseguente approvazione paesaggistica, per la costruzione di una veranda sul terrazzo proprio (prassi comune fino ad oggi senza richiesta di consenso condominiale e presente in molteplici residenze del comprensorio), viene evidenziato un abuso edilizio per incongruenza coi tempi di chiusura. Ripresentata SCIA in sanatoria nel 2019, approvata sempre in commissione paesaggistica, per il permesso a costruire ora mi viene richiesto dal nuovo dirigente preposto, per un cambio di giunta, anche il consenso del condominio. È legittimo? Il geometra all’epoca della SCIA mi certificava per iscritto che non ce ne sarebbe stato bisogno. Il mio amministratore di certo non si esporrà a tale richiesta. Temo che a breve il dirigente non vorrà concedermi il permesso a costruire. Nel qual caso, si verrebbe a configurare un abuso al quale probabilmente seguirà una richiesta di ripristino/demolizione. Non è illegittimo/anticostituzionale applicare  retroattivamente a pratiche pregresse nuove regole e nemmeno richieste dalla normativa (ha passato l’impatto paesaggistico quindi non si deve richiedere il consenso del condominio)?

Da quanto si legge nel quesito, la richiesta del nuovo dirigente non sembra legittima e viziata da eccesso di potere, a prescindere dal fatto che possa essere applicato un diverso trattamento a situazioni differenti.

Tale disuguaglianza, se non soggetta ad una normativa ben dettagliata, potrebbe essere considerata legittima, poiché sottoposta all’arbitrio del dirigente chiamato a decidere sull’autorizzazione.

Tuttavia, la questione è un’altra e riguarda il coinvolgimento o meno di diritti di altri condomini sulla richiesta di ottenimento del titolo autorizzativo.

Infatti, ad avviso di chi scrive, il permesso di costruire può essere condizionato all’autorizzazione condominiale solo quando rischi di interessare parti di proprietà comune del condominio, e non quando riguarda la sfera privata del singolo condomino (cfr. sul punto Consiglio di Stato, sez. IV, 18/02/2011, n. 1057).

E, infatti, nel procedimento di rilascio dei titoli edilizi, l’Amministrazione ha il potere ed il dovere di verificare l’esistenza in capo al richiedente di un idoneo titolo di godimento sull’immobile interessato dal progetto di trasformazione urbanistica, per cui, in caso di opere che vadano ad incidere sul diritto di altri comproprietari (quali le opere edilizie interessanti porzioni condominiali comuni), è legittimo esigere il consenso degli stessi o pretendere la produzione della dichiarazione di assenso  dell’amministrazione condominiale anche nelle ipotesi di autorizzazioni in sanatoria, in quanto il contitolare del bene può essere estraneo all’abuso ed avere un interesse contrario alla sanatoria di opere che potrebbero risolversi in danno del medesimo.

Ma proprio in un caso opposto, trattato una decina di anni fa dal Consiglio di Stato, si è stabilito che non sussiste, in capo all’amministrazione, un obbligo di ricerca delle limitazioni negoziali al diritto di costruire, prodromico al diniego del relativo permesso o di un titolo edilizio in sanatoria.

La giurisprudenza amministrativa, in quel caso, ha dichiarato legittimo il provvedimento con cui il Comune aveva rilasciato un condono straordinario, avente ad oggetto la costruzione di un terrazzo coperto e disimpegno, di pertinenza di un appartamento ubicato in uno stabile condominiale, non potendosi accogliere le censure riguardanti il difetto di autorizzazione del condominio all’esecuzione dei lavori su parti comuni dello stabile (Consiglio di Stato, sez. IV, 10/12/2007, n. 6332).

Pertanto, quello che si consiglia al lettore è di procedere con una lettera, anche a firma di un legale (per avere un effetto deterrente) con la quale invitare (o, meglio, diffidare) la P.A. a procedere al rilascio del permesso richiesto, spiegando le motivazioni sopra riportate.

Nell’eventualità in cui tale permesso non dovesse essere comunque rilasciato, allora l’unica via rimarrebbe il ricorso al Tar avverso il provvedimento di rigetto al fine di far dichiarare illegittimo tale rifiuto.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube