Diritto e Fisco | Articoli

Maternità, reddito di cittadinanza e riconoscimento paternità

15 Giugno 2019
Maternità, reddito di cittadinanza e riconoscimento paternità

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Giugno 2019



Sono un dipendente con contratto indeterminato e vivo da solo. Possiedo una casa in comproprietà con 3 zii e una sorella, divisa in parti uguali perchè ricevuta in eredità dai nonni. Sto per comprare casa, con mutuo ipotecario ventennale. Il mio Isee quest’anno è di 32.000 € perchè nel conto corrente ho raggruppato tutti i miei risparmi (di solito è di 26000 €). La mia compagna invece vive da sola in affitto ed attualmente percepisce la maternità obbligatoria, al termine della quale subentrerà in disoccupazione Naspi per circa 3 mesi e mezzo avendo lavorato con contratto determinato presso un’azienda con contratto interinale. Dopo la nascita del bambino inizierà il mutuo, ma fra circa 6/7 mesi la mia compagna non avrà più alcun tipo di sussidio nè un lavoro. Premettendo che non siamo sposati, che ognuno di noi ha una propria residenza ed un proprio stato di famiglia qual è il sistema migliore per far ottenere alla mia compagna il reddito di cittadinanza finchè non troverà un nuovo lavoro oppure la riassunzione dell’azienda per cui lavorava precedentemente? Devo riconoscere mio figlio in un secondo momento? Devo lasciare la mia compagna in affitto dove vive attualmente con figlio sempre non riconosciuto oppure riconosciuto?  Posso spostare la residenza della mia compagna e del mio futuro figlio riconosciuto o non riconosciuto nella casa di mia comproprietà? Può la mia compagna ottenere il reddito di cittadinanza? Se si, in che modo? Se quando nascerà il bambino dovessi chiedere al lavoro il congedo di paternità di 4/5 giorni (legge Inps 2019) significa automaticamente che riconosco il bambino? Cosa dovrò rispondere in ospedale quando mi chiederanno chi sono? 

Innanzitutto, si consiglia caldamente al lettore di riconoscere il bambino immediatamente, a prescindere dall’opportunità, o meno, di far conseguire alla sua compagna il reddito di cittadinanza. 

In caso contrario, le conseguenze sono gravissime, perché si ledono i diritti fondamentali del minore; la paternità può essere, tra l’altro, dichiarata in via giudiziale, con un’apposita procedura di accertamento della paternità naturale. Quest’azione può essere promossa in qualsiasi momento dal figlio o, se minore, dal genitore che ha la responsabilità su di lui, e dagli eredi di questo entro due anni dalla sua morte. 

Una volta ottenuta la sentenza che dichiara la paternità naturale (o anche una volta che il padre abbia effettuato in modo volontario il riconoscimento del figlio), la madre può chiedere giudizialmente il rimborso delle spese sostenute sino ad allora per crescere il bambino. A favore del figlio, il padre può essere anche condannato al risarcimento del danno non patrimoniale endofamiliare, per averlo privato della figura paterna e del suo sostegno. Il figlio ha difatti il diritto di ricevere mantenimento, istruzione, educazione e assistenza da entrambi i genitori, anche se non coniugati o separati. 

La possibilità di far ottenere il reddito di cittadinanza alla sua compagna, poiché il lettore possiede un reddito abbastanza elevato, in presenza di un figlio riconosciuto risulta sicuramente più complessa. 

Evitando di coabitare, il lettore e la sua compagna non formerebbero comunque due famiglie separate, ma un unico nucleo familiare. Non entra difatti a far parte del nucleo familiare soltanto chi: 

– risulta sposato con una persona diversa dall’altro genitore; 

– risulta avere figli con una persona diversa dall’altro genitore; 

– sia obbligato, con provvedimento dell’autorità giudiziaria, al versamento di assegni periodici destinati al mantenimento dei figli; 

– sia stato escluso dalla potestà sui figli o allontanato dalla residenza familiare; 

– sia accertato estraneo in termini di rapporti affettivi ed economici, in sede giurisdizionale o dalla pubblica autorità competente in materia di servizi sociali.

Essere il lettore inserito nel nucleo familiare del minore e della sua compagna comporterebbe con tutta probabilità il mancato diritto al reddito di cittadinanza, in quanto il reddito base spettante, in presenza di 2 adulti e un minore nel nucleo, è pari a 800 euro mensili (più un’eventuale quota di 280 euro per il pagamento dell’affitto), inferiore allo stipendio dallo stesso percepito. Inoltre, se il patrimonio mobiliare è superiore a 10mila euro o il patrimonio immobiliare, ad esclusione della prima casa, è superiore a 30mila euro, il reddito non spetta comunque. 

Ad avviso dello scrivente, l’unica soluzione per evitare il lettore che la sua compagna perda il sussidio potrebbe essere realizzabile soltanto nel caso in cui il rapporto cessi, e l’autorità giudiziaria lo obblighi, con provvedimento, al versamento di assegni periodici destinati al mantenimento del figlio. 

In questo caso, la madre dovrà indicare gli assegni percepiti nel quadro Isee FC5- Assegni percepiti, ma il lettore non farà più parte del nucleo familiare Isee del minore, perché “obbligato, con provvedimento dell’autorità giudiziaria, al versamento di assegni periodici destinati al mantenimento dei figli”. 

Peraltro, le istruzioni ministeriali ISEE (DPCM 159/2013) prevedono che, dalla parte del genitore che versa gli assegni (in questo caso il padre), nel quadro FC5- assegni corrisposti, debba essere indicato l’importo degli assegni periodici effettivamente corrisposti per il mantenimento dei figli conviventi con l’altro genitore, nel caso in cui i genitori non siano coniugati o effettivamente e legalmente separati, anche in assenza di un provvedimento dell’autorità giudiziaria che abbia stabilito l’importo degli assegni. Gli assegni devono comunque risultare effettivamente versati e riscossi. L’abuso di questa possibilità configura una truffa ai danni dello Stato.

In conclusione: 

– se i rapporti con la sua compagna sono buoni, si consiglia al lettore il trasferimento della madre e del bambino presso la residenza che lo stesso sta per acquistare con mutuo; non riuscirà (in base ai valori da lui descritti) ad ottenere il reddito di cittadinanza, ma per lo meno risparmierà il peso di un affitto in più, e, fintantoché la sua compagna percepirà la Naspi e la maternità, entrambi potranno dividere le spese; inoltre, anche se non beneficiaria del reddito di cittadinanza, la sua compagna, in quanto in possesso dello stato di disoccupazione, potrebbe fruire delle numerose iniziative di politica attiva del lavoro disponibili presso il centro per l’impiego, iniziative che saranno a breve potenziate notevolmente; senza dimenticare che il lettore potrebbe fruire in ogni caso degli assegni al nucleo familiare (ANF: devono essere richiesti all’Inps, online o tramite patronato);

– se i rapporti con la sua compagna non sono buoni, si consiglia al lettore di trovare un accordo, anche giudiziale, nel quale questi si impegna a versare ogni mese degli assegni per il mantenimento del bambino; in questo modo, il lettore, non convivente, non entrerà a far parte del nucleo familiare, anche ai fini ISEE, della sua compagna, che potrà così percepire il reddito di cittadinanza (ricordo che il sussidio può essere richiesto alle Poste, presso un CAF, oppure online, nel portale Redditodicittadinanza.gov.it, se si è in possesso dell’identità digitale Spid); inoltre, la sua compagna potrà percepire direttamente gli assegni al nucleo familiare, spettanti in forza del suo impiego come lavoratore dipendente. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci 


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA