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Miscellanea Lampadine a risparmio energetico: un pericolo per la salute

Miscellanea Pubblicato il 29 aprile 2013

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> Miscellanea Pubblicato il 29 aprile 2013

Rischi per la salute: quello che occorre sapere su corretto utilizzo e smaltimento delle lampadine a basso consumo di energia. 

Dopo circa 130 anni di infaticabile lavoro, le lampadine a incandescenza hanno preso il pensionamento [1]: ormai ritirate dal mercato, sono state sostituite da quelle fluorescenti, anche dette CFL (compact fluorescent lamp) a risparmio energetico. Ma a che prezzo?

Uno studio [2] ha evidenziato tre problemi fondamentali per la salute legati all’utilizzo delle CFL: il mercurio in esse contenuto, le radiazioni elettromagnetiche e quelle radiazioni UV che queste emettono.

 

Mercurio

La presenza del mercurio nelle lampadine a risparmio energetico comporta la necessità di saper cosa fare in caso di rottura [3]. In questi casi, infatti, non abbiamo a che fare con le vecchie palline di mercurio liquido dei termometri ormai dismessi, ma con mercurio già allo stato gassoso, quindi immediatamente inalabile e senz’altro velenoso. Per quanto si tratti di una quantità minima (da 3 a 5 mg.) esso rimane comunque tossico per cervello, sistema nervoso, fegato e reni. Pertanto, in caso di rottura, è consigliato sgomberare la stanza, spegnere il sistema di condizionamento dell’aria, tenere le finestre aperte per almeno un quarto d’ora e, solo dopo, ripulire non usando aspirapolveri, ma guanti di gomma, utilizzando un fazzoletto sul volto e un panno umido per raccogliere i pezzi.

 

Radiazioni elettromagnetiche

Le ricerche [4] hanno dimostrato che le CFL generano forti campi elettromagnetici. È consigliabile pertanto mantenere una distanza di almeno trenta centimetri dalle lampade. Si deve evitare l’utilizzo per l’illuminazione a breve distanza (per esempio quella delle scrivanie). Secondo le ricerche, tali onde sarebbero in grado di muoversi all’interno dei cavi elettrici delle abitazioni, aumentando di cinque volte il rischio di contrarre il cancro.

 

Radiazioni UV

Le CFL emettono radiazioni UV-B e tracce di UV-C, specie nei modelli senza doppia protezione: da alcuni studi [5] é emerso che i problemi dermatologici di alcuni soggetti subiscono un aggravamento in caso di utilizzo di questo prodotto; anche chi non soffre di tali problemi potrebbe accusare l’insorgere di allergie. È dunque consigliabile mantenersi a distanza dalla fonte.

Problemi di smaltimento

Ogni anno, in Italia sono circa centoventi milioni le CFL che entrano sul mercato. Esse sono però un rifiuto classificato RAEE e, per il loro smaltimento (obbligatorio da parte dello stesso rivenditore), i consumatori pagano un eco-contributo di circa 22 centesimi a lampadina [6].

Si tratta infatti di materiale che non va assolutamente smaltito in discariche, per via del rischio che penetri nel suolo e nelle acque sottostanti, provocando un grave danno all’ambiente.

Ciononostante non è così facile disfarsene. Molti rivenditori non effettuano il ritiro delle lampadine esauste, né sono dotati degli appositi contenitori di raccolta; c’è quindi il rischio che essi si disfino delle CFL usate buttandole con nei normali cassonetti dell’immondizia.

Sarebbe allora opportuna una incisiva campagna di informazione per spiegare ai cittadini l’importanza di un corretto smaltimento, ma anche i comportamenti da adottare quando si utilizzano questi prodotti [7].

note

[1] Ritirate dal mercato europeo da settembre 2012 in applicazione della Direttiva europea 2005/32/EC anche nota come EUP (Enèrgy Using Products).

[2] Lo studio è della Fondazione di Ricerca sulle Tecnologie dell’Informazione nella Società diretta dal Prof.N.Kuster del Politecnico di Zurigo.

[3] L’Environment Agency Britannica ha lanciato un allarme sulla loro sicurezza per la salute: “Poiché contengono piccole quantità di vapori di mercurio, se vengono dispersi nell’ambiente rappresentano un grave pericolo sanitario…”. E ancora nell’American Journal of Industrial Medicine si legge: “più dettagli sono necessari dai fornitori e il governo deve informare la gente sul miglior modo per trattare queste lampade quando diventano spazzatura”.

[4] Gli studi sono del Centro indipendente di ricerche francese CRIIREM.

[5] Le ricerche sono della British Association  of  Dermatologists.

[6] Le disposizioni in materia, in particolare il Decreto Legislativo 25 luglio 2005, n. 151 che disciplina lo smaltimento, prevedono che i distributori di apparecchi elettronici ed elettrici, quando vendono un prodotto, debbano provvedere contemporaneamente al ritiro dell’equivalente.

[7] In tal senso è apprezzabile la campagna che Legambiente insieme alla Ecolamp, sta promuovendo in molte città italiane.


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